DIZIONARIO DEGLI ISTITUTI DI PERFEZIONE

voce AGOSTINIANI, di Balbino Rano. Coll. 278-381.

AGOSTINIANI - Ordine mendicante sorto in Italia nel marzo 1244.

I . Origine dell'Ordine.

II. Il posto di S. Agostino nell'Ordine.

III. Fine, spiritualità e legislazione dell'Ordine.

IV. Struttura e governo dell'Ordine.

V. Espansione dell'Ordine.

VI. Vita religiosa: osservanze, orazione, devozioni, santi.

VII. Studi.

VIII. Apostolato.

IX. Missioni.

X. Terziari e Cinturati.

I. ORIGINE DELL'ORDINE.

1. Titolo. - Il titolo ordinario oggi è: Agostiniani, Ordine di s. Agostino, Frati o Fratelli Agostiniani; in latino: Ordo Fratrum Sancti Augustini (OSA). Benchè sotto questa forma venisse usato, soprattutto nella forma vernacola, da molto tempo, soltanto nel 1969 se ne chiese l'approvazione della S. Sede: l'approvazione venne concessa dalla S. C. dei Religiosi il 12.2.1969. La prima sigla che si conosca è OSA, utilizzata già almeno nel 1867. Dal 1903 si cominciò a usare la sigla OESA, come sigla ufficiale, soprattutto nella curia generalizia. In ogni caso, venne sempre preferibilmente usata la formula OSA. In passato, il titolo ufficiale in latino fu Ordo Eremitarum Sancti Augustini, oppure Ordo Fratrum Eremitarum Sancti Augustini. Suoi corrispondenti in lingua vernacola erano: Eremitani di s. Agostino, Romitani di s. Agostino, Eremitani A. e A. Eremitani. Però la parola più ordinaria fu sempre A. (Augustinenses o Augustiniani), parola che nasce come propria e specifica di questo Ordine quale sinonimo di Ordo Fratrum Eremitarum Sancti Augustini. Lo stesso significato e la medesima origine hanno le espressioni Ordine agostiniano o Ordo augustinianus. Senza dubbio, l'espressione "Ordine di s. Agostino", o Ordo Sancti Augustini, viene usato oggi con un senso generalmente diverso da quello del passato. Oggi, essa indica l'istituzione rappresentata da questo Ordine. In passato, invece, soprattutto nei sec. XI-XIV, essa indicava coloro che seguivano la ® Regola di s. Agostino, con una certa forma di vita che accompagnava generalmente la Regola. In questo senso si usava frequentemente come sinonimo di Regula sancti Augustini e veniva contrapposta a Ordo sancti Benedicti, allo stesso modo che Ordo canonicus si contrapponeva a Ordo monasticus.

Umbertus de Roman, De eruditione praedicatorum, lib. II, tract. 1, c. X (Roma 1739), p. 90; Giordano di Sassonia, Liber Vitasfratrum, I, XVIII, ed. R. Arbesmann-W. Hümpfner, Nuova York 1943, p. 59-61; C. Buròn, Agustinos, in Casiciaco 9 (1955) 87-92; ActaOSA 14 (1969) 34.

2. Origine e affiliazione agostiniana. - Nasce nel marzo 1244, come risultato della unione di diversi gruppi cremitici decretata il 16.12.1243 da Innocenzo IV con due bolle intitolate rispettivamente Incumbit Nobis e Praesentium vobis. Le bolle erano dirette a "tutti gli eremiti di Tuscia, eccezion fatta dei Fratelli di s. Guglielmo" (® Guglielmiti). La bolla Praesentium vobis espone le modalità [col. 279] con cui doveva essere operata l'unione. La Incumbit Nobis è la carta di fondazione dell'Ordine. Il Papa espone i mezzi che ha ritenuto opportuno prendere a loro riguardo, dopo essersi convenientemente informato mediante una diligente relazione di Fratello Stefano e di altri tre eremiti sopra il genere di vita che essi conducevano. Egli giustifica il suo modo di fare e il suo intervento, dichiarando che gli compete di agire in questo modo a motivo del suo ufficio pastorale e delle esigenze ad esso connesse, tra cui quella di impiantare la religione o forme di vita religiosa, e di favorire quella che sia già impiantata, come pure di confermare tutti e ciascuno nel proprio santo proposito, per evitare che essi vengano meno o si intiepidiscano. Per questo, non volendo che i suddetti eremiti "vaghino senza pastore come pecore sperdute tra le orme dei greggi", ordina che, per conformarsi tutti a un medesimo genere di vita regolare, prendano la Regola e l'ordine di vita di s. Agostino e che professino di vivere in seguito secondo tale ordine o forma di vita, col quale non dovevano essere in contraddizione le osservanze o costituzioni che essi stessi dovevano poi elaborarsi. Inoltre, dovevano provvedersi, mediante elezione canonica, di un priore generale. Se fossero sorte difficoltà, avrebbero dovuto far ricorso al card. diacono di S. Angelo, Riccardo degli Annibaldi, al quale il Papa aveva dato l'incarico di correttore e provvisore (giudice) di tutti loro. Il capitolo di fondazione dell'Ordine venne celebrato [col. 280] a Roma nel marzo del 1244, sotto la presidenza del citato card. Riccardo degli Annibaldi e con l'assistenza di due Cistercensi. L'assistenza dei Cistercensi è una prova che la riunione si celebrò sotto l'ispirazione del c. 12 del Concilio ® Lateranense IV, che ordinava di chiamare come esperti nel primo capitolo due abati dei Cistercensi più vicini, dato che essi possedevano una larga esperienza nella celebrazione dei capitoli. Assistettero gli abati di Fàlleri Novi e Fossanova. Era stato disposto che ogni casa di eremiti mandasse uno o due delegati. La fondazione in tal modo era fatta.

3. Paternità dell'iniziativa. - A prima vista, potrebbe sembrare che sia stato Innocenzo IV a prendere l'iniziativa. Ma non fu così. Furono invece gli eremiti stessi, o almeno la maggioranza di essi (cfr. la bolla Cum vos del 26.3.1244), a chiedere al Papa la Regola di s. Agostino (cfr. la bolla Cum a Nobis del 28.3.1244, e la Pia desideria del 31.3.1244, come pure la Cum a Nobis del 15.2.1254) e di organizzarsi in Ordine. Il Papa tracciò la fisionomia dell'Ordine in vari documenti. La concretizzò sufficientemente nello stesso marzo 1244. Nella bolla Vota devotorum del giorno 23, indica il carattere apostolico dell'Ordine. In risposta alle aspirazioni dei Fratelli, concede loro che quelli che sono sacerdoti possano, con il permesso dei vescovi e dei parroci rispettivi, confessare tutti coloro che lo chiedano e "proporre ai popoli la parola di Dio attraverso coloro ai quali [col. 281] il Signore delle virtù aveva concesso la scienza e la grazia della predicazione". il Papa spedì nuovamente questa bolla il 22 aprile. Il carattere contemplativo restava come una nota ben determinata dell'ansia che aveva spinto i suoi membri a ricercare Dio in una certa solitudine, realizzata nell'ambito di una fraternità comunitaria. Nella bolla Cum a nobis, del 28 marzo, il Papa confermò con autorità apostolica la assoluzione che aveva impartita loro il card. Riccardo degli Annibaldi, di osservare l'ordine di vita di s. Benedetto o qualsiasi altro che avessero professato prima che il Papa avesse loro concesso di osservare, per sempre, la Regola di s. Agostino. Il giorno 31, il Papa stabilisce che essi devono seguire sempre la Regola di s. Agostino, che ha concessa dietro loro richiesta, e che devono celebrare l'Ufficio divino secondo le "costumanze della Chiesa romana, come avevano scelto essi stessi" (cfr. Pia desideria, 31.3.1244). Negli undici anni che seguono, vengono loro indirizzate, o almeno si riferiscono a loro direttamente, ben 38 bolle che hanno qualche interesse per tutto l'Ordine o per una parte considerevole di esso. Alcune di tali bolle possiedono un valore speciale. Emerge il grande privilegio costituito dalla bolla Religiosam vitam (26.4.1244). E' sostanzialmente la bolla del medesimo titolo concessa pure ad altri Ordini religiosi. E' come una conferma dell'istituto. Il Papa riceve sotto la protezione di s. Pietro e sua, le case del nuovo Ordine. Conferma l'osservanza o genere di vita (Ordo canonicus... secundum... beati Angustini Regulam) stabilito in tali case. Lo stesso fa per le proprietà presenti o future: dichiara esenti dalla decima i suoi campi e i pascoli per gli animali. Assicura loro la libertà di ammettere nell'Ordine chierici e non chierici (laici) e regolamenta la stabilità della professione. Proibisce ai vescovi e a qualsiasi altra persona di portarli in giudizio, di utilizzarne le case per riunioni di qualsiasi genere e la intromissione nella elezione e la cessazione dei priori, sempre che nel loro svolgimento non vadano contro le norme dell'Ordine. Prosegue facendo loro varie altre concessioni. Finalmente, conferma le libertà e immunità già concesse alle loro case da altri Pontefici romani. La bolla era indirizzata "ai diletti figli, il priore e i fratelli eremiti presenti e futuri, che abitano in Tuscia e professano la vita regolare". Coloro che stavano avviando fondazioni in altri territori, dovettero sentirsi esclusi. Per rimediare alla situazione, con la bolla Ut eo liberius (25.9.1245), il Papa estende a tutto l'Ordine le facoltà, le grazie e i privilegi concessi a quelli che vivevano in Tuscia. Ciò nonostante, in data 31.3.1253, vuole inviare pure una copia della Religiosam vitam "al Priore e ai Fratelli eremiti, che si trovano nelle parti oltre-montane". Con bolle omonime, Alessandro IV rinnova loro, nei giorni 25.6. e 20.7.1255, l'estensione delle facoltà, grazie e privilegi concessi da Innocenzo IV con la bolla Ut eo liberius. La stessa cosa fa il 30.7.1255 con la bolla Religiosam vitam, che il suo predecessore aveva indirizzata a quelli della Tuscia. Il 9 dicembre dello stesso anno, la spedisce direttamente "al Priore e ai Fratelli eremiti che si trovano in Germania". In realtà, la protezione della S. Sede fu molto generosa con loro durante tutti questi anni, consentendo ad essi di superare le difficoltà che sorgevano a ogni passo. Innocenzo IV chiese e comandò, [col. 282] in data 11.5.1244, alla gerarchia ecclesiastica di aiutarli, difendendoli con le dovute censure da coloro che si fossero opposti alla esecuzione delle clausole del grande privilegio contenuto nella bolla Religiosam vitam (cfr. Pium fore). Alessandro IV ripetutamente, il 15 e il 30.7.1255, li raccomanda ad arcivescovi e vescovi, ordinando loro di non molestarli, come alcuni avevano fatto, e di rispettare i privilegi e le grazie che la S. Sede ha concesso loro, poiché "senza un clima di pace e di tranquillità, non si può rendere il culto all'Autore della pace" (Odore suavi).

4. La Grande Unione: 1256. - Era in corso lo sviluppo dell'Ordine sotto la larga protezione della S. Sede, quando il 15.7.1255, Alessandro IV diresse congiuntamente a essi e ai Guglielmiti una bolla dal titolo Cum quaedam salubria. Ordinava loro di inviare alla presenza del Papa nel luogo e nel tempo che sarebbero stati designati dal già noto card. Riccardo, diacono di S. Angelo, che continuava a essere il "correttore e provvisore", due delegati da ogni convento, dotati di ogni potere per accettare la volontà del Papa. Questi voleva, dice la bolla, "trattare alcune cose salutari... che si riferivano a una comunione di carità e una conformità di osservanza regolare" tra tutti loro. Non per questo il Pontefice cessò dal continuare a favorire l'Ordine con l'invio di nuove bolle. Concesse altre grazie o confermò quelle passate, come se nulla fosse successo e nulla dovesse loro succedere nella trasformazione di vita fissata dal Papa. Abbiamo già indicato talune di queste bolle. Ve ne sono molte altre. Il 17.7.1255 ordina ai vescovi di pubblicare e fare osservare le scomuniche che il generale dell'Ordine lancia contro i suoi membri (cfr. Cum contingat). Lo stesso giorno concede che il p. generale, una volta eletto, cosa che avveniva ogni tre anni, possa amministrare liberamente l'Ordine, anche prima di avere chiesto e ottenuto la conferma pontificia, sempre che non si tratti di alienare beni ecclesiastici (cfr. Solet annuere). Il 22 dello stesso mese conferma taluni cambiamenti nella forma e nel colore dell'abito, determinati dal card. Riccardo (cfr. Pia desideria). E il 31 approva gli atti di un capitolo generale - approva specificamente diverse decisioni - le cui conclusioni precisano vari punti del governo dell'Ordine per il futuro (cfr. Hiis quae). Ancora il 13.8 concede loro, per evitare frodi, di non considerarsi citati da lettere della Sede Apostolica che ove si faccia menzione espressa dell'Ordine (cfr. Pacis vestrae).

5. Membri convocati e uniti. - E' stato detto generalmente, senza sottoporre l'affermazione ad alcuna discussione, che la bolla Cum quaedam salubria convocò tutti coloro che realizzarono l'unione, coloro che vengono nominati dalle bolle di approvazione e dalle altre che a essa fanno riferimento: gli eremiti degli Ordini di s. Guglielmo e di s. Agostino, quelli di Fra Giovanni Bono, quelli di Montefavale e quelli di Brettino. Quantunque i cinque Ordini formassero effettivamente l'unione, non è possibile provare che anche i tre ultimi siano stati convocati con la bolla Cum quaedam salubria: questa era diretta "a tutti i diletti figli priori degli eremiti degli Ordini dei santi Agostino e Guglielmo". Se con "eremiti dell'Ordine di s. Agostino" si volessero intendere pure in questo caso gli eremiti di Fra Giovanni Bono e quelli di Brettino, bisognerebbe provarlo con una documentazione che per ora non si conosce. Tale denominazione [col. 283] si andava formando esclusivamente per l'Ordine sorto in Tuscia nel 1244. La bolla di approvazione dell'unione e altre varie distinguono con chiarezza tra l'Ordine degli eremiti dell'Ordine di s. Agostino e gli Ordini degli eremiti di Fra Giovanni Bono e di Brettino, che possedevano anch'essi la Regola di s. Agostino. Non vi sono motivi per respingere la possibilità che gli ultimi tre Ordini indicati venissero inclusi e convocati in un secondo tempo, come effetto di una decisione posteriore. In tal caso, la prima idea sarebbe stata di unire semplicemente gli eremiti degli Ordini di s. Agostino e di s. Guglielmo; in tal modo, la S. Sede sarebbe ritornata sulla propria decisione, per includere in un solo Ordine, formato principalmente da elementi della Tuscia, gli eremiti dell'Ordine di s. Guglielmo, gli unici eremiti di Tuscia espressamente esclusi dall'unione del 1244. Si sa anche che furono uniti altri Ordini, più piccoli, dei quali non viene dato il nome né nella bolla Licet Ecclesiae catholicae, né nel documento con il quale il card. Riccardo degli Annibaldi determina, il 25.5.1256, l'unione della provincia di Lombardia dei ® Poveri Cattolici all'Ordine agostiniano, dove si parla espressamente di questi Ordini. I delegati di ogni casa si riunirono a Roma sotto la direzione del card. Riccardo, che assunse la presidenza in nome del Papa. Si trattò di un capitolo celebre, secondo la stessa espressione del Pontefice. La riunione ebbe luogo nella casa di S. Maria del Popolo, [col. 284] che era passata agli eremiti dell'Ordine di s. Agostino circa sei anni prima, quando l'avevano lasciata i ® Francescani. Non conosciamo con esattezza la data di una riunione tanto memorabile. Si ritiene come quasi certa quella del marzo 1256. In ogni caso fu senza dubbio prima del 9 aprile, data della bolla pontificia di approvazione. Pare pure posteriore ai giorni 22-25 febbraio, date nelle quali il Papa, senza fare alcuna allusione all'unione - allusione che farà invece il 24 giugno in una bolla del medesimo tenore (cfr. Recordamur liquido) -, comanda ai vescovi italiani di far osservare agli eremiti di Brettino quanto aveva ordinato circa il loro abito Innocenzo IV, affinchè si distinguessero dai Francescani: tale determinazione non si accorda con quanto ordinò il Papa nella bolla di approvazione dell'unione (cfr. Recordamur liquido e Cum venerabilibus).

6. Motivi e scopi dell'unione. - La fonte informativa migliore e principale sull'unione e la rispettiva riunione di Roma rimane sempre la bolla di approvazione spedita dal Laterano il 9.4.1256. S'intitola: Licet Ecclesiae catholicae (ed. crit. di A. de Meijer, in AugustLov6 [1956] 10-3). Due furono i motivi dell'unione: a) Evitare la confusione tra diverse parti della Chiesa; in questo caso, la confusione esistente tra gli stessi membri uniti e soprattutto quella di costoro con i Francescani. b) Fare "di vari battaglioni un solo esercito [col. 285] più forte per sconfiggere l'impeto nemico della malizia spirituale". Il Papa non cita espressamente la questione dei Francescani. Essa è tuttavia sottintesa, poiché nello stesso febbraio 1256, aveva dovuto trattarne in modo particolare con l'Ordine degli eremiti di Brettino. La redazione riflette le circostanze dell'ultimo momento; per questo propone, come primo nella esecuzione, lo scopo, che forse fu l'ultimo nella intenzione. La prima parte della bolla ricalca la necessità che nella Chiesa esista una varietà così ben distinta nelle diverse parti, che possa contribuire al decoro della casa del Signore, affinché "non si abbia una confusione indiscreta, Né la figura di una si confonda con quella di un'altra a causa di una somiglianza inopportuna ed eccessiva, ma anzi ognuna si conservi dentro i limiti del suo ordine". Poiché, "quantunque la diversità autentica dei membri sia parte integrante del Corpo della Chiesa cattolica - come affermano le prime parole della bolla - e quantunque il suo vestito si presenti decorato da una molteplice varietà, la contrapposizione delle parti non sta a indicare disordine alcuno in lei quando l'inestimabile concordia della carità nutre l'unanimità, e la conformità dello scopo e la semplicità della fede fomentano l'unità indivisibile". La bolla parla di un consenso unanime e concorde quanto alle decisioni prese. Non bisogna dimenticare che una tale terminologia dipende in larga misura da formule usuali, che non vogliono indicare in generale più del consenso di una larga maggioranza. I Guglielmiti non sembra siano stati molto d'accordo. Infatti, pochi mesi più tardi, e precisamente il 22 agosto, essi ottennero dal Papa il permesso di abbandonare l'unione, impegnandosi in gran maggioranza alla restaurazione dell'Ordine di s. Guglielmo (cfr. Licet olim). Con tale unanimità e concordia i convocati diedero il proprio consenso, affinché i loro rispettivi Ordini si integrassero nell'unica osservanza di un solo ordine e in una formula uniforme di vita, e di tutti si facesse un solo ovile governato da un priore generale, "poiché l'unità del capo universale consumerà la nuova unità del gregge del Signore" (cfr. Licet Ecclesiae catholicae). Essi possedevano, a giudizio del Papa, molte cose uguali o veramente somiglianti: avevano tutti il nome di eremiti ed era veramente poco diversa la loro professione, mentre si differenziavano per i titoli e in alcuni casi per la forma del vestito; perfino i loro nomi si prestavano talvolta ad ambiguità tra la gente. Risulta chiara la tendenza del Papa a minimizzare le differenze esistenti. Non si può accettare che fosse veramente tanto scarsa la differenza di professione tra coloro che seguivano la Regola di s. Agostino e quelli che seguivano la ® Regola di s. Benedetto, come i Guglielmiti e gli eremiti di ® Montefavale. Vero è che essa veniva ridotta, dal loro modo di vivere da eremiti, in vita comunitaria. Tuttavia, le differenze erano maggiori di quanto allora il Papa supponesse. Indubbiamente egli era meglio informato quando concesse la separazione ai Guglielmiti.

7. Prevale l'Ordine degli eremiti di S. Agostino. - Un altro dei punti sui quali il Papa insiste, sempre con la medesima volontà conciliatrice, tanto nella bolla Licet Ecclesiae catholicae che in altre, è di far vedere che, almeno in via di principio, non si trattava di unire a un Ordine tutti quegli altri convocati, [col. 286] ma piuttosto di fare una unione mutua, una unione nella quale non avrebbe prevalso alcun membro. Alessandro IV usa le parole o espressioni latine "indifferenti concorporationis foedere", "counivit" (Licet Ecclesiae catholicae), "uniendis vobis ad invicem" (Hiis quae nostri, 13.6.1257). Si procedette veramente così? Si può ammettere nel senso che, all'inizio del capitolo, nessun gruppo doveva considerarsi superiore o dominatore degli altri: tutti entravano con gli stessi diritti a far parte dell'Ordine, quanto al suo futuro governo. Il priore generale sarebbe stato nominato liberamente dal card. Riccardo. Nessun gruppo poteva imporre nulla agli altri: tutto doveva essere accettato di comune accordo. E' da ritenere che il card. Riccardo mettesse innanzi con chiarezza il piano pontificio di unione. I capitolari, con il loro consenso, lo fecero proprio, accettando l'ordine papale di unirsi tutti "nella sola professione e osservanza regolare dell'Ordine di eremiti di s. Agostino" (Licet Ecclesiae catholicae). Quale era questo "Ordine di eremiti di s. Agostino"? Era un titolo nuovo, al quale corrispondeva un Ordine nuovo, prodotto e risultato dell'unione? Senza dubbio il titolo non era nuovo: Alessandro IV lo aveva usato già il 31 luglio dell'anno precedente (1255), approvando, con la bolla Hiis quae pro, gli atti di un capitolo generale dell'Ordine che ebbe origine in Tuscia con l'unione del 1244. Quando vennero superati i confini della regione di Tuscia, si prese a dare a questo Ordine il titolo di "eremiti dell'Ordine di s. Agostino" semplicemente, anche se non sempre; gli altri Ordini di eremiti che seguivano la Regola di s. Agostino, invece, venivano specificati con parole diverse, anche se si aggiungeva l'espressione "dell'Ordine di s. Agostino". Questo accadeva con gli Ordini degli eremiti di Fra Giovanni Bono e con quelli di Brettino. Si spiega facilmente il fatto che si cominciasse a chiamare "Ordine degli eremiti di s. Agostino" l'Ordine sorto in Tuscia. Non si poteva, almeno praticamente, fare a meno di designarlo come autentico Ordine, nel significato moderno del termine, divenuto sinonimo di corporazione o istituto religioso. Per fare ciò, era però necessario che la parola "Ordine" precedesse quella di "eremiti", il che veniva a suonare un'autentica cacofonia, senza che il popolo potesse giungere a comprendere il duplice significato della medesima parola usata nel titolo: Ordine di eremiti dell'Ordine di s. Agostino. La semplificazione diveniva, pertanto, necessaria e inevitabile. Anche dopo l'unione, Alessandro IV usò almeno in tre occasioni l'espressione "Ordine di eremiti di s. Agostino" applicandola all'Ordine sorto in Tuscia. Lo fece il 17 e 24 giugno 1256 nelle bolle Recordamur liquido, l'ultima delle quali venne trascritta in seguito nella Litteras Nostras del 15 ottobre del medesimo anno. La stessa cosa accadde nella trascrizione della bolla Licet Ecclesiae catholicae, fatta nel registro vaticano. In questo caso, ciò è dovuto all'omissione della parola Ordinum, che nell'originale viene dopo le parole Sancti Augustini, nell'enumerazione degli Ordini che presero parte all'unione. Nè meno espressivo è il fatto che, dopo l'unione, si continui a usare con non poca frequenza, perfino nei documenti più solenni, quando non si anteponeva la parola Ordine, il titolo ordinario [col. 287] dell'Ordine sorto in Tuscia nel 1244: eremiti dell'Ordine di s. Agostino. Questo accade perfino in due bolle emanate lo stesso giorno della bolla Licet Ecclesiae catholicae: 9.4.1256. Una di esse, l'Apostolicae Sedis, si riferisce espressamente all'unione. E mentre nella inscriptio contiene il titolo "Ordine di eremiti di s. Agostino", nella narratio dice espressamente che l'unione si fece "nella sola professione e regolare osservanza degli eremiti dell'Ordine di s. Agostino". L'altra bolla, la Ut eo fortius, contiene l'antico titolo appunto nella inscriptio. La stessa cosa avviene nelle costituzioni più antiche conservate dell'Ordine, e questo in parti veramente importanti, come nel titolo e nella formula della professione (cfr. c. XVIII). Si potrebbe avanzare l'obiezione che Alessandro IV, nelle bolle Recordamur liquido, in un paragrafo che le altre riproducono alla lettera da quella del 22 febbraio, considera compresi, sotto l'espressione "eremiti dell'Ordine di s. Agostino", anche gli altri eremiti che presero parte all'unione, e che pertanto non si può dire che un tale titolo si riferisca espressamente all'Ordine sorto nel 1244, quando viene usato dai documenti già citati. Tuttavia, la forza apparente di questa obiezione svanisce quando si prova che tale paragrafo non è quasi altro che una copia letterale di quello della bolla Dudum apparuit, emanata da Gregorio IX il 24.3.1240 in riferimento agli eremiti di Fra Giovanni Bono e di Brettino; ma esso venne redatto quando non era ancora stata elaborata una terminologia precisa, e accomodato nella bolla Recordamur liquido il 22.2.1256, in funzione, a quanto sembra, della unione che si stava approssimando. Infatti, in questo paragrafo, la Dudum apparuit specificava che si trattava degli "eremiti di Fra Giovanni Bono dell'Ordine di s. Agostino". Anzi, lo scarso valore, la mancanza di precisione e il deficiente accomodamento di questo paragrafo nelle bolle Recordamur liquido, si avvertono chiaramente in quella del 24 giugno, che pure è posteriore all'unione, quando si constata che esso considera come parti di tali "eremiti dell'Ordine di s. Agostino", già prima dell'unione, gli eremiti di s. Guglielmo e di Montefavale, i quali non potevano considerarsi tali neppure in senso molto ampio, dal momento che non seguivano la Regola di s. Agostino. In conclusione, questi errori fanno sì che le bolle Recordamur liquido del 17 e 24 giugno confermano che l'unione consistette nell'accettazione, da parte di tutti i gruppi, della professione e delle osservanze dell'Ordine originario della Tuscia. Avendo infatti indicato i membri dei cinque Ordini con il titolo di "eremiti dell'Ordine di s. Agostino", con un'accezione più ampia di quella ordinaria a quel tempo, il Papa dovette specificare con un'altra espressione l'Ordine sorto in Tuscia - definito appunto nella espressione più ordinaria "eremiti dell'Ordine di s. Agostino" - quando alcune righe più sotto enumerò il titolo di ciascuno di essi. Questa specificazione egli la fa identificandolo con l'Ordine degli "eremiti di s. Agostino" e dichiarando in seguito, con parole riprese quasi alla lettera dalla bolla Licet Ecclesiae catholicae, che il card. Riccardo "per suo ordine credette opportuno unirli per sempre nella sola professione e osservanza regolare dell'Ordine degli eremiti di s. Agostino". Dal fatto che, nelle bolle Recordamur liquido posteriori all'unione, quelli di Tuscia vengono chiamati Ordine degli "eremiti di s. Agostino" [col. 288] e dall'affermazione che tutti gli Ordini si unirono nella sola professione e osservanza regolare dell'"Ordine degli eremiti di s. Agostino", appare chiara l'identità dell'Ordine chiamato "eremiti dell'Ordine di s. Agostino" o "Ordine di eremiti di s. Agostino", e che fu esso che sopravvisse e continuò di fatto dopo la grande unione, vedendosi aumentato con i componenti degli altri quattro Ordini. In tal modo si spiega che solo alcuni membri, non tutti - come afferma Urbano IV nella bolla Desideriis vestris (9.12.1261) - venissero dispensati "dalla professione e dalle osservanze alle quali si erano obbligati precedentemente nei suddetti e altri Ordini". E' evidente: i membri dell'Ordine degli eremiti di s. Agostino non avevano bisogno di tale dispensa, perché continuavano nella medesima professione e osservanza nello stesso Ordine. Difficile sarebbe stato spiegare in altra maniera il comportamento del Papa di continuare ad approvare norme di governo e a concedere grazie e privilegi dopo la promulgazione della bolla convocatoria dell'unione e che miravano al futuro del governo dell'Ordine: essi non avrebbero avuto alcun senso, se l'Ordine avesse dovuto cessare con l'annunciata unione. In realtà, alcune di quelle grazie e di quei privilegi non avrebbero potuto essere attuati in un periodo di tempo inferiore a quello previsto per l'unione. Il fatto di aver affidato al card. Riccardo l'incarico di realizzare l'unione offre un motivo sufficiente per sospettare, senza fare alcun giudizio temerario, che sarebbe stato l'Ordine a lui affidato da Innocenzo IV che avrebbe dovuto avere la parte migliore nella riunione. Gli stessi punti specificamente approvati, oppure ordinati, nella bolla Licet Ecclesiae catholicae inducono alla stessa conclusione; si riducono a prescrivere o a rendere facoltative talune norme concrete, contrarie ai costumi o alle leggi che fino allora l'Ordine degli eremiti di s. Agostino aveva osservato: privilegio di non essere obbligati a possedere, forma dell'abito, soppressione dell'obbligo di portare bastoni. Del resto, cioè delle altre leggi o prescrizioni, non era necessario parlare, e neppure dell'osservanza della Regola di s. Agostino: si riteneva tutto contenuto nella professione e nell'osservanza regolare dell'Ordine degli eremiti di s. Agostino. Avevano ragione, pertanto, i primi storici, confermati dalla Nota sopra l'unione (cfr. AGA; L12, copertina) affermando unanimemente che Alessandro IV non aveva fatto altro che unire all'Ordine degli eremiti di s. Agostino gli Ordini degli eremiti di Fra Giovanni Bono, di Brettino, di s. Guglielmo e di Montefavale: l'Anonimo Fiorentino, Nicola da Alessandria, nel 1332, Enrico di Friemar, Giordano di Sassonia. L'Anonimo di Firenze aggiunge che il card. Riccardo aveva voluto nominare generale Filippo da Parrana, che lo era stato fino al momento della unione. Filippo però lo supplicò con le lacrime agli occhi che gli permcttesse di restare libero e che nominasse un altro. Il cardinale nominò allora Lanfranco da Milano, che era già sperimentato in queste liti per aver governato alcuni anni, dal 1252 fino all'unione, l'Ordine degli eremiti di Fra Giovanni Bono; con la sua elezione, ebbe termine la divisione in due parti, ciascuna con un suo priore generale, che era sorta nell'Ordine di Giovanni Bono nel 1249, precisamente l'anno della morte del fondatore. La bolla di unione contiene alcuni altri particolari [col. 289] che è conveniente annotare. Il Papa accoglie nuovamente sotto la protezione propria e di s. Pietro tutte le case unite e ne libera i membri dai doveri imposti dalla professione emessa o dalle osservanze promesse in qualsiasi degli Ordini uniti. Determina con parole tassative e intima l'adesione incondizionata alla unione da parte di tutte le case degli Ordini uniti, che non avessero inviato delegati alla riunione o al capitolo: "E affinché questa santa unione, che vogliamo approfitti della tranquillità della pace perpetua, perseveri perfetta, stabile, nella integrità di tutte le sue parti, determiniamo - dichiara il Papa - che tutte le case degli Ordini suddetti, i cui Fratelli non vennero secondo il nostro mandato alla nostra presenza, aderiscano senza sotterfugi o eccezione alcuna alla detta unione, come membra al corpo, e siano coscienti di dovere osservare quanto è stato detto. In caso contrario, diamo per confermata la sentenza che tu, diletto figlio Priore Generale, e i tuoi successori lancerete secondo la legge contro i ribelli, sentenza che faremo osservare, con l'aiuto di Dio, fino alla debita soddisfazione, respinto qualsiasi appello". Le parole del Papa indicano che non tutte le case inviarono i propri delegati. Potevano avere i loro motivi: non sappiamo quali, né sappiamo se ne avessero. Quanti, inoltre, assistettero al capitolo? Considerando che ne dovevano essere inviati due di ogni casa dei vari Ordini, possiamo credere che si avvicinassero ai 360 membri.

8. Ciò che non fu l'unione del 1256. - La grande unione del 1256 fu questo e niente più: un ampliamento dell'Ordine in numero ed estensione, e una crescita della serie di grazie e privilegi pontifici, in una misura che sarebbe stata difficilmente immaginabile. [col. 290] Il Papa si prodigò nel concedere grazie e privilegi come mezzi per il consolidamento dell'unione. Forse il privilegio principale fu di estendere e di rendere validi per tutto l'Ordine le grazie e i privilegi che erano stati concessi anteriormente alla unione a ciascuna delle case unite. Ciò perpetuava nell'Ordine sia le concessioni per ogni Ordine in generale come 1e concessioni a ciascuna casa in particolare. Se si considera che alcune delle case dell'Ordine degli eremiti di s. Agostino possedevano, come Lecceto, concessioni fatte da epoca molto antica, si comprende l'importanza di un tale privilegio (cfr. Oblata Nobis, 20.4.1256). La grande unione non fu quindi l'unione di membri o congregazioni del medesimo Ordine. Si trattava di Ordini diversi, come afferma espressamente Alessandro IV in varie bolle (cfr. Cum sicut, 12.4.1256; Licet olim, 22.8.1256; Iustis petentium, 23.10.1257; Dilecti Filii, 12.5.1258). Le fonti informative più chiare sono quelle primitive. I primi storici dell'Ordine espongono senza alcuna ambiguità, come abbiamo già riferito, che l'unione del 1256 fu l'unione di altri Ordini a quello agostiniano. Anzi, già nel 1332 Nicola da Alessandria ed Enrico da Friemar nel 1334, sostennero che l'unione venne fatta tra Ordini che erano in qualche modo eremiti (cfr. N. da Alessandria, p. 15; E. da Friemar, c. III, p. 103; c. IV, p. 110; cfr. pure Vfr. I, XIV, p. 47). Alcuni considerano il b. Giovanni Bono membro dell'Ordine. Questo non perché avessero fatto parte di esso i membri del suo Ordine prima del 1256, ma perché credevano che Giovanni Bono fosse morto posteriormente alla unione (cfr. Vfr. I, VIII, p. 28; XIV, p. 47). Ancora nella prima metà del sec. XV (1430 ca), Andrea Biglia mantiene la medesima posizione (cfr. De Ordinis nostri forma et propagatione, in AnalAug 28 [1965] 204-207); egli considera anzi agostiniano [col. 291] il b. Giovanni Bono perché lo ritiene coetaneo del b. Agostino da Tarano e di s. Nicola da Tolentino; commette pure altri errori, alcuni dei quali interamente farina del suo sacco. La stessa cosa avviene nell'Apologia dell'Ordine, pubblicata a Roma nel 1479 da Paolo Olmi da Bergamo (cfr. f. 14, 17-19, 35). L'entusiasta p. generale dell'Ordine Ambrogio Massari da Cori, non solo ammette come agostiniano il b. Giovanni Bono, ma pure s. Guglielmo. E questo lo fa sia nel Defensorium dell'Ordine, scritto nel 1481, che nella Chronica, scritta nel 1482 (cfr. ed. 1481, f. 102v, 31v, 48, 49, 113). Tuttavia egli conserva la sentenza tradizionale che la grande unione non fu altro che l'unione di altri Ordini o Religioni all'Ordine degli eremiti di s. Agostino (cfr. f. 13, 16v, 35, 38, 45v, 51v, 58, 103v). L'includere s. Guglielmo tra i santi agostiniani sembra debba essere attribuito al fatto che Massari lo credeva un personaggio diverso dal ritenuto fondatore dei Guglielmiti uniti (cfr. f. 113), a meno che ritenesse la sua morte posteriore alla grande unione, ipotesi che sembra essere priva di qualsiasi fondamento. In ogni caso l'opera di Massari ebbe in seguito grande influsso sull'Ordine, sia per le sue esattezze che per i suoi errori. Il capitolo generale di Perugia (1482) ordinò che ciascuna casa e ciascun membro graduato dell'Ordine ne acquistassero un esemplare (cfr. AualAug 7 [1917-18] 275, 277). La grande tergiversazione, senza dubbio incosciente, fu opera del benemerito storico agostiniano Giacomo Filippo Foresti da Bergamo, l'anno successivo (1483), nel suo Supplementum Chronicarum: si tratta di una tergiversazione che divenne praticamente universale nell'Ordine intero e che sostanzialmente è durata nel pensiero della maggior parte degli storici fino ai nostri giorni. San Guglielmo, afferma Foresti, fu agostiniano e restauratore dell'Ordine in Francia; fiorì per attività taumaturgica intorno al 1157. Stimolato dal suo esempio, anche il b. Giovanni Bono divenne restauratore dell'Ordine in Italia; egli brillò per attività taumaturgica intorno al 1199 e morì nel 1222. L'unione venne iniziata da Innocenzo IV. Si trattava di una unione di membri dello stesso Ordine, cioè, di ridurre tutti sotto la giurisdizione di un priore generale. I diversi nomi con i quali venivano designati non erano altro che una denominazione secondaria, senza che con questo cessassero di essere agostiniani. Foresti paragona tale fatto con le varie denominazioni che prendevano al suo tempo i diversi gruppi di Francescani, come Bernardini, Amadeiti, ecc., senza che il titolo aggiunto li escludesse dall'appartenenza all'Ordine francescano (cfr. ed. Venezia 1483, p. 51; ed. Venezia 1513, f. 162v-163r, 219v-220r, 225, 231v, 232v).

Giordano da Sassonia, Liber Vitasfratrum, ed. cit.; J. Marquez, Origine delli frati eremitani dell'Ordine di S. Agostino e la sua vera istituzione avanti al Concilio Lateranense, Tortona 1620 (ed. orig. spagnola, Salamanca 1618); T. de Herrera, Responsio pacifica, Bologna 1635; E. Esteban, Esistenza dell'Ordine Agostiniano ai tempi d'Innocenzo IV ed Alessandro IV, prima cioè dell'unione del 1256, in BollStorAg 5 (1928-29) pp. 33-38; E. A. van Moé, Recherches sur les Ermites de Saint-Augustin, in Revue des questions historiques 60 (1932) pp. 275-316; S. Lopez, L'Ordine Agostiniano, in Archivi d'italia I (1933) pp. 66-70; Id., Cenni storici sulla provincia agostiniana dell'Umbria, in ... Costanzo Marcelloni ... nel 25° della sua prima Messa, Perugia 1933, pp. 17-20; W. Monahan, The augustinian Order at the Union, in The Tagastan 14 (1951) n. 2, pp. 22-36; R. Roth, Cardinal Richard Annibaldi, in AugustLov 2-4 (1952-54); U. Mariani, Gli Agostiniani e la grande unione del 1256, Roma 1957; M. B. Hackett, The seventh Centenary of the Great Union of Augustinians, in IrEcclRec 87 (1957) pp. 13-24; K. Elm, Beiträge zur Geschichte des Wilhelmitenordens, Colonia-Graz 1962; [col. 292] B. van Luijk, Bullarium Ord. S. Augustini. Periodus formationis 1187-1256, Würzburg 1964; K. Elm, Italienische Eremitengemeinschaften des 12. und 13. Iahrhunderts, in L'eremitismo in Occidente nei secoli XI e XII, Milano 1965, pp. 491-559; Id., Die Bulle "Ea quae iudicio" Clemens' 1V. 30.VIII.1266, in AugustLov 14-16 (1964-66); B. van Luijk, Gli eremiti neri nel Dugento, Pisa 1968; cfr. la bibl. al par. V: Espansione dell'Ordine.

II. IL POSTO DI S. AGOSTINO NELL'ORDINE.

1. Dal momento in cui il Papa dispose che il nuovo Ordine assumesse la ® Regola di s. Agostino unitamente ai princìpi generali che erano soliti aggiungersi per coloro che la accettavano (il che si chiamava ordo o forma di vita di s. Agostino), l'Ordine restava integrato nell'ordo canonicus o famiglia di s. Agostino. I suoi membri erano veramente figli di s. Agostino, e Agostino era veramente padre loro, come di tutti coloro che seguivano la sua Regola (cfr. Umberto da Romans, Eruditio praedicatorum, lib. II, tract. I, Roma 1739, p. 88). In tal senso, il nuovo Ordine faceva parte dell'Ordine di s. Agostino in senso generale, del quale erano considerati una componente molto antica i ® Canonici regolari. Una circostanza molto particolare fece sì che il nuovo Ordine divenisse il primo dei nuovi Ordini quanto a culto, devozione e imitazione di s. Agostino: il fatto di non possedere un fondatore concretizzato in una persona fisica. In realtà, il fondatore immediato dell'Ordine era stata la S. Sede e in tal modo si cominciò ad affermare tra gli A. durante il sec. XIV, e venne lasciato a s. Agostino il posto di fondatore remoto (cfr. Giordano da Sassonia, Vitasfratrum, I, XIX, ed. cit. p. 67-70). Mentre altri Ordini accentuavano la loro affiliazione particolare in relazione con il fondatore immediato o inclusive in relazione a una devozione speciale alla SS. Vergine o a un altro santo o a un mistero, gli A. intensificavano la coscienza corporativa agostiniana. Dedicavano ad Agostino le proprie chiese, superando talvolta grosse difficoltà. A Roma, solo il 15.4.1296, riuscirono a porre la prima pietra della prima chiesa che dedicavano al Santo nel centro della cristianità (Roma, Arch. di Stato, busta 1, Reg. 1, f. 81r), grazie all'appoggio del grande amico dell'Ordine, Bonifacio VIII. Nel nominare Agostino, prevalgono titoli espressivi: per es. il p. generale, b. Clemente da Osimo, in un documento del 1272, lo chiama "nostro padre il beatissimo Agostino" (S. Lopez, Chartularium conv. Sancti Geminiani, Roma 1929, p. 12); nel timbro dell'Ordine utilizzato nei capitoli generali, almeno già in quello di Firenze (1287), viene rappresentato s. Agostino vestito da vescovo e con ai lati, in atteggiamento di venerazione, due membri dell'Ordine. Dal punto di vista liturgico, la sua importanza andò crescendo sempre più, soprattutto nel sec. XIV (cfr. E. Esteban, De festis et ritibus eremitarum S. P. Augustini, in AnalAug 8 [1919-20] p. 191s; 16 [1937-38] pp. 6-11). Nel capitolo generale di Bologna (1306), nello stesso tempo in cui si ratifica una determinazione liturgica sul Santo, si ordina che tutti i membri dell'Ordine digiunino nella sua vigilia "ad onore e lode del beatissimo Agostino nostro padre e perché egli si degni di intercedere sempre efficacemente dinanzi a Dio per tutto l'Ordine e per tutti i suoi membri come suoi figli devoti" (AnalAug 3 [1909-10] p. 58). Anche i papi se lo pongono dinanzi già nei sec. XIII e XIV come modello peculiare e come motivo per favorire l'Ordine. Su loro richiesta, Onorio IV, con la bolla Pro reverentia (23.5.1286), concede di celebrare [col. 293] la vigilia e la festa del Santo con le porte spalancate anche in tempo di interdetto. Tra gli altri motivi, concede loro tale grazia "per riverenza a s. Agostino, confessore, la cui regola voi professate" (L. da Empoli, Bullarium O.S.A., Roma 1628, p. 160). Niccolò IV, nelle bolle Licet is e Pium est (6.2.1289), concedendo loro alcune indulgenze, dice che lo fa "per riverenza al santissimo confessore il beato Agostino, vostro patrono, sotto la cui regola militate, che illustrò la Chiesa con ammirevoli parole e dottrine" (L. da Empoli, ivi, p. 260; Langlois, Les registres de Nicol. IV, Parigi 1886, p. 92, n. 480). Bonifacio VIII, concedendo loro, con la bolla Meruit apud (25.8.1302), facoltà di celebrare tutti gli anni pubblicamente e solennemente la festa e l'ottava di s. Agostino con predicazione al popolo, senza che nessuna autorità possa opporsi a ciò, dichiara la relazione che intercorre tra gli A. e il Santo, dicendo che essi professano il suo Ordine: "cuius estis Ordinis professores" (Digard, Les registres de Bonif. VIII, t. III, c. 529, n. 4761). La bolla principale in tal senso è la Veneranda sanctorum patrum di Giovanni XXII (20.1.1327). Con essa il Papa concede loro di fondare una casa a Pavia, a lato della tomba del Santo. In tal modo, si realizzò una delle maggiori ansie dell'Ordine per potersi sentire unito con un nuovo titolo al "capo spirituale" (cap. gen. di Venezia del 1332, in AnalAug 4 [1911-12] 111, 140). Il Papa propone nella bolla la figura di s. Agostino come il principale dei Dottori della Chiesa. Afferma che egli non diede soltanto norme di vita religiosa, ma anzi la praticò egli stesso; cita, a questo scopo, il Sermone 356 del Santo, riguardante la vita comune dei suoi chierici; dà quindi il motivo per il quale ritiene degno e conveniente che l'Ordine agostiniano renda un culto speciale a s. Agostino dinanzi alla sua tomba, oltre a quello che gli rende la Chiesa universale: poiché "voi vivete e militate con santa osservanza sotto la Regola di questo Padre e vi date alla lode divina, vi impegnate nella preghiera, vi dedicate alla predicazione, vi applicate allo studio e attendete con impegno alla salvezza delle anime, crediamo degno e conveniente che lo onoriate in una maniera speciale di modo che uniti, come membri al proprio capo, figli al padre, discepoli al maestro, soldati al proprio generale, possiate, con l'appoggio dell'autorità apostolica, cantare con voce più giubilante e intima a Dio e al Santo medesimo, nello Stesso luogo dove sapete che furono sepolte le reliquie del vostro precettore, padre, generale e capo, Agostino" (L. da Empoli, ivi, p. 197). Le parole della bolla fecero epoca. A queste si sarebbero rifatti d'allora in poi gli scrittori agostiniani per sostenere, anche con esse, che s. Agostino fu il "padre e patrono singolare" o fondatore dell'Ordine agostiniano, cercando argomenti per ogni dove e inventando leggende per provare la continuità da s. Agostino fino al sec. XIII (cfr. Enrico da Friemar, De origine et progressu Ord. fratrum herem..., ed. R. Arbesmann, in AugustLov 6 [1956] pp. 90-121: compilato nel 1334; Nicola da Alessandria, Sermo de beato Augustino, ancora inedito e di cui si prepara la pubblicazione, compilato nel 1332; ecc,). Questa coscienza della singolare paternità agostiniana si era formata già prima che il Papa concedesse la fondazione accanto alla tomba di s. Agostino. Precisamente per questo chiesero al Pontefice [col. 294] tale grazia, come rileva chiaramente, con conoscenza di causa, Enrico da Friemar (ivi, 104s, 118). Il Papa non dichiara che s. Agostino sia il fondatore del loro Ordine. Anzi, dice semplicemente che essi vivono con santa osservanza sotto la Regola del Santo. Le altre espressioni o titoli che il Papa applica loro in relazione a s. Agostino sono quasi gli stessi che Umberto da Romans, circa un secolo prima, applicava a tutti coloro che seguivano la Regola agostiniana: "Quel dottore di giustizia è stato dato a coloro che vivono sotto la sua Regola come padre, pastore, patrono, maestro, esemplare, generale" (o. c., 88). Vi manca solo la parola "capo", che non vuole indicare più di quello che viene indicato dalle altre parole. In realtà la paternità agostiniana, di cui parla il Papa, non va al di là di quella che è inclusa in una seria e devota osservanza della Regola. E' questo il senso che ha pure l'espressione citata di Bonifacio VIII: "Cuius estis Ordinis professores". Questo o quell'Ordine non significano di più che la forma di vita religiosa di s. Agostino o attribuita a s. Agostino. Non si può conoscere la data esatta del sorgere della coscienza di essere stati fondati da s. Agostino e della propria continuità ininterrotta. Certamente non esisteva prima del 1308, ed è posteriore al 18 giugno di tale anno. Lo sappiamo grazie a un Sommario dei privilegi dell'Ordine, compilato non prima di questa data da un autore anonimo che lo destinava ai conventi dell'Ordine per "la utilità che può portare sempre più loro la conoscenza dei privilegi concessi all'Ordine dalla S. Sede" (AnalAug 4 [1911-12] p. 417). L'ultima bolla in ordine cronologico, che egli cita, è la In Ordine vestro di Clemente V (18.6.1308). L'autore del Sommario esclude, implicitamente ma con chiare parole, la fondazione dell'Ordine da parte di s. Agostino; anzi, appare chiarissimo che egli non conosce una tale leggenda. Infatti afferma che l'Ordine ricevette la Regola agostiniana soltanto nel 1256, quando Alessandro IV estese a esso il privilegio che Innocenzo IV aveva concesso nel 1244 a quelli di Tuscia (ivi, p. 419s). Per di più il compilatore non crede che quelli di Tuscia, prima del 1256, fossero l'Ordine: secondo il suo modo di pensare, l'Ordine era chiamato "Ordine degli Eremiti" e prima della data indicata non possedeva la Regola di s. Agostino. La sua mancanza di conoscenza della storia dell'Ordine è lampante per vari motivi; ma è altrettanto chiaro il valore della sua autorità per poter affermare che la leggenda della sua fondazione da parte di s. Agostino è posteriore al 18.6.1308. Per gli A., vissuti precedentemente al diffondersi della leggenda di s. Agostino come fondatore, il Santo era loro vero padre, come lo era degli Ordini che tenevano la sua Regola. Si consideravano figli a un titolo particolare perché orientavano in maniera più diretta e intensa la loro forma di vita e la loro devozione verso la persona e gli insegnamenti del s. Dottore. Cosi il b. Giacomo da Viterbo - per il quale "la famiglia" di s. Agostino sono "tutte le religioni che vivono secondo la sua regola" (Sermones, Bibl. Vaticana, Capitolo s. Pietro, D, 213, c. 124) e al quale non passò per la mente che s. Agostino fosse il fondatore speciale e peculiare dell'Ordine agostiniano - poté dire in un discorso funebre, pronunciato probabilmente nel 1306, che il defunto, l'agostiniano maestro Bartolo, nella sua attività apostolica, "aveva seguito [col. 295] il dottore egregio Agostino, suo padre, del quale Possidio dice che predicò" con decisa fortezza fino alla sua ultima malattia (ivi, c. 471). La realtà di questa imitazione fervente di s. Agostino viene confermata in generale da tutte le fonti. Interessante a questo proposito è il disegno realizzato su pergamcna intorno al 1335 da Opicino de Canistris, un chierico originario di Pavia, che risiedeva alla Curia pontificia di Avignone. Tale disegno rappresenta gli Ordini mendicanti che si trovano al servizio della Chiesa sacramentale. Li qualifica tutti con la parola "povertà" (paupertas), indicando quindi ciò che è specifico di tale povertà facendo riferimento al suo modello ispiratore. Di fianco a ogni religioso dei singeli Ordini, che è vestito con l'abito proprio dell'Ordine, indica con parole il suo modello ispiratore: "paupertas praedicatorum ex Dominico"; "paupertas carmelitarum ex Helia"; "paupertas minorum ex Francisco"; "paupertas heremitarum ex Augustino". Tuttavia nella rappresentazione di s. Agostino, a fianco, come autore della Regola agostiniana, opera una modifica interessante: mentre s. Francesco, che adempie la stessa funzione, viene rappresentato con il vestito da frate francescano, s. Agostino non viene raffigurato da agostiniano, cioè con il vestito del frate agostiniano che rappresenta la paupertas heremitarum ex Augustino, ma da canonico regolare (cfr. R. Salomon, Opicinus de Canistris, Londra 1936, 2 vol.: il I di testo, il II di illustrazioni tratte dal Vat. Palatino 1993; ci riferiamo all'ill. 24 dell'originale). In realtà questo era ciò che si credeva comunemente e generalmente nei sec. XII-XIII e inizi del XIV. Non si conoscono autori che siano discordanti da tale opinione: per tutti s. Agostino aveva abbracciato la vita religiosa una volta divenuto chierico, costituendo una comunità clericale, che veniva considerata sinonimo di canonicale. In tal senso interpretavano la frase della vita di s. Agostino scritta dal suo compagno s. Possidio, che dice: "Factus presbyter monasterium mox instituit..." (ed. M. Pellegrino, Alba 1955, p. 52). Si potrebbero citare molti esempi. Noi ci limiteremo ad alcuni. San Tommaso d'Aquino, che rappresenta in maniera tanto egregia la mentalità del proprio tempo, dà come supposto che ciò che s. Agostino fu e fondò, apparteneva alla vita clericale o canonicale, non alla vita monastica (cfr. Contra impugnantes Dei cultum et religionem, § II, c. I, in Opuscula theologica, vol. II, ed. R. M. Spiazzi, Torino-Roma 1954, n. 17, p. 10; n. 33, p. 13). L'agostiniano Giacomo da Viterbo (†1307 o 1308) dice che s. Agostino "habuit prudentiam directivam suae familiae, quia factus presbyter monasterium clericorum instituit et eos direxit et cum eis vixit secundum regulam sub sanctis apostolis constitutam" (ivi, c. 385). Il domenicano Roberto Holcot (†1349) scrive quando gli A. già avevano seminato non poca confusione su questo argomento; e tuttavia, riafferma con maggior forza che s. Agostino fu canonico e non monaco, e che non appartenne all'Ordine degli eremiti di s. Agostino, "perché non fu mai eremita" (Super sapientiam, c. VII, lettura 96, ed. Reutlingen, Johann Otmar, 1489). Il movimento canonicale si era andato appropriando a poco a poco in tale misura della persona e della vita di s. Agostino, soprattutto a partire dalla metà del sec. XI, che fece sparire l'idea che s. Agostino fosse stato monaco. E questo, nonostante che venisse dichiarato apertamente da s. ® Pier Damiani [col. 296] sulla fine del 1058 nel suo Apologeticus monachorum adversus canonicos (sulla data di composizione di quest'opera: cfr. J. Leclercq, St. Pierre Damien ermite et homme d'Eglise, Roma 1960, p. 93). Uno dei migliori argomenti per difendere i monaci era quello di citare i nomi dei monaci famosi che, essendo chierici, avevano amministrato i sacramenti. Uno di tali monaci era s. Agostino. "Poiché sarebbe troppo pericoloso ometterli - afferma s. Pier Damiani - presentiamo altri testimoni, e cioè: ® Basilio, ® Atanasio e Agostino. Inoltre, ® Gerolamo, interprete della legge sacra, Mariniano, vescovo di Ravenna e Agostino, vescovo degli inglesi. Poiché di essi non c'è alcun dubbio che fossero monaci. Forse che i Pontefici Romani, dei quali abbiamo parlato, o questi che abbiamo appena terminato di enumerare, sono stati considerati meno degni di elogio, perché furono monaci?" (c. II: PL 145, 514, n. 523).

2. Argomenti degli A. per difendere la tesi della propria origine agostiniana e della propria continuità sino al sec. XIII. - Gli autori che ci offrono tali argomenti sono posteriori al capitolo generale di Firenze del 1326, nel quale venne eletto priore generale dell'Ordine il p. Guglielmo Amidani da Cremona, che ottenne da Giovanni XXII la bolla Veneranda sanctorum patrum (20.1.1327), con la facoltà di fondare la casa a Pavia di fianco alla tomba del Santo. Gli atti conservatici del capitolo ci dicono semplicemente che esso venne celebrato "nella festa della traslazione del corpo del nostro beato padre Agostino" (AnalAug 4 [1911-12] p. 3): si tratta della traslazione a Pavia, celebrata il 28 febbraio. Benché non possediamo fonti che lo testimonino, è molto probabile che la questione sia stata trattata nel capitolo e che se ne siano stati presentati gli opportuni argomenti. La grazia non era facile da ottenere; anzi, "a molti parve in un primo momento incredibile e quasi impossibile" che fosse stata concessa (Enrico da Friemar, o. c., p. 118). E' anche molto probabile che, come frutto delle esposizioni del capitolo, sorgessero i primi scritti conservatici che parlano di questo tema. In tal modo la coscienza, già formata prima del capitolo, si rapprese in un cliché cominciato probabilmente prima di ottenere la bolla, con la composizione della Aurelii Augustini episcopi hipponensis vita e con l'Initium sive processus Ordinis heremitarum sancti Augustini, di autore anonimo (conservati nel Codice Plut. 90 Sup. 48 della Laurenziana di Firenze: cfr. R. Arbesmann, The "Vita Aurelii Augustini Hipponensis Episcopi" in Cod. Laurent. Plut. 90 Sup. 48, in Traditio 18 [l962] pp. 319-25 e A Legendary of Early Augustinian Saint's, in AnalAug 29 [1966] pp. 5-58). Il cliché andò poi perfezionandosi, come documentano principalmente: nel 1332, il Sermo de beato Augustino di Nicola da Alessandria; nel 1334, Enrico da Friemar nel suo già citato De origine et progressu Ordinis, e, probabilmente nel 1357, Giordano da Sassonia nel suo citato Vitasfratrum. Tale cliché non soltanto è il primo quanto alla coscienza di essere stati fondati da s. Agostino, ma pure quanto a primi abbozzi di una storia dell'Ordine. Corretto, accresciuto o rinnovato, ha esercitato il suo grande influsso fino ai nostri giorni. Tra gli autori citati, se si eccettua Giordano da Sassonia, tutti affermano che l'Ordine venne fondato da s. Agostino in Italia, prima del suo ritorno in Africa. Secondo tali autori, [col. 297-98-99] basati su un discorso apocrifo di s. Ambrogio, il vescovo di Milano già all'atto di battezzarlo, volle rivestirlo da eremitano. Parte del tempo che egli trascorse in Italia, abitò con gli eremiti che seguivano s. ® Paolo primo eremita e s. ® Antonio abate. Sant'Agostino, divenuto già uno di essi, scrive e dà loro la Regola. In tal modo, nasce l'Ordine agostiniano. Da allora, quelli che si erano chiamati soltanto "Eremiti" cominciarono a chiamarsi "Eremiti di s. Agostino". Si riscontra tuttavia che non c'era accordo pieno nel designare il luogo nel quale s. Agostino avrebbe dato la Regola. L'autore anonimo dice che, secondo alcuni, ciò avvenne a Milano; secondo altri, a Centocelle (Roma) o in altro degli antichi luoghi dell'Ordine. Enrico e Nicola fissano l'origine a Centocelle. Per provare che ciò avvenne in Italia, si basano su quel passo della vita di s. Agostino, in cui Possidio dice: Divenuto presbitero, Agostino fondò poi un monastero; egli pose somma cura "ut nemo quidquam proprium in illa societate haberet, sed eis essent omnia communia, et distribueretur unicuique sicut opus erat, quod iam ipse prior fecerat, dum de transmarinis ad suos remeasset" (Vita, ed. M. Pellegrino, 5, 1, p. 52). In realtà, questo passo non dice più del fatto che tale norma di vita s. Agostino l'aveva già osservata "da quando era tornato da oltremare alla sua patria". Benché non si riferisca alla vita durante il viaggio di ritorno da Milano, l'espressione poteva prestarsi un po' a confusione. E gli A. seppero approfittarne. Giordano da Sassonia fu più cauto nei suoi giudizi. Egli pone la fondazione dell'Ordine a Ippona, dove Agostino aveva visitato una persona che pensava di guadagnare per un monastero che aveva intenzione di fondarvi. Tale fondazione è precedente all'ordinazione, alla quale seguirà una nuova fondazione. In quel monastero visse con i membri che riuscì a raccogliere e li impegnò a vivere la forma di vita secondo lo stile degli Apostoli, ossia secondo la regola. Compilata questa, l'Ordine risultava ormai fondato (Vitasfratrum, II, c. XIV, p. 165-67; Vita S. Augustini, in J. Hommey, Supplementum Patrum, Parigi 1686, p. 595-97; Annotatio temporum b. Augustini, ivi, p. 632-33). Per porre la fondazione a Ippona, Giordano si basa sul Sermone 355 di s. Agostino (ed. crit. in C. Lambot, Sancti Augustini Sermones selecti duodeviginti, Utrecht-Anversa 1950, p. 124: PL 39, 1569). Per fare di s. Agostino un eremita, allegano un Sermo de passione, che essi attribuirono al santo Dottore. Sostengono che, in esso, s. Agostino dichiara di far parte della vita degli eremiti. Si tratta del sermone non agostiniano, di autore incerto, Sicut a nobis Dominus (PL 67, 1056-59: cfr. R. Arbesmann, Henry of Friemar's "Treatise on the Origin...", in AugustLov 6 [1956] 129s). Giordano da Sassonia si serve della collezione dei celebri Sermones ad fratres in eremo, un gruppo di sermoni, non sempre di numero omogeneo, in vari casi di origine diversa e nella loro quasi totalità non di s. Agostino. Egli se ne servì quanto più possibile. Gli altri autori non li conoscevano quando redassero le loro opere. Per questo se ne deve porre il ritrovamento alcuni anni dopo il 1334 (sopra questi Sermones: cfr. W. Hümpfner, Vitasfratrum, ed. cit., p. xxiv-xxix e xxxv; G. Pozzi, Roberto de' Bardi e S. Agostino, in Italia medioevale e umanistica 1 [1958] pp. 139-53; Il Vat. lat. 479 ed altri codici annotati da Roberto de' Bardi, in Miscellanea del Centro di studi medievali, serie II [Milano 1958] pp. 125-65). [col. 300] Il ritrovamento avvenne quando la spiritualità dell'Ordine agostiniano era già formata e dopo che era sorta la coscienza che l'Ordine procedeva direttamente da s. Agostino. Per gli A. sostenitori della speciale paternità agostiniana, s. Agostino visse con loro, e tutto ciò che fondò fu per loro finché venne fatto vescovo. Solo dopo essere divenuto vescovo, estese la Regola ad altri: ai chierici della diocesi che non avevano niente a che fare con gli A. a motivo dell'Ordine. Coloro che meglio specificano la questione sono Michele da Massa (†1337) (Sermones de sancto Augustino ad clerum, Roma, Bibl. Angelica, ms. lat. 69, f. 111) e il già citato Giordano da Sassonia. Questi due, come pure Enrico da Friemar, affermano che, una volta divenuto vescovo, egli fondò i Canonici regolari. L'autore anonimo di Firenze nega recisamente che costoro fossero stati fondati da s. Agostino. Quasi la stessa cosa ritiene Nicola da Alessandria, benché questi ammetta che non c'è motivo di discutere a lungo su tale punto, dal momento che, se anche avesse fondato l'Ordine dei Canonici regolari, "totum ad laudem ipsius gloriosi patris cedit quanto plures filios in Christo genuit" (ivi). La ragione principale per negare la fondazione agostiniana dei Canonici regolari è molto semplice: si basano sull'abate Gioacchino da Fiore che dice che l'Ordine dei Canonici regolari proviene da s. Rufo; ne situano la fondazione in Francia intorno al 1090. Non è necessario dimostrare che si tratta di un errore (cfr. l'argomento in Gioacchino da Fiore, Expositio in Apocalypsim, ed. S. Meucci, Venezia 1527, part. I, c. XIX, f. 19v). Le discussioni suscitate dalle pretese degli A. furono molte, soprattutto da parte dei Canonici regolari, non solo a motivo di coloro che negavano loro l'affiliazione agostiniana, ma anche per il fatto che gli A. si erano dichiarati i primi figli di s. Agostino quanto alla origine. Già nel 1354 una dura refutazione del trattato di Enrico da Friemar venne redatta dal canonico regolare Durando da Aln nella sua opera Correctorium tractatus de origine et processu Ordinis fratrum sancti Augustini, dove egli cade in errori di non minore calibro di quelli di Enrico (R. Arbesmann, Henry of Friemar's "Treatise...", p. 58s). Simili dispute si protrassero per secoli, nonostante che Sisto IV, con la bolla Quia apostolus praecepit (11.5.1484), avesse proibito le discussioni a entrambe le parti interessate (cfr. L. da Empoli, Bullarium, p. 321-24). Molto tempo dovettero aspettare gli A. prima che un Papa affermasse che s. Agostino era il fondatore del loro Ordine. Così lo chiamava Gregorio XI nella sua bolla Sacrae vestrae religionis (3.7.1376), in cui concede al provinciale di Lombardia la possibilità di fondare un convento "in onore di Dio e del beato Agostino, fondatore del vostro Ordine" a La Spezia (L. Torelli, Secoli agostiniani, vol. VI, Bologna 1680, p. 171). I loro sforzi, tuttavia, non furono tempo sprecato. Essi valsero a intensificare la coscienza agostiniana, trasformando s. Agostino e la sua eredità monastica più genuina in fondamento sostanziale dell'Ordine. Anzi, furono essi a riscoprire che s. Agostino aveva desiderato e amato soprattutto essere monaco autentico e fondare l'autentica vita monastica senza pretenderla in funzione del sacerdozio. Egli stesso era stato ordinato sacerdote, indubbiamente a malincuore, quando stava preoccupandosi di fondare il primo monastero. Le circostanze non gli consentirono di fondarlo fino a dopo essere stato ordinato sacerdote. [col. 301] Questo è il monachesimo per antonomasia, al quale si sono rifatti gli A., non considerando come qualcosa di peculiarmente proprio la vita comune dei chierici dell'episcopio, nonostante che in una occasione s. Agostino, spiegando il motivo della sua fondazione, lo chiami monasterium clericorum (Sermone 355, 2: PL 39, 1570). In realtà, era quell'altro che s. Agostino considerava il proprio vero monachesimo. Nella biografia del Santo, Possidio conferma la medesima idea. Anzi, questo genere di vita era quello che si adattava realmente con i principi dell'Ordine, nel quale i fratelli sacerdoti e quelli non sacerdoti (laici) si incontravano sostanzialmente sul medesimo piano come membri dell'Ordine. Ciò nonostante, per un certo tempo l'Ordine considerò s. Paolo, primo eremita, come uno dei "suoi padri primari". Secondo i difensori della speciale paternità di s. Agostino, questo era dovuto al fatto che coloro che ricevettero la Regola di s. Agostino avevano seguito il genere di vita di s. Paolo, la cui ispirazione generale di interiorità e di ritiro in Dio era legittimo seguire, dal momento che non si opponevano ai principi di s. Agostino. In realtà, il motivo stava nel fatto che coloro che costituirono l'Ordine nel 1244, erano eremiti che vivevano appartati dalle città, benché formassero in genere delle comunità. Tuttavia, nel capitolo di Siena del 1295, si determinò che "historia quam edidit frater Petrus Romanus de beato Paulo primo heremita in cantu per totum nostrum Ordinem promulgetur, et ea fratres nostri Ordinis utantur ubique ad honorem et reverentiam dicti sancti" (AnalAug 2 [1907-8] p. 371; 8 [1919-20] p. 192; e pure sul suo culto, p. 191; 16 [1937-38] 12). Era naturale. Formando l'Ordine nel 1244, essi non rinunciarono a quei valori del passato che non si opponevano ai principi dell'Ordine. Per questo, andarono alla ricerca dei loro legami unitivi con s. Agostino attraverso quegli ascendenti corporativi di romitori ed eremiti che formarono l'Ordine. A rinforzare i legami con i propri ascendenti del tempo anteriore alla fondazione dell'Ordine dovettero contribuire non poco le richieste del Concilio II di ® Lione del 1274. Di fronte al proposito di soppressione, tanto essi che i ® Carmelitani dovettero sostenere che i rispettivi Ordini erano stati fondati anteriormente al IV Concilio ® Lateranense del 1215 (cfr. S. Kuttner, Conciliar Law in the Making: The Lyonese Constitutions (1214) of Gregory in a Manuscript at Washington, in Miscellanea Pio Paschini 2 [Roma 1949] p. 74). Gli A. dovettero porre la loro origine nel sec. XII, rifacendosi al sorgere di alcuni dei loro romitaggi. Il domenicano Stefano da Salagnac, parlando nel 1277 degli Ordini che osservano la Regola di s. Agostino, dopo aver indicato i Canonici, cita l'Ordine premostratense (® Premostratensi), come fondato nel 1120. E immediatamente dopo cita, senza poter precisare l'anno, l'Ordine degli Eremiti o Agostiniani "Ordo Heremitarum sive Augustinensium). Dato il contesto, si deve ritenere che egli lo credesse fondato in tempi posteriori a quello premostratense (De quattuor in quibus Deus Praedicatorum Ordinem insignivit, ed. crit. di Th. Kaeppeli, Roma 1949, p. 172s). Non è strano che, al Concilio di Lione, gli A. affermassero che, per la loro origine, risalivano al sec. XII: benché non proprio un Ordine, alcuni romitaggi costituivano, al più tardi già nel 1223, un consorzio. Nel documento che ci trasmette questo dettaglio, figurano cinque case dei dintorni di Lucca, [col. 302] alcune delle quali erano iniziate certamente nel secolo XII; al più tardi nel 1243, formavano una "congregazione o convento di tredici romitaggi o celle": una federazione, diremmo oggi. In tal modo gli A., e pure i Carmelitani, riuscirono a sfuggire alla soppressione minacciata nel Concilio. Quando venne pubblicata a Roma la costituzione sopra la vita religiosa nel suo testo definitivo, il Papa eliminò alcune parole che ponevano sulla bocca di questi due Ordini l'affermazione della propria esistenza anteriormente al IV Concilio Lateranense, trasferendo tutta la responsabilità dell'affermazione al Concilio di Lione con la semplice clausola: "la cui istituzione precedette il citato Concilio Generale". Quest'affermazione della costituzione conciliare divenne col tempo un testo continuamente citato dagli A. in favore della tesi della paternità peculiare di s. Agostino, fino al punto di dimenticare l'importanza dell'ultimo mese del 1243 e dei primi tre del 1244 per l'origine del loro Ordine. La stessa unione del 1256 essi la attribuirono alla miracolosa protezione di s. Agostino dinanzi al Papa in favore del proprio Ordine. Secondo loro, s. Agostino comparve in visione ad Alessandro IV con una testa molto grande e membra molto piccole: la testa rappresentava s. Agostino, le membra il suo Ordine. Il messaggio non lasciava dubbi: era conveniente dare un maggiore sviluppo alle membra, perché fossero proporzionati con la testa. La leggenda concludeva che il Papa aveva realizzato questo invito unendo altri Ordini di eremiti a quello degli eremiti di s. Agostino.

Oltre la bibl. già citata, cfr. C. Wolf (Lupo), De Ordine Eremitarum S. Augustini, opuscula, tomus duodecimus, Venezia 1729, pp. 1-78; G. Bonjour, De loco obitus S. Augustini. De sepultura et translatione eiusdem prima et secunda. De augustinianorum in Gallia continua successione, in AnalAug 2 (1907-08) pp. 376-80, 401-05, 440-46, 487-92; P. Martinez Velez, Leyendo nuestras cronicas. Notas sobre nuestros cronistas y otros historiadores. Estudio critico y reconstructivo de la historia antigua de la Orden, 2 vol., Madrid 1932 (pubblicato in ArchAg 27-38 (1927-32); Id., San Agustin y la vida monastica, ivi 42 (1934) pp. 52-68, 210-24, 353-73; Id., El ideal monastico de San Agustin y el primitivo monacato agustiniano, ivi 43 (1935) pp. 216-60; Id., El monacato agustiniano, ivi 540-76 (cfr. Religion y Cultura 33 [1936] p. 234); M. L. Verheijen, Saint Augustin et les Ermites de saint Augustin, in Bij het Zestiende Eeuwfeest van de Geboorte van St. Augustinus, 354-1954 (Bijlage van "Analecta Aug. Neerlandica"), Culemborg 1954, pp. 79-90; R. Arbesmann, Henry of Friemar's Treatise on the Origin and Development of the Order of the Hermit Friars and its true and real Title", in AugustLov 6 (1956) pp. 37-145; Id., The three earliest Vitae of St. Galganus, in Didascaliae. Studies in honor of Anselm M. Albareda (Nuova York 1961) pp. 1-37; Id., The "Vita Aurelii Augustini Hipponensis Episcopi" in Cod. Laurent. Plut. 90 Sup. 48, in Traditio 18 (1962) pp. 319-55; A. Manrique, La vida monastica en San Agustin. Enchiridion historico-doctrinal y Regla, El Escorial-Salamanca 1959; J. J. Gavigan, De vita monastica in Africa Septentrionali inde a temporibus S. Augustini usque ad invasiones Arabum, Torino 1962; R. Roth, A History of the English Austin Friars, in AugustLov 15 (1965) 587s; G. Esnos, Les traductions médiévales francaises et italiennes, In Melanges d'Archéologie et d'Histoire 79 (1967) pp. 299-370; L. Verheijen, La Règle de St. Augustin, 2 vol., Parigi 1967.

III. FINE E SPIRITUALITA' DELL'ORDINE

1. Il fine dell'Ordine non consiste in un'attività speciale, né lo è l'impegno in un apostolato diretto in quanto tale: questo procede come conseguenza di voler trasmettere e comunicare agli altri ciò che essi ricevono nella loro comunione con Dio e con i fratelli della propria comunità, e ciò secondo le proprie facoltà, tenendo sempre conto delle necessità della Chiesa. Questo fu quanto essi chiesero e che la S. Sede concesse relativamente all'apostolato: che coloro che ne avessero le qualità potessero dedicarsi all'attività diretta per il bene delle anime. [col. 303] Questo apostolato costituisce una parte della vita dell'Ordine, benché non le sia essenziale. Sono A. allo stesso modo sia colui che vi si dedica come colui che ritenga opportuno, d'accordo con i propri superiori, dedicarsi ad altra attività. Il fine propriamente tale dell'Ordine viene indicato così all'inizio della Regola di s. Agostino: "Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate un'anima sola e un cuore solo protesi verso Dio" (c. I, 3). Come si rileva, si tratta di un fine totalmente ricalcato sulla descrizione della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme. Bisogna tuttavia rilevare che, nella espressione degli Atti degli Apostoli, non si trova l'in Deum, protesi verso Dio (cfr. At 4,32). Ciò è proprio di s. Agostino, che ha amato insistere sulla dinamica della comunione di vita, che non deve essere solamente costituita in Dio, ma che deve pure comportare un impegno a portarsi mutuamente a Dio, come se tutti fossero uno solo. In tal modo, la comunità religiosa deve convertirsi in segno e fermento della comunità ecclesiale, nella quale e per la quale esiste. Tutto ciò va considerato alla luce dei princìpi agostiniani del religioso figlio esemplare della Chiesa, che deve "sentire" con la Chiesa ed essere pronto a soccorrerne le necessità con diligenza, ma senza ambizioni, sempre che tale madre necèssiti del suo aiuto (cfr. Enarrationes in Ps. 132: PL 37, 1729-36; Ep. 48: PL 33, 187-89; Ep. 243: PL 33, 1055-59). Nella Città di Dio, s. Agostino propone un principio aureo per tutta la vita cristiana, che raggiunge l'intera sua dimensione in maniera particolare nella vita religiosa agostiniana: "La carità della verità vuole una quiete santa: la necessità della carità un giusto lavoro. Se nessuno impone questo peso, si deve attendere alla ricerca e all'acquisto della verità. Se poi viene imposto, lo si deve ricevere per il dovere della carità. Ma anche allora non si deve affatto abbandonare il diletto della verità, per non trovarci privi di quella dolcezza e oppressi da questo dovere" (19,19: PL 41, 647). Si deve tuttavia tenere ben presente quanto aveva detto poco prima nel medesimo contesto: "Né alcuno deve essere tanto contemplativo da non pensare nella sua stessa contemplazione all'utilità del suo prossimo, né tanto attivo da non cercare la contemplazione di Dio. Nella contemplazione non lo deve dilettare un riposo inerte, ma la ricerca o la scoperta della verità, per progredire in essa e per conservare ciò che ha scoperto senza invidiarne gli altri. Nell'azione invece non si deve amare l'onore in questa vita" (ivi). In poche parole, il fine essenziale dell'Ordine agostiniano potrebbe venire così sintetizzato: ricercare Dio nella più profonda fraternità, realizzata nella maggiore unità o comunione di vita, attraverso lo studio di Dio e di ciò che porta a Dio, in atteggiamento di orazione, e condurre così gli altri a Dio attraverso la varietà di forme della vita apostolica. In questa vita devono essere poste come fondamento e condizione necessaria l'umiltà e l'assoluta povertà individuale: tutto deve essere di tutti; la comunità dei beni è segno e sacramento della unità dei cuori. Per tal motivo lo scrittore agostiniano Basilio Tommaso Rosell poté affermare del suo Ordine "che con molta proprietà e verità il nostro può essere chiamato l'Istituto di vita comune per antonomasia" (Tardes monasticas, Valencia 1787, p. 89). [col. 304] Nell'ambito del fine dell'Ordine riveste una speciale importanza, come mezzo, lo studio, secondo quanto si è già accennato, non solo in relazione alla contemplazione, ma anche direttamente per poter realizzare un apostolato più conforme con la caratteristica dell'Ordine tradizionalmente mendicante: "La santa Madre Chiesa stabilì le religioni della povertà (ossia gli Ordini mendicanti) principalmente per queste due cose: in primo luogo, perché i fratelli, impegnati nello studio delle Lettere Sacre, illuminino gli altri con la verità della dottrina; in secondo luogo, perché, vivendo secondo la regola e religiosamente, possano edificare gli altri con la loro condotta" (Agostino da Ancona, Sermones de sanctis, Roma, Bibl. Angelica, ms. lat. 158, f. 129r).

2. La spiritualità è fondamentalmente quella di s. Agostino. Le caratteristiche che potevano essere state un prodotto della tradizione eremitica si armonizzavano perfettamente con i princìpi di interiorità agostiniana e con le manifestazioni di questa. Dal momento nel quale adottarono la persona di s. Agostino come fondatore dell'Ordine e la sua eredità monastica come fondamento della propria vita, le cose non potevano procedere in altro modo. Giordano da Sassonia dice, con una frase lapidaria, che s. Agostino "debct esse omnis nostrae actionis exemplar et regula" (Vitas fratrum, I, XI, p. 36). Il suo contenuto è la mentalità dell'Ordine intero. Innanzi tutto, la spiritualità deve essere evangelica ed ecclesiale, trovando una particolare ispirazione nella descrizione della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme. Per questo, già nelle più antiche costituzioni dell'Ordine che ci sono state tramandate, si ordina che il novizio "sanctam Scripturam avide legat, devote audiat et ardenter addiscat" (Constitutiones di Ratisbona, c. XVII: cfr. I. Aràmburu, ed., Las primitivas Constituciones de los Agustinos (Ratisbonenses del año 1290), Valladolid 1966, n. 113, p. 60). Codice fondamentale specifico della spiritualità dell'Ordine è la Regola di s. Agostino. Attraverso essa si deve vedere e orientare tutta la restante legislazione. Basti dire che, già nella formula più antica che conosciamo di professione religiosa, non si fa menzione delle costituzioni, ma soltanto della Regola, in virtù della quale le costituzioni obbligano: "Faccio professione... secondo la Regola del beato Agostino, Fino alla morte" (Constituciones, cit., c. XVIII, n. 117, p. 61). Nella interpretazione della Regola, e per ciò stesso nella formazione della spiritualità, esercita grande influsso la preziosa Expositio in Regulam (PL 176, 882s), attribuita al canonico regolare Ugo da S. Vittore. I codici più antichi delle costituzioni dell'Ordine riportano già, a lato della Regola di s. Agostino, questa esposizione. Forse venne presentata come testo ufficiale di commento alla Regola fin dal principio dell'Ordine (Const. Ratisp., ed. I. Aràmburu, c. XXXVII, n. 369, p. 122). Il capitolo generale di Genova (1308) prescrisse la pena di privazione dell'ufficio e conseguente cessazione di voce attiva, finché non ne fosse stata concessa dispensa dal capitolo generale, per i priori dei conventi che non avessero posseduto la Regola scritta da s. Agostino e la suddetta Esposizione, se non le acquistavano entro un anno. La medesima pena veniva comminata per coloro che non avessero posseduto il testo ufficiale delle Costituzioni [col. 305] dell'Ordine (cfr. Acta, in AnalAug 3 [1909-10] 78s). Questa prescrizione indica con chiarezza quale fosse il valore che veniva attribuito alla suddetta Esposizione della Regola. Grazie a essa, gli A. poterono formarsi un concetto chiaro della vita agostiniana, perfezionato con la lettura diretta delle opere di s. Agostino e di altri scritti. Essa continuò a essere il commento ufficiale alla Regola fino al 1686, anno in cui, mentre veniva pubblicata la nuova revisione delle costituzioni dell'Ordine, venne sostituita dalla Dichiarazione sulla Regola del beato s. Agostino, del b. Alonso de ® Orozco, sembrando più degno che esso fosse opera di un membro dell'Ordine (cfr. Constitutiones, Roma 1686, lettera del p. generale, p. 10). L'influsso dell'opera di Ugo da S. Vittore si riflesse con intensità negli A. di vari secoli. Quelli dei primi tempi lo estendono con grande spontaneità, soprattutto Giordano di Sassonia nelle sue Vitasfratrum, dove lo cita con frequenza. Però il suo influsso si avverte anche in diversi punti nei quali non lo cita; anche in questi ultimi utilizza a volte quasi le sue stesse parole. Pure nello stesso b. Alonso de Orozco si rileva un suo grande influsso. Naturalmente, si nota in seguito che gli autori agostiniani che trattarono i temi della vita religiosa nell'Ordine, già dai primi tempi fecero ricorso alle Opere di s. Agostino. Di qui deriva il fatto che espongano con sufficiente chiarezza in generale quegli aspetti della spiritualità che non appaiono altrettanto chiari in Ugo da S. Vittore. Come avviene nella dottrina della sua scuola teologica, anche nella spiritualità dell'Ordine risultano chiari tre primati: il primato dell'amore, il primato della grazia e il primato di Gesù Cristo. La vita di comunità o "sancta communio vitae" (s. Agostino, De opere monahorum, XVI, 17: PL 40, 562) deve essere realizzata come opera dell'amore che infonde in noi lo Spirito Santo. Tale amore deve spronare i membri a essere tutti uno solo in Cristo, in cammino verso Dio Padre. Perché ciò divenga realtà, sono necessari la collaborazione e lo sforzo generoso di tutti e di ciascuno dei membri, benché tale comunione di vita non sia opera delle loro forze, ma piuttosto dono di Dio, grazia di Dio (cfr. s. Agostino, En. in Ps. 132, 10: PL 37, 1735). Nel loro comportamento devono procedere con quella santa libertà che è ispirata dall'amore, "quali innamorati della bellezza spirituale..., non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia" (Reg. VIII, 48). L'umiltà e la povertà, soprattutto individuale, devono dimostrare l'amore sociale. Le comunità devono sforzarsi di ispirarsi alla comunità sublime costituita dalla stessa SS. Trinità. Punto indubbiamente principale della spiritualità agostiniana è la interiorità. Ciò viene considerato un mezzo necessario per sfogare l'ansia che l'uomo sente di Dio e che s. Agostino condensò mirabilmente nella frase famosa: "Fecisti nos ad Te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te" (Confess. 1.1.1: PL 32, 661). Il senso della interiorità della spiritualità agostiniana risulta ottimamente precisato in quell'altra espressione famosa di s. Agostino: "Noli foras ire; in te ipsum redi; in interiore homine habitat veritas; et si tuam naturam mutabilem inveneris, transcende te ipsum... Illuc ergo tende, unde ipsum lumen rationis accenditur" (De vera relig., XXIX, 72: PL 34, 154). Gli autori agostiniani hanno esposto ripetutamente questi concetti. [col. 306] Le relazioni tra i membri dell'Ordine devono essere di autentica fraternità: si deve evitare tutto ciò che significa imposizione o dominio. Di qui la grande importanza che sempre è stata attribuita ai capitoli nelle loro diverse fasi di locale, provinciale, generale. Il superiore, che porta il titolo ufficiale di "priore", deve aver coscienza di essere un fratello, al quale la comunità ha affidato una maggiore responsabilità nella promozione degli altri, poiché perfino il p. generale è "anzitutto un fratello a motivo della medesima professione" (Constitutiones, Ratisbona 1290, ed. I. Aràmburu, n. 394, p. 128). Quanto alle osservanze, si è cercato sempre un certo equilibrio, procurando di evitare gli estremi. Si preferisce un denominatore comune medio, alla portata di realizzazione per tutti, lasciando per il resto piena libertà. Di conseguenza, è una esigenza della spiritualità agostiniana il pluralismo nella unità, il dialogo aperto. Sono un principio generale per la vita agostiniana le parole del suo grande esponente, il teologo Egidio Romano (†1316): "A nessuno... si può precludere la via di pensare diversamente, quando senza pericolo della fede possiamo pensare diversamente.., perché il nostro intelletto non è stato imprigionato in ossequio agli uomini, ma in ossequio a Cristo" (De gradibus formarum, part. 2, c. VI, Venezia 1502, p. 206). Succede cosi che "nella comunità agostiniana - sintetizzano le attuali Costituzioni dell'Ordine - la personalità non viene sommersa, ma anzi si evolve più facilmente, perché è frutto di amicizia, la quale genera e alimenta la fedeltà, la fiducia, la sincerità e la mutua comprensione. L'amicizia ci consocia in Cristo" (Const., c. II, 30, Roma 1968, p. 20). Un posto speciale nella spiritualità agostiniana viene occupato dalla SS. Vergine. Sulle orme di s. Agostino, l'Ordine ha considerato Maria la prima che consacrò a Dio la sua verginità con una vera professione (cfr. Agostino da Ancona [†1328], In Salutationem et Annunt. Angelicam, lect. III, Roma 1590, p. 24). S. Tommaso da Villanova (†1555) giunge in qualche modo ad affermare che la Vergine è la "prima fondatrice della vita religiosa" (In Annuntiat. concio I, n. 6, in Opera Omnia, vol. IV, Manila 1883, p. 331). Ella è la Patrona dell'Ordine, senza che questo suo patrocinio venga però concretizzato in qualche titolo preciso (cfr. J. Willemaert, Historia sacra b. Mariae de Regula, [s. 1.] 1683, p. 8, 13 e altrove). Sono stati venerati in maniera particolare titoli come: Grazia, Consolazione, Buon Consiglio, Soccorso, ecc.

B. T. Rosell, El monacato o Tardes Monasticas, en que hablandose en general de las obligaciones y costumbres de los monjes, se desciende en particular a las de los Agustinianos, Valencia 1787; L. Cilleruelo, Influencia de S. Agustin en la espiritualidad cristiana hasta la Edad Media, in RevEspir 14 (1955) 125-55; Sanctus Augustinus vitae spiritualis Magister. Settimana Intern. di spiritualità agostiniana, 1956, 2 vol., Roma 1959; B. van Luijk, Introduccion bibliografica a la espirilualidad de los eremitaños de S. Agustin, in RevAgEspir 4 (1963) pp. 284-314; J. Moràn, El equilibrio, ideal de la vida monastica en S. Agustin, Valladolid 1964; M. Menendez, El culto liturgico de la Virgen en la Orden de S. Agustin, ivi 1964; A. Manrique, Teologia agostiniana della vita religiosa, Milano 1968 (ed. orig. spagnola, El Escorial 1964); A. Turrado, Espiritualidad agustiniana y vida de perfecciòn. El ideal monastico agustiniano en Santo Tomàs de Villanueva, Madrid 1966; Regula et constitutiones Ordinis Fratrum Sancti Augustini, Roma 1968; C. Vaca, Uniti in Cristo, Milano 1970 (ed. orig. spagnola, Madrid 1968); A. Trapè, S. Agostino. La Regola, Milano 1971; B. Rano, La espiritualidad y el testimonio de la Orden de San Agustin, in Institutos Religiosos, Madrid 1974.

3. Legislazione dell'Ordine. - [col. 307] Più sopra, parlando della spiritualità, abbiamo già osservato che la legge interna principale dell'Ordine è costituita dalla Regola di s. Agostino, in virtù della quale ottengono valore, attraverso i capitoli generali, le costituzioni dell'Ordine. Per questo, a differenza di quanto è avvenuto in altri Ordini che si ispirano anch'essi alla Regola di s. Agostino, nella formula di professione dell'Ordine agostiniano non è stata fatta menzione, nel corso dei secoli, delle costituzioni, ma solamente della Regola: si professa "secondo la Regola di s. Agostino". L'Ordine rinnova le sue costituzioni a seconda che lo ritengano opportuno i capitoli generali. E' infatti uno degli Ordini che possiedono una propria facoltà legislativa, senza l'obbligo di sottomettere le proprie costituzioni all'approvazione della S. Sede, eccetto in ciò che vada contro il diritto comune o in materia sulla quale sia intervenuta la S. Sede. Determinando la creazione dell'Ordine, Innocenzo IV dispose nella bolla Incumbit nobis (16.12.1243) che dovevano elaborare alcune "Osservanze o Costituzioni". Avvertiva che non dovevano andare contro quei principi comportati dall'abbracciare l'Ordo Sancti Augustini: osservanze generali, più o meno ispirate a s. Agostino, che erano seguite da tutti coloro che si rifacevano in linea generale alla scuola di vita religiosa del Santo: Canonici regolari, Domenicani, ecc. Una di queste osservanze era costituita pure dall'accettazione delle linee generali della Regola di s. Agostino. Però in questo caso il Papa aveva già dato ordine direttamente di accettare "Regulam beati Augustini et Ordinem". In questo caso, Ordo si identificava con institutio di altri documenti sulla vita religiosa; si riferiva alle strutture fondamentali e alla organizzazione elementare delle case religiose proprio come viene garantita dal grande privilegio Religiosam vitam: noviziato, professione, elezioni, ordine interno, prescrizione dell'ufficio divino e Messa di comunità. Le costituzioni dovevano essere il completamento di tutto ciò. In esse andava incluso pure ciò che era esigito dall'Ordo. Gli A. compilarono le loro prime costituzioni nel medesimo capitolo, che provvide alla creazione dell'Ordine nel 1244. Taluni hanno preferito ritardare la composizione fino a una decina d'anni dopo. Ma l'affermazione che abbiamo appena fatta è pienamente accertata. Ciò viene affermato dallo stesso Innocenzo IV nella bolla Cum a nobis (15.2.1254). Nel primo anno del suo pontificato, egli concesse loro la Regola, ed essi fecero quindi, dice il Papa, "alcune Costituzioni con il consiglio di Riccardo, cardinale diacono di S. Angelo, e degli abati cistercensi di Fàlleri Novi e Fossanova, basandosi sull'autorità del mandato" del medesimo Pontefice. Nel 1254 non fecero altro che presentarle per una approvazione, che tuttavia essi richiesero anche altre volte. Il 15.7.1255, Alessandro IV li approvava nuovamente, includendo, su loro petizione, la citata bolla del 1254 nella Litteras quasdam di questo Papa. Anzi, non soddisfatti delle approvazioni di tutte le determinazioni prese nel loro complesso, chiesero ad Alessandro IV l'approvazione specifica con due bolle diverse, benché intitolate entrambe Solet annuere, spedite con un solo giorno di differenza, rispettivamente il 14 e il 15.7.1255, per le disposizioni prese in quel capitolo di celebrare il capitolo generale una volta all'anno e sulla forma di eleggere e destituire i priori. Questo modo di comportarsi [col. 308] era determinato dalla convinzione del tempo. Tuttavia è stato un bene, perché soprattutto queste due ultime bolle sono una chiara testimonianza che le costituzioni vennero elaborate nel suddetto capitolo. E se questo fosse ancora poco, abbiamo la testimonianza esplicita di un agostiniano del sec. XV, il quale poté vedere il testo delle costituzioni e confermò che esse vennero fatte nel capitolo, celebrato a Roma nel mese di marzo 1244 (Archivio generale agostiniano, Ll 2, copertina in pergamena di uno dei fasc.; cfr. parte del testo in AnalAug 4 [1911-12] p. 273). Queste costituzioni andarono perfezionandosi in seguito, soprattutto a partire dalla unione che accrebbe l'Ordine nel 1256. I capitoli generali andavano colmando lacune e accomodando le costituzioni alle circostanze. Una rielaborazione venne presa in considerazione e pubblicata nel capitolo generale di Orvieto (1284), in cui venne eletto superiore generale il b. Clemente da Osimo, che era già stato generale nel triennio 1271-74. La rielaborazione venne realizzata ad opera del nominato p. generale Clemente e del p. Agostino da Tarano, anch'egli generale durante il biennio 1298-1300 e riconosciuto dalla Chiesa con il titolo di beato. Agostino da Tarano era un grande giurista; aveva studiato diritto all'università di Bologna e, prima di entrare nell'Ordine agostiniano, aveva fatto parte della curia del re Manfredo. Giordano da Sassonia ci trasmette meglio di chiunque altro l'opera di questi due beati: "Conversando insieme, questi due preclarissimi Padri rividero con diligente studio le Costituzioni dell'Ordine e, come ferventissimi zelatori di questa Religione, le editarono con miglior metodo, dividendole in capitoli e rubriche e aggiungendo od omettendo in esse alcune cose, secondo che pareva conveniente alla sacra Religione e al buono stato dell'Ordine" (Vitasfratrum, II, XIV, ed. cit., p. 174s). Nel capitolo di Firenze (1287) vennero accolte e approvate con vari accomodamenti e aggiunte. "Finalmente, tre anni più tardi, nel capitolo di Ratisbona [Germania]... apportate alcune aggiunte e varianti, vennero ratificate e confermate" (ivi). Di qui deriva il fatto che siano conosciute con il titolo di Constitutiones Ratisponenses (=di Ratisbona). I capitoli generali continuarono in seguito a fare le modifiche che ritennero opportune. Questo materiale dei capitoli venne rielaborato dal p. generale Tommaso da Strasburgo e approvato dal capitolo di Pavia (1348): vennero allora incorporate alle Constitutiones Ratisponenses quelle "Additiones, moderationes et declarationes circa constitutiones et definitiones", ma sempre sotto forma di appendice o complemento. Tali costituzioni rimasero in vigore fino al 1551, quando il p. generale Gerolamo Seripando pubblicò una nuova revisione, quasi del tutto identica alla precedente, se si esclude la parte relativa agli studi e alcune altre questioni. La prima edizione a stampa venne fatta a Nuremberg nel 1504 a uso della congregazione di Sassonia. Ma la più importante è l'edizione di Venezia del 1508. Il testo più antico che si conosca oggi delle costituzioni dell'Ordine è quello presentato al Capitolo generale di Firenze (1287) e che viene conservato nel ms 41 della biblioteca municipale di Verdun (Francia): è un testo molto interessante, poiché presenta parecchie varianti e differenze rispetto al testo delle Constitutiones Ratisponenses, racchiudendo una legislazione molto primitiva. [col. 309] Nel contenuto delle costituzioni è rilevabile l'influsso della legislazione cistercense: non è una cosa strana, data l'assistenza di due abati di questo Ordine nel capitolo di creazione dell'Ordine e di redazione del primo corpo di costituzioni. Tuttavia, ha influito ancora di più la legislazione premostratense; l'inizio del testo più antico che possediamo delle costituzioni dell'Ordine ha l'introduzione e diversi capitoli, soprattutto per ciò che si riferisce alle colpe o pene, che vengono presi quasi alla lettera dalle costituzioni dei Premostratensi. Si tratta in generale delle cose che dai Premostratensi hanno preso pure i Domenicani e altri che seguono la Regola di s. Agostino; anzi, si può rilevare qualche influsso pure dei Domenicani. Una profonda revisione delle costituzioni venne fatta sotto il p. generale Taddeo da Perugia, a partire dal 1575. Disgraziatamente, tale revisione, nonostante fosse stata guidata e fatta con molto studio e con grande preoccupazione di essere fedele alla legislazione tradizionale dell'Ordine, si allontanò abbastanza dal vero senso della legislazione agostiniana, dando meno peso alla fraternità e al dialogo. In ciò poté influire in parte la nuova legislazione ecclesiastica sorta in seguito al Concilio Tridentino. Ma ciò è dovuto soprattutto al fatto che i revisori si lasciarono influenzare eccessivamente dalla legislazione dei Gesuiti, dando vita a qualcosa che era un tantino ibrido. Se ne fece la prima edizione a Roma nel 1581. Il capitolo generale del 1685 dispose che si eseguisse una nuova revisione di proporzioni molto ridotte. La prima edizione venne alla luce nel 1686. Dopo la Regola e prima delle costituzioni, [col. 310] venne introdotta la Dichiarazione sulla Regola del b. Alonso de Orozco, in sostituzione di quella attribuita a Ugo da S. Vittore (cfr. sopra). Una profonda revisione venne intrapresa dal grande p. generale Francesco Saverio Vàzquez, per decisione del capitolo generale di Bologna (1753). Il maggior merito, realmente degno di grandi elogi, era la spiritualità agostiniana che permeava le costituzioni così revisionate attraverso gli scritti di s. Agostino. Certo esse risentivano dell'ambiente un tantino aristocratico del governo di quei tempi; per questo, non erano nelle migliori condizioni per cogliere l'ambiente di fraternità e di dialogo agostiniani. In ogni caso esse avrebbero fatto un bene molto grande all'Ordine. Erano pronte per la stampa già nel 1773; però, sia per l'opposizione del ® cardinale protettore Serbelloni, che doveva approvarle secondo le disposizioni del suddetto capitolo, e poi per l'opposizione di alcuni che, vedendo frustrati i propri egoismi o quelli di persone amiche, fecero sì che il Papa non rispondesse ad alcuni punti sui quali era indispensabile la sua approvazione. Il p. generale Vàzquez morì nel 1785 senza che si fosse giunti all'edizione di quel testo al quale avevano collaborato persone tanto eminenti. L'originale è conservato nell'archivio generale agostiniano. Non si procedette a una revisione fino al generalato del p. Sebastiano Martinelli, il quale la presentò al capitolo generale del 1895 per ottenerne l'approvazione. Lo stesso anno, le costituzioni revisionate vennero edite a Roma; ma si trattava di una edizione davvero povera di sensibilità per la vita agostiniana, e quindi, fin da principio, si senti la necessità di procedere a una revisione meglio aggiornata. Nel capitolo generale del 1925 furono approvate le costituzioni, riformate in base al CIC, che vennero stampate a Roma nel 1926. A causa del loro modello, risentivano dello stile giuridico e non presentavano la vita e la fraternità agostiniane in migliore luce delle costituzioni precedenti. Nel capitolo generale del 1959 si decise di preparare una successiva revisione. Essa venne presentata per l'approvazione al capitolo generale del 1965. Ma, essendo avvenuto nel frattempo il grande mutamento provocato dal Concilio Vaticano II, si sottomise tutto a una nuova revisione: venne forgiato un nuovo testo che ottenne l'approvazione del capitolo generale speciale, celebrato a Villanova (Pennsylvania, USA) nel 1968. L'edizione a stampa venne fatta a Roma nel 1968-69. Il nuovo testo si è posto nella vera linea di vita agostiniana: ha fatto risaltare l'autentico spirito di fraternità, ricorrendo ai princìpi di vita delle origini dell'Ordine e all'eloquente magistero di s. Agostino.

Vita b. Augustini Novelli, scritta da un autore anon. contemporaneo: ActaSS, Maii, die 19, IV, ed. Venezia 1740, p. 616-621; Giordano da Sassonia, Vitasfratrum, ed. cit.; E. Esteban, in AnalAug 2 (1907-08); Id., De duratione generalatus et de potestate legislativa in Ordine erem. S. Augustini, ivi 10 (1923-24) pp. 326-331; J. E. Barry - J. McDougall, A History of our Constitutions, in The Tagastan 20 (1958-59) pp. 2-15, 27-44; B. van Luijk, Bullarium Ord. E. S. Augustini. Periodus formationis 1187-1256, Würzburg 1964; I. Aràmburu, Las primitivas Constituciones de los Agustinos (Ratisbonenses del año 1290). Introd. y texto, Valladolid 1966.

IV. STRUTTURA E GOVERNO DELL'ORDINE

1. Nel breve Prae ceteris (2.7.1512) Giulio II indicava che l'Ordine agostiniano si componeva di "quattro gradi, ossia: dei Frati, delle Monache, dei Mantellati e di quelli cinti della sola cinghia" (L. da Empoli, Bullarium, p. 214). [col. 311] Nella terminologia abituale, si direbbe che questi quattro gradi erano costituiti dai Frati che pronunciano i voti solenni, quelli di cui si tratta in maniera particolare in questo articolo; dalle monache ® Agostiniane; dal Terz'ordine agostiniano e dalla Società di s. Agostino o Cinturati. Il loro complesso costituisce la famiglia agostiniana. L'Ordine è stato annoverato dal 1256 tra i Mendicanti, dove occupa il terzo posto. Lo dichiara la bolla di unione Licet Ecclesiae catholicae (9.4.1256), in cui si esprime la richiesta degli interessati: "che con la grazia dell'unione e di tale conformità venisse loro concessa, secondo il desiderato voto di povertà, una spontanea e perpetua abdicazione dai beni terreni". Questa povertà collettiva dell'Ordine come mendicante non esigeva che tali fossero le singole case. Di fronte alla protesta di alcuni che ritenevano che la clausola pontificia comportasse un obbligo di povertà per tutte le case dell'Ordine, la questione venne discussa nel capitolo generale di Roma (1257) e si concluse con la risposta negativa. Non era stata quella l'intenzione di Alessandro IV, benché non l'avesse indicato espressamente nella bolla di unione, e neppure di coloro che avevano partecipato al capitolo del 1256. Il motivo principale che venne addotto fu che vi erano case site lontane da luoghi abitati, le quali avrebbero ben difficilmente potuto difendersi se non avessero avuto proprietà. Il card. Riccardo degli Annibaldi [col. 312] approvò questa interpretazione, che venne confermata da papa Alessandro IV con la bolla Iis quae (13.6.1257). La concessione veniva fatta a quei conventi o quelle case che desiderassero possedere, "affinché coloro che desideravano proprietà, onde non essere costretti per il sostentamento del corpo e la cura delle cose necessarie a girare con l'affanno di Marta per ogni dove, potessero possedere lecitamente le cose che già avevano e acquistare in modo ragionevole e giusto quelle non ancora possedute; oppure potessero desiderare di osservare il voto di spontanea povertà e restarsene contenti nel proprio voto, come non avessero nulla e possedessero tutto" (AnalAug 3 [1909-10] p. 30). Tale privilegio fu molto vantaggioso per mantenere l'Ordine in una maggiore tranquillità, evitando un buon numero di discussioni inutili: l'Ordine continuava a essere mendicante, come indica Clemente IV nella bolla Ad consequendam gloriam, (12.11.1265), con cui concedeva ai Francescani il privilegio delle 300 canne, che cioè nessun altro Ordine mendicante potesse costruire una casa che fosse più vicina a essi della distanza suddetta. Il Papa avverte espressamente che viene considerato mendicante pure l'Ordine nel quale alcuni membri (case) possiedano e altri no (BullRomTaur 3 [1858] 759-60). Con una bolla del medesimo titolo Bonifacio VIII estendeva tale privilegio, ridotto però già a 140 canne, all'Ordine agostiniano (19.2.1295), rinnovando la medesima dottrina (L. da Empoli, Bullarium, p. 48s). Poiché esso viene classificato al terzo posto tra gli Ordini mendicanti, dopo i Domenicani e i Francescani, nel 1326 il p. generale Guglielmo da Cremona dichiara che l'Ordine agostiniano "è la terza colonna nell'edificio di Dio" (AnalAug 4 [1911-12] p. 29). In questo medesimo posto lo classificò Pio V nella bolla Romanus Pontifex (3.10.1567), determinando e stabilendo la precedenza degli Ordini mendicanti (cfr. BullRomTaur 7 [1862] 614-17). Non mancarono tuttavia alcune tensioni nell'Ordine a motivo del problema della povertà. Già nel sec. XIII si osserva che vi era la tendenza a evitare l'uso del privilegio di Alessandro IV, desiderando che tutte le case fossero di fatto mendicanti, non avendo proprietà che andassero al di là dei muri che limitavano i terreni attorno al convento. Il capitolo generale di Ratisbona (1290) dispose che venisse venduta qualsiasi altra proprietà, affinché tutti i conventi avessero "come fondamento la povertà". Tale disposizione passò, convenientemente adattata nella sua redazione, nelle costituzioni approvate nel medesimo capitolo. Se ne propongono i motivi dicendo che è necessario mantenersi liberi dalle preoccupazioni del secolo, per servire con assiduità e umiltà Dio "mediante le Messe, le preghiere, la predicazione e la lettura della Sacra Scrittura" (c. XLIV, ed. I. Aràmburu, n 467, p. 146). In realtà tale disposizione non divenne mai effettiva in tutto l'Ordine. Nel corso dei tempi si ebbero diversi ferventi sostenitori della povertà generale dell'Ordine: Giordano da Sassonia se ne dimostra assolutamente appassionato nel suo Vitasfratrum. In realtà vi era una causa molto influente contro la rinuncia totale: il fatto che s. Agostino non lo aveva prescritto né insegnato. L'Ordine è uno di quelli esenti fin dal sec. XIII. L'esenzione venne ottenuta a poco a poco, seguendo le orme dei Domenicani e dei Francescani. Già tramite la bolla Religiosam vitam eligentibus (26.4.1244), [col. 313] vennero concesse diverse cose, come abbiamo visto parlando dell'origine dell'Ordine. Però neppure la bolla Oblata Nobis di Alessandro IV (20.4.1257) costituisce una pietra miliare sulla via della esenzione. Bisogna attendere il pontificato di Niccolò IV per ottenere una esenzione sufficientemente considerevole. Il 23.8.1289, con la bolla Religiosam vitam suscipientibus, Niccolò IV concede l'esenzione al priore generale e ai frati dell'Ordine, alle case, sia quelle nelle quali abitano che le altre acquistate in qualsiasi modo, alle persone che in tali case servono come pure agli oblati, dovendo questi ricevere sepoltura nell'Ordine. Celestino V arricchi l'esenzione con la bolla Dum sollicitae (12.11.1294), in cui conferma tutte le grazie già concesse dai papi precedenti e ne perfeziona il contenuto, dichiarando che per nessun motivo o delitto possano venire citati avanti a un giudice ecclesiastico o secolare, ma che in casi simili gli interessati possono fare ricorso alla S. Sede. Fino ad allora, non si era parlato in nessuna bolla della esenzione nella predicazione e nelle confessioni: lo fa il medesimo Celestino con un'altra bolla che porta la stessa data, intitolata Ad fructus uberes. Il Papa concede che il p. generale da solo o i provinciali con i loro definitori riuniti in capitoli selezionino o destinino alla predicazione o alle confessioni i religiosi eruditi in Sacra Scrittura che essi ritengano adatti, senza che nessuno possa impedire a questi la predicazione o le confessioni, poiché l'esercizio di tale attività è da considerare come affidato loro per autorità apostolica. Quanto fece Celestino V, venne ripetuto quasi con le stesse parole da Bonifacio VIII. Con la bolla Sacer Ordo vester (21.1.1299), concede loro e ripete quanto aveva concesso Celestino V con la Dum sollicitae. Non contiene tuttavia la clausola che proibisce la citazione dinanzi a qualsiasi giudice che non sia la S. Sede, per qualsiasi delitto. Ricorda che, in precedenza, ha decretato di volere che l'Ordine "si mantenga in uno stato fermo, solido e stabile": con queste parole si riferisce alla soppressione, fatta nel marzo 1298 nella costituzione del II Concilio di Lione, Religionum diversitatem, pubblicata da Gregorio X, della clausola che lasciava gli Ordini degli Agostiniani e dei Carmelitani nel loro stato, finché la S. Sede non avesse determinato altrimenti. La soddisfazione nell'Ordine fu grande quando tale decisione venne comunicata con la bolla Tenorem cuiusdam constitutionis (5.5.1298); veniva a cessare così quell'incubo che sempre pesava su di esso a riguardo del futuro. Finalmente, con la bolla Inter sollicitudines nostras (16.1.1303), concede nuovamente la esenzione nella predicazione e nelle confessioni, con la medesima forma di selezione dei religiosi che era stata determinata da Celestino V. Aggiunge pure un terzo elemento: il privilegio di poter dare sepoltura nei propri conventi e nelle proprie chiese, salvo restando l'obbligo di versare la quarta portio funeraria, che il Papa aveva disposto nella Super cathedram (1300). E così con tutte queste concessioni, l'esenzione era praticamente completa. Mancava un dettaglio, per il quale gli Agostiniani ricorreranno a Clemente VI. Bonifacio VIII non parlava nella sua bolla della proibizione di venire citati dinanzi ad altri giudici che non fossero la S. Sede. Clemente VI, facendo menzione del privilegio di Bonifacio VIII, lo conferma e colma questa lacuna con la sua bolla Ad fructus uberes (19.7.1347). [col. 314] Per la concessione delle grazie e dei privilegi che abbiamo ricordato, Bonifacio VIII venne considerato dall'Ordine il Papa maggiormente benefico. In quanto mendicante, l'Ordine viene enumerato tra gli Ordini clericali. Questo tuttavia non avviene perché il sacerdozio o il clcricato siano ritenuti qualcosa di essenziale a esso, ma piuttosto perché si cerca che il maggior numero dei suoi membri, pur con libertà di opzione di ciascuno, divengano sacerdoti, in vista di un servizio più diretto nel ministero pastorale.

2. Il governo interno supremo dell'Ordine è costituito dai capitoli generali. All'infuori dei capitoli generali è tale il p. generale con o senza il consiglio generalizio, a seconda dei casi. I capitoli generali sono stati celebrati in circostanze ordinarie ben diverse nel corso dei secoli. Dalla fondazione dell'Ordine fino al 1281 erano celebrati ogni anno. Venne omesso, per circostanze indipendenti dalla volontà, quello del 1280, che pure secondo la disposizione del capitolo del 1279, celebrato a Perugia, avrebbe dovuto essere adunato in quell'anno a Padova. E appunto a Padova venne celebrato nel 1281. In esso si determinò che d'allora in poi il capitolo sarebbe stato celebrato ogni tre anni, procurando di celebrarlo nelle diverse regioni, "per l'onore dell'Ordine". Come motivo di questa modifica, si sostiene che la prassi anteriore causava molte spese alle province e che si impediva spesso il bene spirituale. I capitoli triennali si chiamavano "generalissimi" e in essi veniva fatta l'elezione del p. generale. Gli altri capitoli celebrati nei due anni intermedi, venivano chiamati "generali". Dopo questa determinazione, tutti i capitoli che si celebrano vengono chiamati semplicemente capitoli generali. Tale era l'importanza che si dava loro ancora nel sec. XV, che Andrea Biglia, nel discorso pronunciato nel capitolo di Bologna (1525), si lamentava delle circostanze che non avevano consentito in quei tempi di celebrarlo con la dovuta frequenza, poiché "in nessun modo era lecito, eccetto per gravissima necessità, far passare più di un triennio" (De disciplina Ordinis). La data di celebrazione solitamente era quella di Pentecoste. La norma del triennio venne a cadere con la celebrazione del capitolo di Montpellier (1430). In questa data, si stabilì che lo si celebrasse ogni quattro anni. Nel capitolo di Roma (1575) si determinò che, d'allora in poi, si sarebbe celebrato ogni sei anni per evitare spese e insieme per risparmiare incomodi agli oltramontani. Si stabiliva inoltre che, nel corso dei sei anni, se ve n'era necessità, si celebrassero talune "congregazioni" o riunioni dei priori provinciali e dei priori dei conventi generalizi. In realtà, non si celebrò mai alcuna congregazione o riunione. Nel capitolo di Bologna (1745) si affrontò la questione e si approvò la decisione della carica vitalizia del p. generale; per questo, si decise pure che i capitoli si sarebbero celebrati solo alla morte del p. generale o se questi venisse a mancare per altro motivo. Soppresso, nel capitolo di Roma (1786), il generalato vitalizio, si ritornò alla prassi dei sei anni. Nel 1968 venne celebrato il capitolo generale speciale per lo studio e l'approvazione delle nuove costituzioni, le quali prescrivono che si tenga un capitolo ogni tre anni, anche se l'elezione del priore generale avverrà soltanto ogni sei anni. [col. 315] I capitoli generali si celebrarono quasi sempre in Italia. Il primo che si sappia tenuto fuori d'Italia è quello di Ratisbona (1290). Tutti quelli precedenti sembra siano stati celebrati in Italia. Quelli non elettivi anteriori al 1281 lo furono quasi sicuramente, dal momento che vi assistevano unicamente gli italiani (AnalAug 2 [1907-08] p. 225). Nonostante che il capitolo di Padova (1281) avesse deciso che i capitoli successivi venissero celebrati in diverse regioni "per l'onore dell'Ordine", prima di quello di Ratisbona non se ne celebrarono altri fuori d'Italia. Il successivo, celebrato fuori d'Italia, fu quello di Montpellier (1324). Dopo questo, fino a quello di Ferrara (1406), vennero celebrati alternativamente in Italia e fuori d'Italia. Dal 1470 fino al 1965 vennero celebrati tutti in Italia, anzi dal 1582 quasi tutti a Roma. I superiori generali dapprima vennero eletti ogni tre anni, con la possibilità di essere confermati nei trienni successivi. In un primo tempo il priore generale doveva essere confermato dalla S. Sede prima di cominciare a governare. Date le difficoltà di ricorrere con prontezza alla S. Sede per ottenere la conferma, l'Ordine ottenne da Alessandro IV, con la bolla Solet annuere (17.7.1255), che il p. generale potesse amministrare l'Ordine, una volta eletto, sempre che non si fosse trattato di alienare beni, anche prima di ricevere la conferma del Papa o, in sua vece, del card. Riccardo degli Annibaldi. Se, quando si celebrava il capitolo, la Sede Apostolica era vacante, il p. generale restava ancora in carica sino alla creazione del nuovo Papa. Così prescrive il testo delle Costituzioni del 1284. La rinuncia alla carica di p. generale in ogni capitolo doveva essere accettata in nome del Papa dalla persona o dalle persone che il Papa avesse delegate. Il capitolo generale di Ratisbona chiese di procurare di ottenere il permesso che il p. generale potesse cedere l'ufficio nelle mani del capitolo. Bonifacio VIII lo concedeva con la bolla Sacrae religionis merita (8.4.1298). Anche la necessità che il Papa dovesse confermare il p. generale eletto, era fonte di non poche difficoltà e rischi. Per questo Clemente V concesse, con la bolla In Ordine vestro (18.6.1308), che il p. generale venisse considerato approvato con autorità apostolica nel momento in cui l'eletto avesse accettato l'elezione; gli ordinava unicamente di presentarsi al Papa entro il primo anno di superiorato. Tale grazia venne rinnovata da Sisto IV con la bolla Dum fructus uberes (7.2.1475), ma senza l'obbligo della visita. Il p. generale veniva aiutato da alcuni membri dell'Ordine denominati "soci" del p. generale. Presso la Curia romana si trovava sempre il procuratore generale dell'Ordine per trattare le questioni dinanzi alla S. Sede. Mutata la frequenza di celebrazione dei capitoli, cambiò pure la durata del mandato dei pp. generali, quantunque potessero venire rieletti senza limitazione di tempo sino al 1587. In tale anno Sisto V, non contento, a quanto pare, del fatto che nell'Ordine il p. generale venisse eletto per sei anni senza alcun obbligo di convocare capitoli in questo periodo intermedio, ove non sorgesse qualche questione grave, ordinò che, d'allora in poi, nessuno potesse venire rieletto. Nel 1745 venne stabilito che il p. generale fosse eletto a vita, senza alcun obbligo di convocare capitoli durante tale suo mandato. Ve ne furono due soltanto. [col. 316] Stanchi del lungo periodo del secondo, p. Francesco Saverio Vàzquez, generale dal 1753 al 1785, considerato soprattutto che era il terzo non italiano dall'inizio dell'Ordine, il generalato venne ridotto nel 1786 alla durata di sei anni. Nel 1859 il Papa dispose che i pp. generali venissero eletti d'allora in poi per 12 anni; come motivazione veniva addotta la convinzione che sei anni erano troppo pochi per poter compiere ciò che era di competenza di un superiore generale. Vi era tuttavia un capitolo o congregazione intermedia per rinnovare gli altri incarichi della curia generalizia e trattare i problemi dell'Ordine. La durata del generalato rimase così fissata fino al 1907, quando si determinò che essa fosse di sei anni, con la possibilità di rielezione. Quanto al governo centrale dell'Ordine, si ebbe un mutamento considerevole nel 1592. Il capitolo generale, secondo la disposizione di Clemente VIII, elesse due assistenti del p. generale, uno italiano e uno spagnolo, che d'allora in poi avrebbero formato il suo consiglio. Fino ad allora le decisioni erano dipese dal solo p. generale; d'allora in poi, per diverse cose, avrebbe dovuto consultare i suoi due consiglieri o assistenti. Quando questi due erano d'accordo, allora il p. generale era tenuto a seguirne l'opinione, salvo sempre il suo diritto di ricorrere alla S. Sede. Clemente VIII concretò i particolari di questo nuovo ordinamento nelle bolle De prospero (5.7.1593), e Quae a Nobis alias (27.4-1598). Nel corso del tempo si è andata perfezionando la loro funzione e ne è pure cresciuto il numero. Attualmente, essi possiedono l'incarico di essere ciascuno rappresentante di una attività dell'Ordine e allo stesso tempo di rappresentare [col. 317] una regione o una serie di province dinanzi alla curia generalizia, oltre a far parte del consiglio dell'Ordine. Fino al 1898 quasi tutti i generali furono italiani. Dopo tale data, il generalato acquista una nota ben marcata di internazionalità. Il primo generale non italiano fu il p. Tommaso da Strasburgo, eletto nel 1345. Vi fu un francese, Guido da Belregard o di Tolosa, eletto nel 1371. Il successivo generale non italiano fu il già ricordato peruviano Francesco Saverio Vàzquez, in carica dal 1753 al 1785. Nel 1800 il Papa nominò lo spagnolo p. Giorgio Rey; pure spagnolo fu il p. Venanzio Villalonga, nominato dal Papa nel 1829, secondo l'alternativa posta nel generalato di diversi Ordini tra la Spagna e le altre nazioni in virtù della bolla Inter graviores di Pio VII (15.5.1804). L'ultimo non italiano, prima del 1898, fu il maltese p. Paolo Micallef (1759-1865), che divenne in seguito arciv. di Pisa.

Sotto l'alta direzione del governo centrale, l'Ordine, almeno dal 1256, si suddivise in province secondo la forma moderna. Dico secondo la forma moderna, poiché sembra che, già prima del 1256, esistessero province, almeno due, che dovevano essere secondo lo stile di una visitazione di stile cistercense o premostratense. Infatti, i loro superiori immediati, per così dire, non erano priori provinciali, ma visitatori. Nella bolla Hiis quae (31.7.1255), che approva le riforme decise in un recente capitolo generale sul governo dell'Ordine, appaiono soltanto il priore generale, quello locale e i visitatori; non si cita affatto, come sarebbe stato richiesto dalle circostanze se egli ci fosse stato, il priore provinciale. Si diceva ordinariamente che, a motivo dell'unione del 1256, vennero create quattro province: una in Italia, un'altra in Spagna, un'altra in Francia e un'altra in Germania. In realtà, ci sono seri motivi per ritenere che ne siano state create diverse, almeno in Italia. Una determinazione del capitolo generale di Siena (1295) ci offre i nomi dei definitori e delle province che essi rappresentano: a quella data, vi erano già 16 province. Le province hanno sempre celebrato i propri capitoli, che sono la loro maggiore autorità interna. E' variata la frequenza della loro celebrazione: all'inizio si celebravano tutti gli anni; poi in seguito, ogni due anni; posteriormente ogni tre o quattro anni; attualmente, ogni due anni. Prima l'elezione dei priori provinciali veniva fatta in ogni capitolo; oggi si fa ogni quattro anni. I provinciali sono sempre stati eletti dai membri delle province attraverso i loro rappresentanti. Soltanto dal 1969 viene ammessa la votazione diretta, mediante lettera, da parte di tutti i membri con voce attiva.

Oltre alle province, nell'Ordine sono esistite le congregazioni. Queste sorsero "inizialmente" a partire dal 1387, e si sono raggruppate in congregazioni di Osservanza e congregazioni di Scalzi. Quelle di Osservanza sorsero con il fine primordiale e quasi esclusivo di restaurare la genuina osservanza dell'Ordine in pieno accordo con la regola e le costituzioni, osservanza che era molto decaduta. Facevano parte di tali congregazioni quei conventi che decidevano di osservare nella loro pienezza la regola e le costituzioni dell'Ordine: essi venivano di conseguenza sottratti all'autorità dei priori provinciali e sottoposti alla giurisdizione immediata del p. generale o di un suo vicario. I vicari del p. generale esercitavano ordinariamente l'autorità dei provinciali, e le congregazioni passarono [col. 318] a essere considerate nella loro struttura giuridica come le province. Viene considerata come prima congregazione di Osservanza quella "iniziata" nel 1387 a Lecceto (Siena), dove si formò un centro di spiritualità di grande fama. Fu lì che s. ® Caterina da Siena incontrò diversi dei suoi migliori discepoli e maestri, tra i quali merita un ricordo speciale l'agostiniano inglese Guglielmo Flete, che fu uno di coloro che più influirono sulla spiritualità della Santa. Le congregazioni di Scalzi nacquero verso la fine del sec. XVI nel clima spirituale creatosi in Spagna, soprattutto durante il regno di Filippo II, che spinse i membri di diversi Ordini a ricercare una vita più austera e penitente di quanto fosse esigito dalla regola e dalle costituzioni. E in questo non mancò di esercitare un certo influsso e stimolo la riforma carmelitana scalza, benché questa fosse frutto di altre circostanze. Non si trattava, infatti, di una riforma che sollecitasse anzitutto un ritorno necessario all'osservanza sostanziale delle leggi, ma piuttosto si desiderava dare loro un migliore e più esatto compimento in purezza e precisione. Neppure si trattava, per principio, di costituire nuove congregazioni dell'Ordine, ma di dedicare alcuni conventi già esistenti o di fondarne altri nuovi, nei quali si potessero ritirare coloro che desideravano vivere questa maggiore austerità e questa vita più penitente e raccolta, eminentemente contemplativa. Talvolta però si appartarono dall'orientamento genuino dell'Ordine. Le nuove congregazioni seguirono la figura giuridica delle congregazioni di Osservanza. L'Ordine favoriva tali movimenti, purché essi non attentassero alla sua unità e si mostrassero espressione di un autentico pluralismo nell'unità, così conforme allo stile dell'Ordine. Già nel capitolo generale di Roma (1575) era stata emanata una determinazione che li favoriva e che passò nelle costituzioni, pubblicate a Roma nel 1581. L'unità era condizione pienamente essenziale di sussistenza. Tuttavia esse lasciarono molto a desiderare in questo come pure, conseguenza che ne derivava, nell'obbedienza al p. generale. Anzi, la prima esperienza di questa vita mutò molto presto il suo autentico sentimento di vita fondazionale. La prima congregazione di Scalzi nell'Ordine fu quella degli Scalzi o Recolletti di Spagna e Indie. Gli statuti speciali o "Forma de vivir" furono redatti da persone veramente eminenti, come fra Luigi de Leòn, e vennero approvati (20.9.1589) dal p. provinciale e dai definitori, uno dei quali era lo stesso fra Luigi de Leòn. Il 19 ottobre la "recollezione" agostiniana venne avviata nel già veterano convento di Talavera de la Reina. Di fronte all'insuccesso di questo primo tentativo, la provincia di Castiglia cercò di dar vita, nel 1598, a un secondo che rispondesse alla stessa missione per la quale era stato avviato il primo. Esso continuò senza dubbio a far parte dell'Ordine e continuò ad esserlo per diversi secoli; solo nel 1912 questa congregazione si separò dall'Ordine in maniera un poco misteriosa e confusa, costituendosi nell'Ordine degli ® Agostiniani Recolletti. E stato ripetuto insistentemente che fu questa congregazione a dare origine alla congregazione degli Scalzi d'Italia e si sono creati non pochi luoghi comuni circa i suoi primi anni. In realtà, tale congregazione non ha niente a che vedere per la sua fondazione con quella della Spagna. La congregazione degli Scalzi d'Italia nasce dalla congregazione [col. 319] degli Eremiti di Sicilia o Centorbi. La sua fondazione ufficiale venne decretata dal p. generale dell'Ordine il 16.11.1593; suo fondatore fu il p. Ambrogio Staibanò e non il p. Andrea Diez. La congregazione si separò di fatto dall'Ordine agostiniano nel 1931 (® Agostiniani Scalzi). La congregazione degli Eremiti di Sicilia o di Centorbi nacque il 22.5.1585, quando presero l'abito a Catania e cominciarono il noviziato a Centorbi il fondatore p. Andrea del Guasto e altri 12 compagni eremiti, tra i quali il p. Andrea Diez. Il l.11.1586 emisero la professione solenne. Andrea del Guasto si era ritirato molto tempo prima a condurre vita eremitica su un monte di Giudica, dove si trovavano molti eremiti, seguendo l'esempio di Filippo Ducetti, che si era ritirato al tempo di Leone X sul monte di Scarpelli. Di lì gli eremiti, che lo avevano seguito, si erano propagati su altri monti e in altri luoghi isolati. Dopo 20 anni, Andrea decise di farsi religioso con voti solenni. A lui si unirono altri che avevano la stessa intenzione e decisero di affrontare la questione con il p. generale degli A. per fondare una congregazione che doveva far parte del suo Ordine. Il 2.2.1579, il p. generale confermava le trattative di unione. Le difficoltà tuttavia non consentirono che ciò divenisse realtà fino al 1585. Il fondatore morì il 7.9.1617, a 83 anni di età. La congregazione continuò fino al 1828, quando venne unita alla provincia di Sicilia in seguito a un decreto emanato l'anno precedente (® Agostiniani Scalzi). Il 13.4.1592 entrarono a far parte dell'Ordine alcuni eremiti di Colorito (Morano, Cosenza). Il fondatore, il sac. ® Bernardo da Rogliano, emette la propria professione nelle mani del p. vicario generale dell'Ordine, Agostino da Fivizzano, e si prescrive che gli altri la faranno nelle mani di Bernardo e dei suoi successori. Bernardo era nato a Rogliano nel 1519. Il 14.5.1545 si ritirò a Colorito per vivervi da eremita. Ben presto gli si unirono altri e in questo modo si formò il gruppo sopra ricordato. Egli morì nel 1602. La congregazione continuò fino al 1751, quando venne unita alle province vicine. Qualche tempo prima (1555), era stata unita all'Ordine anche un'altra congregazione fondata da poco tempo con il nome di ® Eremiti di S. Paolo primo eremita. Poiché essa lasciava molto a desiderare nel suo comportamento, dopo aver avuto molta comprensione e benevolenza da parte dei superiori dell'Ordine, venne soppressa nel 1567. Il 15.7.1614 Paolo V univa all'Ordine un'altra congregazione con lo stesso titolo di Eremiti di S. Paolo primo eremita, di origine francese, fondata nel 1595 da Guglielmo ® Caller. Ad essi il p. generale Fulgenzio Gallucci ordinò (20.7.1620) di accorciare un po' la parte posteriore inferiore del cappuccio, perché era troppo somigliante a quello degli Scalzi. Le due ultime congregazione esistenti nell'Ordine furono quelle di S. Giovanni di Carbonara (Napoli), fondata nel 1421 e unita alla provincia di Napoli nel 1947, e quella di S. Maria del Bosco in Sicilia, fondata l'11.8.1821 e unita alla provincia di Sicilia nel 1949. Benché in misura minore delle province, le congregazioni raggiunsero anch'esse, sommandosi le une alle altre, un buon numero. Quantunque, come abbiamo ricordato, giuridicamente giungessero a governarsi sullo stile delle province, eleggendo il vicario del p. generale nei loro capitoli, restava [col. 320] una grande differenza: mentre le province possedevano una propria divisione territoriale, senza doversi adattare ai confini delle province o regioni civili e geografiche, come dichiarò Giovanni XXII nella bolla Cum sitis (8.7.1330), esse non potevano invece coesistere le une nei territori delle altre. Ciò era esigito dalla loro funzione di facilitare un migliore governo al p. generale, poiché il p. provinciale era a più diretto contatto con il proprio ambiente e poiché con queste suddivisioni l'Ordine poteva meglio adattarsi alle circostanze di luogo proprie di ogni regione. Le congregazioni, invece, dato che il loro scopo era di promuovere talune osservanze, potevano estendersi senza alcun limite di luogo. Si diede perfino il caso di congregazioni, come quelle degli Scalzi di Spagna e Italia, che possedevano diverse province all'interno della congregazione. Anche nel sec. XIX si è cominciato ad ammettere province che, senza appartenere ad alcuna congregazione, non hanno limiti territoriali. Ciò fu dovuto soprattutto alle circostanze che indussero a creare nuove province in Spagna. L'esperienza è stata poco vantaggiosa, poiché si è limitata l'espansione territoriale dell'Ordine, concentrando le case di diverse province in luoghi ritenuti maggiormente adatti alla vita. Le cellule delle comunità più universali sono sempre state le comunità locali. Anche in esse è stata sempre attribuita un'importanza straordinaria al governo collegiale di fraternità e di dialogo. I superiori, chiamati sempre ufficialmente "priori", sono soggetti, oltre che ai superiori maggiori, in molte cose alle determinazioni dei capitoli locali. All'inizio, almeno fino al 1287, essi venivano eletti dalla propria comunità per un anno; in seguito, si proponevano tre nomi al capitolo provinciale, che ne sceglieva uno; più tardi, si è deciso di lasciare la libertà al p. provinciale e al suo consiglio di eleggere quelli che essi ritengono più convenienti. È da rilevare che ai capitoli delle case parteciparono sempre, con la stessa misura di diritti, fino al sec. XVI, sia i fratelli sacerdoti che quelli non sacerdoti. L'unica differenza era che, a motivo della giurisdizione, i fratelli non sacerdoti non potevano venire eletti priori o vicepriori né essere scelti come delegati per il capitolo provinciale. L'abito era lo stesso sia per gli uni che per gli altri. Prima di concludere questo paragrafo, conviene spendere alcune parole sul ® cardinale protettore. Si può dire che l'Ordine ebbe il proprio card. protettore fin dal momento della sua origine; anzi, che venne creato sotto la presidenza del card. protettore. Con la bolla Praesentium Nobis (16.12.1243), Innocenzo IV nominava il card. Riccardo degli Annibaldi "correttore e provvisore", il che in pratica equivaleva a protettore. Dopo il Papa, era lui la maggiore autorità per l'Ordine. Sotto la sua presidenza si realizzò pure l'unione del 1256. Il 29.3.1257 Alessandro IV lo nomina già espressamente Protettore dell'Ordine, con la bolla Inter alias sollicitudines, affidandogli la guida, la disposizione e il governo dell'Ordine unito con la medesima autorità che sui Francescani possiede il rispettivo cardinale protettore. Il Papa gli ricorda il posto che egli ha avuto dal tempo di Innocenzo IV nello sviluppo dell'Ordine, con la conseguenza che "da allora i fratelli ti hanno considerato come loro padre benevolo e tu li hai abbracciati con sincera carità nel Signore". Dopo il Papa, egli doveva essere la più alta autorità sopra di loro. Il card. Riccardo compì il proprio incarico con vero impegno: a lui si deve in gran parte il trionfo dell'Ordine; [col. 321] la sua attività è avvertibile continuamente. Morì nel 1276 e venne sepolto nella basilica del Laterano, dove si conserva il suo sarcofago, mentre una parte dei pezzi che componevano il suo primitivo mausoleo vengono conservati in ottimo stato nel chiostro della basilica. Alla morte di Riccardo, sembra che non gli succedette alcun cardinale protettore: pare supporlo la bolla Immensi molem di Niccolò IV (30.6.1288). Forse fu una decisione personale dello stesso Pontefice quella di nominare in tale data un nuovo cardinale protettore nella persona di Bernardo Laquissel, vescovo di Porto. Il motivo che viene addotto è che il Papa non può portare da solo tutto il peso del pontificato. Morto Bernardo nel 1294, la carica rimase nuovamente vacante e sembra che trascorresse molto tempo senza che venisse creato un altro cardinale protettore. Nel capitolo generale di Firenze (1326) si determinò di fare richiesta alla S. Sede di un nuovo cardinale protettore; ma questa determinazione non venne soddisfatta e nel successivo capitolo generale, celebrato a Parigi (1329), venne ritirata. Si deve giungere fino al card. Pietro Roger (dal 1370 Gregorio XI) per poter conoscere un nuovo cardinale protettore. Dal sec. XV si ebbe una successione quasi continua. Dal sec. XVII cominciano a essere poco più che semplici protettori nel significato immediato del termine, presiedendo ai capitoli generali. L'ultimo protettore fu il card. Amleto Cicognani (†1973), nominato da Giovanni XXIII nel 1962.

Giordano da Sassonia, Vitasfratrum; E. Roth, Cardinal Richard Annibaldi, in AugustLov 2-4 (1952-54); R. Kuiters, Licet Ecclesiae catholicae, II. The Commentary, ivi 6 (1956) pp. 14-36; cfr. anche in CommRel 38 (1957) p. 364; F. A. Mathes, The poverty Movement and the Augustinian Hermits, in AnalAug 31(1968) pp. 5-154, 32 (1969) pp. 5-116; K. Walsh, The "De vita evangelica" of Geoffrey Hardeby (c. 1320 - c. 1385), ivi 33 (1970) pp. 151-261; 34 (1971) pp. 5-83; C. Alonso, Beato Clemente de Osimo 1291). Tercer Prior General de los Agustinos, Roma 1970. - Sulla esenzione religiosa: I. Rodriguez, Egidio Romano y el problema de la exenciòn religiosa, Madrid 1958; Id., La exenciòn de la Orden de San Agustin en el aspecto teorico y en su aplicaciòn practica (1257), in CiudDios 169 (1956) pp. 536-59. - Sul priore generale: E. Esteban, Documenta de duratione Generalatus agentia, in AnalAug 2 (1907-08) 7-10; De electione Prioris Generalis Ordinis, ivi, pp. 158-64. - Sugli assistenti: E. Esteban, De Assistentibus R.mi p. Generalis Ordinis, ivi I (1905-6) pp. 403-13; Id., De gubernatione Ordinis nostri durante generalatus alternativa, ivi 14 (1931-32). - Sulle province e congregazioni: G. Tufarello, Vita del Padre fra Bernardo da Rogliano, Cosenza 1610; Fulgenzio da Caccamo, Sommario delle chronologiche notitie della vita, virtudi e miracoli del ven. Padre Fr. Andrea del Guasto di Castrogiovanni, Palermo 1677; E. Esteban, De Capitulis Generalibus Observantiarum Italiae Ord. Er. S. Augustini, in AnalAug 7 (1917-18) pp. 74-88; G. de S. Vela, Congregaciòn de San Pablo, primer eremitaño, in ArchAg 31 (1929) pp. 273-82; J. Alvarez, La recoleciòn agustiniana, Orden religiosa. El breve "Religiosas Familias" proclamò ante el mundo cristiano una Orden nueva, in Boletin de la Prov. de S. Nicolàs de Tolentino 52 (1962) pp. 289-306; B. Rano, Fisonomia y fin de los movimientos de recolecciòn y descatcez de la Orden Agustiniana en España, in CiudDios 182 (1969) pp. 30-65; Id., Series capitulorum et priorum generalium Ordinis, in Catalogus OSA, Roma 1971, pp. 357-63. - Sui cardinali protettori: T. de Herrera, Responsio pacifica, Bologna 1635, p. 346-50. - Sulle relazioni dei priori generali con le congregazioni: R. Gavotto, The General and the Congregations in the Order of St. Augustine, in AnalAug 35 (1972) pp. 305-72.

V. ESPANSIONE DELL'ORDINE E PERIODI DELLA SUA STORIA

1. Dal 1244 al 1350 - Si può parlare di un periodo di maturazione, di progresso e di fioritura. Come si è visto, all'inizio l'Ordine era incentrato principalmente in Tuscia. Con questo nome tuttavia non dobbiamo intendere soltanto la regione attuale di Toscana, ma un territorio più vasto [col. 322] comprendente pure zone che fanno parte attualmente del Lazio e delle altre regioni confinanti, benché i nuclei fondamentali dei gruppi che costituivano l'Ordine si trovassero nelle vicinanze di Lucca e di Siena. Da un mandato di procura, stilato il 3.5.1250 nel capitolo generale di Cascina (Pisa), veniamo a sapere che già allora l'Ordine possedeva almeno 61 case, che si estendevano, oltre che in Toscana e nel Lazio, in Liguria, Umbria, Romagna. A Roma, gli A. ottennero la loro prima casa, quella di S. Maria del Popolo, nel 1250, quando i Francescani che ne erano gli antichi proprietari si trasferirono a S. Maria di Ara Coeli presso il Campidoglio. Non sappiamo quando si propagarono fuori d'Italia. Senza dubbio già erano in Francia e Inghilterra prima del 5.7.1255. Ci sono testimonianze dell'esistenza dell'Ordine in Germania e in Spagna già prima dell'unione del 1256. Con l'unione del 1256, l'Ordine si estese specialmente in alcune regioni, secondo l'origine e l'estensione già raggiunta dagli Ordini che all'unione presero parte. L'Ordine dei Guglielmiti poté recare un proprio contributo, ma furono pochi i conventi che rimasero nell'Ordine agostiniano, soprattutto a partire dalla bolla Ea quae iudicio (30.8.1266) con la quale Clemente IV decideva il ritorno all'Ordine di s. Guglielmo di talune case, che erano continuate a restare incorporate all'Ordine agostiniano a seguito della grande unione del 1256; l'Ordine guglielmita, infatti, come abbiamo ricordato sopra, non aveva acconsentito in quanto tale all'unione e già con la bolla Licet olim (22.8.1256), il Papa aveva loro concesso di continuare come Ordine indipendente. Ciò nonostante rimasero all'Ordine agostiniano le case di Germania e di Ungheria (® Guglielmiti). Non continuarono a far parte dell'Ordine agostiniano neppure i Guglielmiti di ® Montefavale (Pesaro), che entrarono a far parte dell'Ordine dei Cistercensi. Un buon contributo venne recato invece dall'Ordine degli ® Eremiti di Giovanni Bono. Esso era esteso in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Umbria. Un altro bel gruppo fu quello degli Eremiti di ® Brettino (Pesaro). Come quelli di Giovanni Bono, anche questi avevano la Regola di s. Agostino ed erano mendicanti. L'Ordine era esteso principalmente nella Marca anconitana; poi si estese pure in Romagna, Veneto e Umbria. In quel medesimo anno 1256 venne realizzata un'altra unione con l'Ordine. Non si trattava di un altro Ordine, ma di una provincia italiana: il 27 luglio, il priore provinciale della provincia di Lombardia, che si chiamava Nicola, dell'Ordine dei ® Poveri Cattolici, a nome proprio e dei membri della sua provincia, emetteva a Milano l'atto di incorporazione all'Ordine agostiniano, obbedendo alla "santa Madre Chiesa romana e a Riccardo, cardinale diacono di Sant'Angelo". Il loro convento di Milano era intitolato a s. Agostino, ed essi ne seguivano la Regola. Alessandro IV approvò e confermò l'unione con la bolla Iustis petentium (23.10.1257). Il processo di tutte queste unioni non fu una cosa facile. Bisognò superare molte difficoltà che sorsero nel corso degli anni. Vari furono gli Ordini uniti. Come ci attesta la stessa documentazione della unione dei Poveri Cattolici, erano state incluse nella unione del 1256 altre professioni, oltre a quelle già citate: "aliae aliorum vocabulorum nuncupationibus": altre che venivano indicate con altri nomi. [col. 323] E' stato detto ripetutamente che dell'unione fecero parte pure i membri dell' "Ordo fratrum Poenitentiae Iesu Christi", (® Saccati), che avevano la Regola agostiniana (cfr. Giordano da Sassonia, Vitasfratrum, I, 14, ed. cit., p. 47, e altri autori). Ma ciò non risponde a verità. Tale Ordine rimase indipendente finché venne soppresso secondo la decisione del II Concilio di Lione (1274). Più tardi, alcuni dei suoi conventi, in numero inferiore tuttavia a quello incorporato da altri Ordini, entrarono a far parte dell'Ordine agostiniano. Uno di questi conventi fu quello di Parigi, nel quale gli A. si trasferirono nel 1293 e che è situato nell'attuale "Quai des Grands Augustins". Il 10.10.1290, Niccolò IV ordinò al patriarca di Gerusalemme di cedere agli Agostiniani il convento dei Saccati a S. Giovanni d'Acri, dove restavano soltanto tre frati. Un anno più tardi, tuttavia, la città cadde in mano agli infedeli e la disposizione pontificia non poté essere attuata. E' difficile determinare il numero di case di A. fino al tempo della unione. E' stato detto che, al tempo dell'unione, ci sarebbero state circa 180 case, che salirono a circa 300, vivente il card. Riccardo degli Annibaldi. Forse con un ottimismo esagerato, è stato calcolato che il numero degli A. fosse rispettivamente di 2.000 e 3.000. Non meno difficile è arrivare al numero delle province raggiunte con la grande unione. Sappiamo con certezza che ve ne erano. Ciò viene attestato da Alessandro IV nella stessa bolla Licet Ecclesiae catholicae. E' stato ripetuto che erano quattro. Tuttavia, furono senza dubbio in numero superiore. Probabilmente in territorio extra-italiano si ebbero province almeno dal 1256 in Germania, Francia, Inghilterra e Spagna. Tutto sembra indicare che in Italia ve ne furono diverse, confermando almeno quelle già esistenti propriamente come tali o che si somigliavano. E' molto probabile che risalgano per la loro origine a quegli stessi giorni le province di Lucca o Pisa, di Siena, di Roma e di Spoleto. Nelle regioni in cui predominavano coloro che provenivano dall'Ordine degli eremiti di Giovanni Bono, vi erano forse quelle della Lombardia, della Romagna "citra Padum" o semplicemente Emilia-Romagna e la Romagna "ultra Padum" o Marca trevigiana. Quelli che provenivano dall'Ordine degli eremiti di Brettino dovettero costituire la Firmana e la Anconitana. Fino al 1295 non possediamo una lista delle province dell'Ordine. Sulla base di un documento del capitolo generale di Siena (1295), troviamo rappresentate, in tale capitolo, le seguenti province in questo ordine: 1) Romana, 2) Regno, 3) Firmana, 4) Anconitana, 5) Spoletana, 6) Senese, 7) Pisana, 8) Lombarda, 9) Romagnola, 10) Trevigiana, 11) Ungheria, 12) Germania, 13) Francia, 14) Inghilterra, 15) Provenza e 16) Spagna. Sedici era il loro numero esatto. Non si può provare con documenti l'anno della loro fondazione, tuttavia di alcune consta molto presto l'esistenza: quella di Spagna nel 1257, quella di Pisa nel 1259, quella di Siena nel 1260, quella Anconitana nel 1262, ccc. Questa tappa venne segnata da una continua crescita dell'Ordine in tutti i sensi. Appunto Tolomeo Fiadoni da Lucca (†1327) pone già a cominciare dal 1285 il progresso dell'Ordine in studi e persone di grande valore: "In questo stesso tempo - egli dice - l'Ordine agostiniano viene promosso quanto a maestri a Parigi, mentre in precedenza ne erano stati impediti; [col. 324] oggi esso è reso eminente da uomini ben preparati, tra i quali emerge fra Egidio di nazione romano e arcivescovo di Bourges" (Hist. Eccles. a nativitate Christi usque ad annum circiter MCCCXII, RIS., vol. XI, Milano 1727, c. XV, lib. 13, col. 1191). Nel 1329 vi erano già 24 province. Non appare tra quelle registrate nel 1295, la Firmana, che probabilmente si era fusa con l'Anconitana; non vi compare neppure quella di Germania, che si era suddivisa in quattro, ossia: Baviera-Boemia, Colonia, Reno-Svevia e Turingia-Sassonia. Oltre a queste quattro, appare quella della Terra del Lavoro o Napoletana, che nacque come divisione di quella del Regno o Puglia. E' presente pure in Italia quella di Sicilia, e nelle isole del Mediterraneo la provincia di Terra Santa, chiamata pure provincia Oltre-marina o di Cipro, che occupò le isole del Mediterraneo orientale: Creta, Corfù, Cipro e Rodi specialmente. In Spagna fa la sua comparsa la provincia di Aragona o Catalogna. In Francia si crearono in questo periodo la provincia di Tolosa, che nacque da quella di Provenza, e quella di Narbona. Questo numero di province rimase immutato fino al sec. XV. Esso era ancora tale nel 1465 (cfr. Anal Aug 4 [1911-2] p. 82). Si realizzò poi la suddivisione di alcune province; in seguito, tuttavia, si unirono nuovamente. L'Ordine si estendeva dalla Polonia e Ungheria fino al Portogallo; dall'Irlanda alle isole del mare Egeo. In questi limiti l'Ordine si manterrà fino al sec. XVI, con l'aggiunta di qualche convento nei Balcani, in Ucraina e nei paesi baltici. Il periodo di progresso continuo si protrasse fino al 1350 circa. Ciò nonostante si poteva già rilevare qualche cedimento nella osservanza anche prima di questa data, soprattutto nella questione della povertà. Di qui la forte presa di posizione del p. generale Guglielmo da Cremona contro la situazione creatasi e le sue esortazioni a superare la crisi poco dopo essere stato eletto (1326). Preoccupato com'era dell'osservanza religiosa, voleva che la vita dei religiosi ne fosse la migliore raccomandazione. Non bisogna dimenticare che al suo fianco simpatizzavano alcuni A. che promovevano la ® vita evangelica sostenuta dagli ® Spirituali francescani, senza tuttavia cadere negli eccessi di questi ultimi. Essi difesero sempre l'unità dell'Ordine, pur dovendo far fronte a non poche sofferenze, come fece il b. Simone da Cascia. Sul problema della povertà, interverrà nel 1357 il p. generale Gregorio da Rimini.

2. Dal 1351 al 1539 - Si avverte un periodo di decadenza e allo stesso tempo un'ansia di rinnovamento dello spirito e dell'osservanza; come conseguenza, sorgono le congregazioni di Osservanza favorite dai pp. generali, onde restaurare il vero ordine e l'adempimento delle leggi. La causa principale della decadenza si dovette alla peste nera, che troncò tante vite. In seguito a ciò, si cominciarono ad ammettere persone senza vocazione o molto mal preparate per colmare i vuoti lasciati dai morti in tanti conventi. La rovina causata da tale peste nell'Ordine fu molto grande: il p. generale Ambrogio Massari da Cori dice nella sua Cronica S. Ordinis fratrum Her. S. Augustini (ed. Roma 1481, f. 105v) che "in questo tempo l'Ordine fu invaso da una peste gravissima, al punto che in un triennio dei fratelli del nostro Ordine ne migrarono da questa vita cinque mila e 84, 144 dei quali [col. 325] furono della provincia di Sassonia". Giordano Sassonia, che fu provinciale in detta provincia durante quel periodo, dichiara che si nutriva una paura profonda, al punto che i frati che chiedevano di recarsi a Roma per raccomandarsi a s. Pietro e ottenere il perdono del giubileo erano talmente numerosi, che se lo si fosse permesso, alcuni conventi sarebbero rimasti privi di frati (cfr. Vitasfratrum, II, 20, ed. cit., p. 223s). I pp. generali reagirono immediatamente contro la decadenza, a cominciare dal generale di quel tempo, il p. Gregorio da Rimini. Tuttavia, l'obiettivo non venne raggiunto. La decadenza venne aggravata dallo Scisma d'Occidente. I pp. generali cominciarono a rendere indipendenti dalla giurisdizione dei pp. provinciali, sottoponendoli a se stesso direttamente o attraverso un rettore delle case di Osservanza, quei Conventi che desideravano vivere conforme alla vera osservanza. In tale ambiente nascono le congregazioni di Osservanza. Quella di Lecceto viene considerata tradizionalmente come fondata nel 1387 e rimase in vita fino al 1782, quando venne unita alle province toscane. Quella di Germania o Sassonia dal 1419 al 1560; di essa fu membro Martin Lutero. Quella di S. Giovanni a Carbonara (Napoli), fondata verso il 1428, durò fino al 1947. Quella di Spagna (1431-1505) riuscì a incorporare tutta la provincia d'origine, giungendo a costituirsi (1505) nella continuatrice provincia di Spagna o di Castiglia, attraverso la quale passarono all'Osservanza tutte le province di Spagna e Portogallo con i loro territori. Quella di Monte Ortone, nel Veneto, durò dal 1436 al 1810. Quella di Perugia dal 1436 al 1770, anno in cui i suoi conventi vennero incorporati alla provincia Umbra e a quella dell'Aquila. Quella di Lombardia 1439-1815, fu la più illustre di tutte le congregazioni di Osservanza dell'Ordine per la sua estensione e per i nomi illustri che le appartennero e per la vita religiosa in essa praticata: in un catalogo redatto verso il 1539, essa compare come costituita di 77 conventi. Quella di Genova, 1473-1822, fu esemplare nelle sue relazioni con i priori generali dell'Ordine. Quella di Deliceto (Foggia) rimase in vita dal 1487 al 1662, quando i suoi conventi passarono alle province di Napoli e degli Abruzzi (AGA, Dd 98, f. 49v-57v). Quella degli Zampani o di Calabria durò dal 1501 al 1662, quando, per il suo sviluppo e per favorire un migliore governo, si suddivise in due: Calabria citeriore e Calabria ulteriore, venendo quest'ultima considerata la nuova, fondata nel 1546 e continuata fino al 1662. Tanto l'una come l'altra vennero unite, nel 1662, alle omonime province (ivi). Nel 1511 si era formata la congregazione Dalmata, su territori soggetti alla signoria veneta, principalmente nell'isola di Lesina, che sopravvisse fino al 1786. Il papa Eugenio IV tentò di porre tutti gli osservanti sotto un solo "rettore" di tutta l'Osservanza, formando una sola congregazione. Per tale motivo convocò, con la bolla Laudabilem in Domino (18.12.1445), un capitolo generale, che venne celebrato a S. Maria del Popolo (Roma) nel 1446. "Rettore" venne eletto il p. Remigio de Maceriis. Il p. generale Giuliano da Salem favorì e approvò tutto; lo stesso Papa lo confermò con la bolla Licet ex debito (15.11.1446). Un nuovo capitolo venne celebrato con tale scopo nel convento di S. Maria di Monte Specchio (Siena) nel 1449, ma non si riuscì a ottenere ciò che si auspicava. In questo periodo sorgono tre nuove province, [col. 326] e in tal modo si arriva al numero di 27: si tratta di quella dell'Abruzzo, per suddivisione di quella della Puglia, e di quella del Portogallo, i cui conventi erano stati membri della provincia di Spagna o Castiglia, fondate molto probabilmente nel 1476; quella di Sardegna, fondata nel 1512. In questo periodo proseguono con una notevole fioritura gli studi, soprattutto nei primi anni. Appare per la prima volta una determinazione di un capitolo generale sulle missioni. Fioriscono santi come s. Giovanni da Sahagùn e s. Rita da Cascia. Per quel che concerne il governo, spesso mancò un impegno deciso da parte dei priori generali. Il particolare che causò maggiore sofferenza all'Ordine in questo periodo fu la defezione di Martin Lutero, che l'Ordine procurò di trattare con ogni delicatezza. La problematica di Martin Lutero è vista oggi in modo ben diverso da come si vedeva in quei tempi. Non vi è dubbio che i pregi e le doti di Lutero erano molti. Fu una rovina la sua apostasia e il suo atteggiamento nei confronti della vita religiosa. Però forse Lutero non sarebbe stato il Lutero che conosciamo se le cose nella Chiesa fossero state vissute come venivano predicate.

3. Il periodo 1539-1785. - E' il periodo di maggior fioritura dell'Ordine, forse in tutti i sensi. Comincia con sicurezza nel governo, quando diviene generale Gerolamo Seripando, eletto appunto nel capitolo del 1539, e prevale la linea decisa. I priori generali giungono in visita in Spagna e in Portogallo, dove non consta fosse andato alcuno in precedenza. E' il periodo per eccellenza delle missioni, con la conseguente propagazione dell'Ordine in America e in Oriente e in Africa. L'Ordine raggiunge il maggior numero di province e congregazioni. Già nel 1543 viene fondata la provincia di Calabria, che si suddividerà (1662) in quelle della Calabria citeriore e della Calabria ulteriore. Nel 1547 sorge la provincia di Polonia a seguito dello smembramento della provincia di Baviera. Nel 1582 viene creata quella di Andalusia, per divisione da quella della Spagna o Castiglia, e nel 1578 quella di Stiria e Carinzia, per divisione di quella di Baviera; la nuova provincia cessa nel 1653. Nella seconda metà del sec. XVI scompare la provincia di Ungheria e si considera scomparsa pure quella d'Inghilterra, poiché, almeno dal 1581, i conventi che l'Ordine possedeva in Irlanda sono riconosciuti come una nuova provincia. Nel 1604 si forma la provincia di Boemia-Austria per smembramento di quella di Baviera: un ulteriore smembramento dà vita nel 1646 alla provincia di Austria. Nel 1650, attraverso separazione da quella di Castiglia, sorge la provincia delle Canarie. Nel 1682 si forma quella Tirolo-Salisburghese. Nel 1679 si separa da quella di Colonia la provincia Belga, che nel 1682 si divide a sua volta in due: Gallo-Belga, e Fiandro-Belga. Nel 1783, dietro pressioni politiche, con i conventi del principato di Liegi venne costituita la provincia di Liegi. Nel 1764 venne creata la provincia di Alsazia con sei conventi separati da quella Reno-Svevia. Nel 1770 la provincia dell'Aquila, con vari conventi della Umbra o Spoletana. Già nel 1625 era stata creata la provincia di Bourges o di S. Guglielmo: la costituirono alcuni conventi della provincia di Francia che già da alcuni anni vivevano all'interno di essa con maggior austerità e osservanza; per questo può essere annoverata tra le parti dell'Ordine che [col. 327-339] optavano per un livello di vita spirituale superiore a quello richiesto dalle costituzioni agostiniane. Caso unico nell'Ordine, nel 1752, papa Benedetto XIV eleva alla dignità di abbazia il convento di Brno (Cecoslovacchia). Fiorenti province di Osservanza, in quanto emanazione di quella della Castiglia, sorsero nei paesi di missione. Nel 1568 venne fondata in Messico la provincia del SS. Nome di Gesù, dalla quale nacque nel 1602, nella stessa nazione, quella di S. Nicola da Tolentino di Michoacàn. Poco prima del 1575, venne fondata la provincia del Perù. Nel 1579 venne eretta la provincia di Quito in Ecuador. Nel 1601, quella di Santa Fe in Nuova Granata (Colombia-Venezuela) o di Gracia. Nel 1627, dopo che già era stato compiuto qualche tentativo, venne fondata pure la provincia del Cile. Nel 1575, intanto, era stata fondata la provincia del SS. Nome di Gesù nelle Filippine. In questo stesso periodo si formarono varie congregazioni, non di Osservanza, ma di maggiore austerità di vita religiosa. Abbiamo già parlato di due di esse: quella degli Scalzi di Spagna e quella degli Scalzi d'Italia. Nel 1596 venne fondata quella degli Scalzi di Francia, che sopravvisse fino al 1790. [col. 340] Nel 1604, all'interno della provincia di Gracia, venne fondata in Colombia la recollezione: è nota come recollezione delle Indie Occidentali; nel 1629, essa fu incorporata alla congregazione di Spagna. Nel 1608 sorse una "congregazione" di Scalzi in Sicilia con il titolo di S. Maria del Soccorso, che nel 1621 venne unita a quella degli Scalzi d'Italia. Nel 1675, si creava quella del Portogallo, con un gruppo che viveva con maggiore rigorosità fin da prima nell'ambito della provincia omonima; rimase in vita fino al 1834. In precedenza si era formata nell'ambito della provincia di Sicilia la cosiddetta congregazione di S. Adriano; i suoi inizi risalivano al 1581; venne aggregata come tale all'Ordine nel 1586 e scomparve nel 1662, quando si unì alla congregazione di Centorbi (AGA, Dd 98, F. 40). Le congregazioni di Spagna e Italia ebbero anch'esse delle province, ma erano riconosciute soltanto nell'ambito della rispettiva congregazione, non come province ufficiali dell'Ordine. La congregazione di Spagna si estese in America, Filippine e Giappone; quella d'Italia, nell'impero austro-tedcsco. Gli studi fiorirono su larga scala durante questo pcriodo. In esso vissero figure come s. Tommaso da Villanova (†1555), [col. 341] il b. Alonso de Orozco (†1591), la b. Giuseppa Inés da Benigànim e i martiri giapponesi. All'inizio del periodo, l'Ordine possedeva circa 1000 conventi, distribuiti in 27 province e 10 congregazioni. Non conosciamo il numero di frati di cui era costituito: doveva essere senza dubbio abbastanza elevato; non era certo quello che è stato detto per gli ultimi anni del sec. XV con un evidente errore: "Al nostro tempo (1498) ... i conventi dell'ordine eremitano di cui possiamo trovare notizia sono circa duemila e gli iniziati circa 30.000" (M. A. Sabellico, Rapsodiae historiarum... part. 2, en. 7, lib. IX, Lione 1535, II, 215). Non si è mai avuto un numero così alto di A., benché ve ne sia stato uno sufficientemente alto già alla metà del sec. XIV, poiché, come si è visto, a causa della peste nera ne morirono 5.084. Possediamo una buona statistica degna di fede per l'anno 1575. Lo storico agostiniano Gerolamo Romàn, che già da diverso tempo si preoccupava della statistica dell'Ordine e che aveva visitato un numero sufficiente di territori, ci dice nelle sue Repùblicas del mundo (t. I, Medina 1575, f. 285v): "Esso possiede quaranta province, sedici osservanti e ventiquattro claustrali, ai nostri tempi vi sono mille monasteri o poco più, e in tutta la nostra religione si contano sedici mila frati; non conto i monasteri di monache che sono molti, perché non mi è stato possibile investigare su di essi". A eccezione del fatto che attribuisce il nome di province anche alle congregazioni, che erano dieci, tale statistica merita ogni considerazione. Esiste un'altra statistica valida per l'Italia, stilata nel 1650: in base a essa in tale anno vi sono in Italia 7.510 frati distribuiti in 751 conventi. Dato che l'Ordine continuò a crescere, si può calcolare che, verso il 1753, esso annoverasse circa 20.000 frati, distribuiti in circa 1500 conventi, con un totale di 43 province e 13 congregazioni.

4. Il periodo 1786-1880 - E' pieno di tristezze e di desolazione. Se si eccettuano le Filippine, gli Stati Uniti d'America e alcuni altri luoghi, abbonda ovunque un movimento di soppressione da parte dell'autorità civile. Il numero di province decresce continuamente. Il numero dei suoi membri diminuisce in quasi tutte. Se ne creano alcune nuove, ma numericamente molto inferiori a quelle scomparse. Nel 1817 viene fondata la provincia di Malta a seguito di smembramento della provincia di Sicilia. Si è già detto che, nel 1821, venne fondata in Sicilia la congregazione di S. Maria del Bosco. Nel 1825 viene fondata la nuova provincia di Napoli e in essa vengono inclusi tutti i conventi del Regno di Napoli, che abbracciava pure i conventi della Puglia, dell'Abruzzo e della Calabria: restavano così soppresse le altre province. Nel 1874 viene creata la prima provincia di A. negli Stati Uniti d'America, dove essi, da circa un secolo, lavoravano con grande interesse: si chiama provincia di S. Tommaso da Villanova. Non mancarono grandi personalità. Il Papa nomina cardinali due agostiniani. In questo periodo compie le sue importanti scoperte nel campo della genetica l'illustre Giovanni Gregorio Mendel. Sempre in questo periodo, gli A. cominciano a lavorare in Australia e ritornano in Cina. Si svolge in esso la maggior parte della vita del b. Stefano Bellesini e altri A. si distinguono per santità. [col. 342] Ogni giorno si notavano maggiori ansie di rinnovamento e di prospettive diverse. Però il p. generale Giovanni Belluomini era incapace di collaborare in tal senso e, per questo, era meno in grado di farsi promotore di iniziative efficaci: riteneva che Dio avrebbe riportato da solo, quasi senza la nostra collaborazione, le cose come ai tempi anteriori alla perdita degli Stati pontifici. Fu allora che un gruppo di A. scelti decisero di rivolgersi a Leone XIII, per chiedergli di porre a capo dell'Ordine una persona di maggiore iniziativa e audacia. Il p. generale Giovanni Belluomini, infatti, con tutta la sua buona volontà e convinto che i suoi servizi fossero preziosi per l'Ordine, riteneva che, per le circostanze politiche - e molti avevano aderito a questa sua idea - non fosse conveniente per il momento celebrare il capitolo generale, nonostante che egli avesse già superato il termine del suo mandato. Leone XIII comprese il problema e chiamò al governo dell'Ordine il p. Antonio Pacifico Neno, che con il suo governo cominciò effettivamente un nuovo periodo di restaurazione e di rinascita. Sul finire di quest'epoca, l'Ordine si era ridotto a circa 1.900 frati, distribuiti in circa 250 case, suddivise in 22 province e 4 congregazioni.

5. Il periodo che iniziò nel 1881 con il governo del p. Antonio Pacifico Neno, italiano, ma che lavorò a lungo negli Stati Uniti, dove si trovava al momento in cui venne chiamato alla direzione dell'Ordine, venne caratterizzato da una ripresa di fiducia dell'Ordine in se stesso e si poterono prevedere tempi sufficientemente migliori. Subito egli cominciò con l'aprire il noviziato in Italia e con il lanciare una grande campagna vocazionale, che entusiasmò l'Ordine. Il governo dell'Ordine diviene internazionale. Ai capitoli generali cominciano a venire gli A. di tutte le nazioni, eccettuati gli Scalzi e i Recolletti. Nei primi 20 anni, il Papa crea cardinali tre A.; vengono avviate nuove missioni e revisionate ripetutamente le costituzioni dell'Ordine; sono introdotte varie cause di beatificazione di religiosi vissuti in questo periodo; gli studi prendono un nuovo incremento; diventa un centro molto importante El Escorial, a Madrid (Spagna), affidato all'Ordine nel 1885. Particolarmente celebre è il capitolo generale del 1895. Da 103 anni gli A. spagnoli non partecipavano ad alcun capitolo, dal momento che dal 1804 fino al 1893 essi furono esenti dall'autorità del superiore di Roma. In questo capitolo vengono, approvate le nuove costituzioni e si fondano le province di Madrid - per smembramento di quella delle Filippine - e di Olanda; viene approvata la provincia di Castiglia, che si era iniziato a restaurare nel 1881, e si erige nuovamente in modo formale il regime di provincia per quella della Baviera o Germania. Nel 1926 si fonda la provincia del SS. Nome di Gesù in Spagna a seguito dello smembramento di quella delle Filippine. Nel 1941, quella di Chicago, per smembramento di quella di S. Tommaso da Villanova negli Stati Uniti. Nel 1952, quella dell'Australia, per smembramento di quella d'Irlanda. Nel 1967, quella del Canada, per smembramento di quella di Germania. Nel 1968, infine, quella di California, per smembramento ulteriore di quella di S. Tommaso da Viilanova. Inoltre, al principio del sec. XX, venne reimmessa sotto la giurisdizione immediata del priore generale [col. 343] l'abbazia di Brno in Cecoslovacchia, la comunità del celebre Giovanni Gregorio Mendel. Furono create due nuove assistenze: quella dell'America latina nel 1965, per suddivisione di quella della Spagna, e nel 1968 quella del Nordamerica, per suddivisione di quella di lingua inglese, e in quest'ultima venne inclusa pure la provincia del Canada. Statistiche relative a questo periodo: non viene inclusa la statistica dei frati e conventi delle congregazioni di Recolletti della Spagna e di quella degli Scalzi d'Italia, che erano parti dell'Ordine agostiniano fino al 1912 e 1931 rispettivamente. S'includono, invece, le congregazioni di S. Giovanni a Carbonara e del Bosco di Sicilia.

Anno Conventi Membri Province Congregazioni

1900 252 1808 24 4

1925 284 2195 24 3

1950 385 3526 26

1971 474 4180 28

Nel 1972 l'Ordine possedeva 28 province, quattro viceprovince e un vicariato dipendente direttamente dal p. generale. Gli altri vicariati dipendono dalle province. Si distribuiscono in sei assistenze. La prima assistenza è costituita da sette province italiane più quella di Malta. Quelle italiane sono: Romana, Picena o Marca anconitana, Umbra, Napoletana, Siciliana, Toscana, Ligure-Lombarda. La seconda assistenza è formata da quattro province spagnole, insieme alla provincia del Perù e quella della Colombia, essendo state affidate per la loro restaurazione alla provincia spagnola delle Filippine. Quelle spagnole sono: Castiglia, Filippine, Madrid e Spagna. Fanno parte di essa le viceprovince di Argentina e Brasile. La terza assistenza è costituita dalle province di Germania, Belgio, Cecoslovacchia e Olanda. A essa appartiene pure il vicariato detto di Vienna, sotto la giurisdizione diretta del p. generale. La quarta assistenza è formata dalle province di Irlanda e di Australia e dalla viceprovincia di Inghilterra-Scozia. La quinta assistenza è formata dalle province indipendenti dell'America latina: Messico, Michoacàn (Messico), Equatore e Cile. La sesta assistenza è formata dalle province del Nordamerica: Villanova (USA), Chicago, California e Canada. A essa appartiene inoltre la viceprovincia di Filadelfia. L'Ordine si estende attualmente nelle nazioni seguenti: Italia, Città del Vaticano, Spagna, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Cecoslovacchia, Polonia, Irlanda, Inghilterra, Malta, Tunisia, Algeria, Nigeria, Zaire, Etiopia, Filippine, Australia, Cina, Giappone, Indonesia, Canada, Stati Uniti, Portorico, Messico, Cuba, San Domingo, Panama, Venezuela, Colombia, Ecuador, Brasile, Bolivia, Uruguay, Cile, Argentina, Perù e (nel 1973) Portogallo.

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(coll. 328-340)

DIFFUSIONE DEGLI AGOSTINIANI IN ITALIA 1650-1750

A cura di B. van Luijk, OSA, presentiamo una carta geografica indicante la diffusione degli Agostiniani in Italia nel periodo di maggior sviluppo dell'Ordine (1650-1750). I dati indicanti l'inizio della presenza agostiniana e più ancora i dati indicanti l'abbandono nel sec. XIX sono approssimativi. L'asterisco indica la presenza di due o più conventi nella stessa città o nello stesso luogo. Le località stampate in corsivo nella lista sono quelle in cui gli Agostiniani sono ancora presenti (1974). Il lettore dovrà tenere presente, per la comprensione della cartina, che la congregazione di Lombardia dell'Ordine, poteva avere case anche in altre località d'Italia, non necessariamente situate in Lombardia.

CONVENTUALI DELLA LOMBARDIA

1. Alassio (1596 - 1855)

2. Albino (1501 - ????)

3.*Alessandria (1264 - 1855)

4.*Asti (1290 - 1800)

5. Bellinzona (1442 - 1790)

6.*Brescia (1254 - 1800)

7. Camerano-Alba (1461 - ????)

8. Canelli (1406 - 1855)

9. Carmagnola (1387 - 1855)

10. Casalpusterlengo (1380 - 1652)

11. Castellazzo (1380 - 1855)

12. Castelnuovo (1500 - ????)

13. Castiglione (1428 - ????)

14. Chignolo Po (1577 - ????)

15. Cocconato (1422 - 1855)

16. Coarsa (1292 - 1855)

17. Cornogiovane (1520 - 1652)

18. Correggio (1465 - ????)

19. Cusago (1518 - ????)

20. Francavilla (1529 - ????)

21. *Genova (1250 - ****)

22. Gravellona Lomelina (1577 - 1855)

23. La Spezia (1376 - 1855)

24. Lerici (1580 - 1855)

25. Lovere (1521 - 1652)

26. Masserano (1571 - 1652)

27. Massione (1612 - ????)

28.*Milano (1248 - ????)

29. Monastero (1484 - 1652)

30.*Monza (1258 - 1770)

31.*Nizza (1292 - 1800)

32.*Novara (1249 - 1855)

33.*Oneglia.Imperia (1496 - 1855)

34. Palazzolo

35.*Pavia (1277 - ????)

36.*Piacenza (1247 - 1855)

37. Piazza (1464 - ????)

38. Pinerolo (1260 - 1855)

39. Poggetto (1292 - 1790)

40. Rozzasco (1618 - 1652)

41 .*Savona (1360 - ????)

42. S. Angelo (1472 - ????)

43. Serravalle (1594 - 1855)

44. Silvano (1604 - ????)

45. Somma

46. Sturla

47. Tirano (1621 - 1652)

48.*Tortona (1248 - 1855)

49. Varese (1563 - 1855)

50. Varzi (1561 - 1855)

51.*Vercelli (1261 - 1855)

52. Viarigi (1613 - 1652

53. Vigevano (1520 - ????)

54. Vigone (1459 - 1855)

55. Villa Cappelletta (1487 - 1652)

56. Voghera (1623 - 1790)

57. Zavattarello (1604 - 1652)

OSSERVANTI DI LOMBARDIA

58. Almenno (1487 - 1652)

59. Asola (1496 - ????)

60. Avigliana (1479 - ????)

61. Barge (1438 - ????)

62. Bassano (1423 - 1780)

63. Bellagio (1504 - 1652)

64. Bellano (???? - ????)

65. Berceto (1536 - 1779)

66. Bergamo (1311 - 1797)

67.*Biella (1250 - 1810)

68. Bozzolo-Caburo (1470 - ????)

69. Brianza (1570 - ????)

70. Carignano (1432 - ????)

71. Casale Monferrato (1475 - ????)

72. Pontevico (1494 - ????)

73. Cavallermaggiore (1480 - ????)

74. Cavour 1501 - ????)

75. Cherasco 1518 - ????)

76.*Chiavari (1523 - 1855)

77. Chieri (1478 - ????)

78. Chivasso (1306 - ????)

79. Ciriè (1483 - ????)

80. Como (1258 - ????)

81. Crema (1250 - ????)

82.*Cremona (1249 - 1810)

83. Darfo (1584 - 1652)

84. Darzo (???? - ????)

85.*Fossano (1521 - 1855)

86. Gabiano (???? - 1652)

87. Gravedona (1467 - ????)

88. Inzago (1469 - ????)

89. Ivrea (1515 - ????)

90. Lecco (???? - ????)

91. Livorno di Lomb. (1590 - ????)

92. Lodi (1260 - ????)

93. Luzzara (1499 - ????)

94. Mantova (1249 - 1855)

95. Masone (1599 - ????)

96. Medole (1457 - 1652)

97. Nembro (1472 - ????)

98. Pisogne (1508 - ????)

99. Pomponesco (1612 - ????)

100. Pontremoli (1474 - 1816)

101. Ponzone (1635 - ????)

102. Rho (1500 - ????)

103. Riva (1612 - 1652)

104. Romano di Lomb. (1485 - ????)

105.*Saluzzo (1500 - 1810)

106. Savigliano (1470 - ????)

107. Turbigo (1635 - 1810)

108. Soresina (1495 - ????)

109. Spilamberto (1464 - ????)

110. S. Germano (1444 - 1652)

111. S. Pellegrino (???? - 1652)

112.*Torino (1452 - 1801)

113. Vaiano (???? - ????)

114. Viadana (1446 - ????)

115. Vigolzone (1500 - 1779)

116. Villafranca di Torino (1529 - ????)

OSSERVANTI GENOVESI o BATTISTINI

117. Alba (1554 - 1855)

118. Bobbio (1639 - 1652)

119. Borgo Val di Taro (1503 - 1779)

120. Borgo S. Donnino [Fidenza] (1510 - 1855)

121. Borzonasca (1635 - 1652)

122. Celle (1609 - ????)

123. Cervo (1600 - ????)

124. Ceva (1473 - 1855)

125. Chiavenna (1513 - 1779)

126. Cuneo (1595 - 1855)

127. Giussano (1617 - ????)

128. Levanto (1494 - 1855)

129. Loano (1582 - ????)

130. Montebruno (1486 - 1855)

131. Mondovi (Montereale di) (1539 - 1855)

132. Parma (1242 - 1855)

133. Pegli (1592 - 1855)

134. Pieve di Teco (1472 - 1855)

135. Poggio (???? - 1652)

136. Ponte d'Aste (???? - 1652)

137. Rapallo (1474 - 1855)

138. Sala (1510 - 1652)

139. Sampierdarefla (1620 - 1855)

140. Tenda (1490 - 1797)

141. Ventimiglia (1487 - 1855)

SCALZI D'ITALIA

142. Albisola (1628 - 1800)

143. Buronzo (1699 - 1810)

144. Dolceacqua (1625 - 1810)

145. Pianezza 1647 - 1805)

146. Sestri (1622 - ????)

147. S. Remo (1646 - 1800)

148. Triora-Imperia (1615 - 1800)

CONVENTUALI NEL VENETO

149. Chioggia (1301 - 1780)

150. Concordia (1488 - 1780)

151. Feltre (1316 - 1780)

152.*Ferrara (1245 - 1780)

153. Latisana (1445 - 1780)

154. Mirandola (1452 - 1780)

155.*Padova (1243 - 1866)

156. Pola (1530 - 1780)

157. Polesella (1528 - 1780)

158.*Rovigo (1528 - 1780)

159. Sacile (1443 - 1780)

160. Spilimbergo (1326 - 1780)

161. Trento (1271 - 1780)

162. Treviso (1245 - 1866)

163. Udine (1370 - 1780)

164.*Venezia (1240 - 1866)

165. Venzone (1399 - 1780)

166. Verona (1243 - 1866)

167. Vicenza (1244 - 1780)

OSSERVANTI NEL VENETO

168. Bodeno (1731 - 1780)

169. Castaldo (1579 - ????)

170. Cittadella (1435 - 1770)

171. Loreo (1573 - 1770)

172. Méolo (???? - 1770)

173. Monteortone (1438 - 1770)

174. Olmo (1480 - 1770)

175. Salvore (1526 - ????)

176. Zocco (1512 - 1770)

CONVENTUALI NELLA ROMAGNA

177.*Bologna (1245 - ****)

178. Borgo S. Sepolcro (1249 - ????)

179. Carinola di Sarsina (1571 - ????)

180. Carpi (1447 - ????)

181. Casanello (1421 - 1652)

182. Castelfranco (1525 - ????)

183. Castelnovo (1514 - 1652)

184. Castel S. Pietro (1421 - ????)

185. Cento (1415 - ????)

186. Cervia (1420 - ????)

187. Cesena (1225 - ????)

188. Cesenatico (1598 - 1652)

189. Finale (1494 - ????)

190. Forlimpopoli (1261 - ????)

191. Galeata (1290 - ????)

192. Linaro (1477 - 1652)

193. Mercato Saraceno (1480 - 1652)

194. Miratorio (Scavolino) (1370 - 1652)

195.*Modena (1244 - ????)

196. Pennabilli (1374 - 1652)

197. Pian di Meleto (1285 - 1652)

198. Poggiolo (1247 - 1652)

199.*Ravenna (1244 - ????)

200. Ravona [S. Paolo] in Alpi (1565 - 1652)

201. Rimini (1246 - ????)

202. Sestino (1470 - ????)

203. Spinalbeto (1556 - 1652)

204. S. Agata di Bologna (1607 - ????)

205. S. Clemente (1497 - 1652)

206. S. Donato (1624 - 1652)

207. Talamello (1300 - ????)

208. Val di Noce (1308 - 1652)

209. Verucchio (1244 - ????)

OSSERVANTI NELLA ROMAGNA

210. Dozza (???? - ????)

211. Faenza (1248 - ????)

212. Forlì (1248 - ????)

213. Imola (1249 - ????)

214. Reggio Emilia (1244 - ????)

215. Modigliana (???? - ????)

216. Comacchio (1622 - 1800)

CONVENTUALI NELLA TOSCANA

217. Asciano (1240 - 1782)

218. Bagnone (1619 - 1782)

219. Barga (1396 -1782)

220. Borgo a Buggiano (1315 - ????)

221. Campiglia (1514 - 1652)

222. Cascina (1244 - 1652)

223. Castiglione della Pescaia (1254 - 1652)

224. Certaldo (1250 - 1782)

225. Empoli (1296 - ????)

226.*Firenze (1250 - ????)

227. Fivizzano (???? - ????)

228. Guardistallo (1240 - 1652)

229. Livorno (1256 - ????)

230. Luogonovo (1352 - ????)

231. Marcialla (1394 - 1652)

232.*Massa di Carrara (1568 - ????)

233. Montecatini (1273 - 1782)

234. Monteforte (1250 - 1652)

235. Pietrasanta (1381 - ????)

236. Pisa (1266 - ????)

237.*Pistoia (1254 - ????)

238.*Poggibonsi (1310 - 1860)

239. Porretta-Peretta C. (???? - 1652)

240. Pozzo (1637 - 1652)

241. Prato (1254 - 1782)

242. Rupecava (1244 - ????)

243.*Sasseto (1468 - 1652)

244. Scarperia (1325 - ????)

245. S. Gimignano (1280 - ????)

246. S. Miniato (1275 - 1860)

247. Vicopisano (1240 - 1652)

248. Volterra (1278 - ????)

249. Lucca (1240 - ????)

CONVENTUALI NEL SENESE

250. Anghiari (1293 - 1860)

251. Arezzo (1257 - 1816)

252. Asciano (1250 - 1860)

253. Caldana (1629 - 1652)

254. Capalbio (1429 - 1652)

255. Castiglion aretino (1333 - 1860)

256.*Colle (Val d'Elsa) (1305 - 1785)

257. Cortona (1229 - 1860)

258. Foiano (1621 - 1652)

259. Gambassi (1384 - 1652)

260. Gerfalco (1410 - 1860)

261. Magliano (1600 - 1652)

262. Massa Marittima (1273 - 1860)

263. Montalcino (1262 - 1816)

264. Montepulciano (1269 - 1860)

265. Monte San Savino (1303 - 1860)

266. Monticiano (1254 - 1860)

267. Pereta (1250 - 1652)

268. Pienza (1582 - 1785)

269. Piombino (1285 - 1860)

270. Port'Ercole (1398 - 1652)

271. Rosia (1250 - 1652)

272. Scarlino (1338 - 1860)

273.*Siena (1258 - 1972)

274. Somma (1250 - 1652)

275. Suvereto (1250 - 1652)

276. S. Fiora (1259 - 1860)

277. Talamone (1624 - 1652)

278. Tirli (1605 - 1860)

279. Vallese di M. Pulciano (1570 - ????)

OSSERVANTI DI TOSCANA

280. Ardenghesca (1240 - 1782)

281. Crevole (1684 - 1782)

282.*Lecceto (1240 - 1782)

283. Montespecchio (1241 - ????)

284. Batignario (1621 - 1873)

CONVENTUALI NELL'UMBRIA

285. Accumoli (1338 - 1652)

286. Amatrice (1330 - 1866)

287.*Amelia (1245 - 1790)

288. Antrodoco (1380 - 1866)

289. Bevagna (1251 - 1790)

290. Cagli (1286 - 1652)

291. Cantiano (1272 - 1790)

292. Cantalice (1426 - 1866)

293. Casa Castalda (1526 - 1652)

294. Cascia (1300 - ????)

295. Castelrigone (1432 - 1652)

296. Castelritaldi (1287 - 1790)

297. Castiglione del Lago (1457 - 1790)

298. Cerqueto (1294 - 1652)

299. Cerreto (1326 - 1790)

300.*Città di Castello (1462 - ????)

301. Cittaducale (1350 - 1866)

302. Corciano (1299 - 1652)

303. Collevecchio (1612 - 1652)

304. Cottanello (1385 - 1790)

305. Episcopia (1648 - 1652)

306. Foligno (1248 - ????)

307. Gualdo Cattaneo (1258 - 1652)

308. Gualdo Nocera (1380 - 1790)

309. Gubbio (1239 - ????)

310. La Fratta (???? - 1652)

311. L'Aquila (1282 - 1866)

312. Leonessa (1420 - 1866)

313. Lugnano (1345 - 1652)

314. Mercatello (1547 - 1652)

315.*Montefalco (1275 - ????)

316. Montereale (1350 - ????)

317. Monte Vettore (1497 - ????)

318.*Narni (1241 - 1790)

319. Norcia (1300 - 1866)

320. Panicale (???? - 1652)

321. Pergola (1528 - ????)

322.*Perugia (1257 - ????)

323. Pietralunga (1509 - 1652)

324. Posta (1397 - 1866)

325.*Rieti (1353 - 1790)

326. Sigillo (1375 - 1790)

327.*Spoleto (1251 - 1866)

328. S. Gemini (1367 - 1866)

329. Terni (1252 - ????)

330. Todi (1256 - 1790)

331. Torricclla (1626 - 1652)

332. Turano (???? - 1866)

333. Valleonina (1515 - 1652)

334. Visso (1370 - 1866)

OSSERVANTI IN UMBRIA

335. Labro (1615 - 1652)

336. Appignano (1583 - 1810)

337. Castelnovo (1608 - 1652)

338. Collemaggio-Assisi (???? -1652)

339. Fabriano (1251 - 1866)

340. Giano (1496 - 1810)

341. Sassoferrato (1379 - 1810)

342. S. Valentino di Chieti (1595 - 1866)

343. Sulmona (1262 - 1866)

CONVENTUALI NELLE MARCHE

344. Acqualagna (1521 - 1652)

345. Amandola (1320 - ????)

346. Ancona (1300 - 1866)

347.*Ascoli (1250 - 1866)

348. Bargni (1501 - 1652)

349. Belvedere di Senigallia (1383 - 1652)

350. Brettino (1220 - 1652)

351.*Camerino (1251 - 1866)

352. Cartoceto (1359 - ????)

353. Castelfidardo (1501 - ????)

354. Cingoli (1250 - 1866)

355. Civitanova (1252 - 1866)

356. Corinaldo (1381 - 1866)

357. Esanatoglia (1380 - ????)

358. Fano (1265 - ????)

359.*Fermo (1250 - ????)

360. Filottrano (1522 - 1652)

361. Fossombrone (1337 - 1866)

362. Grottammare (1380 - 1652)

363. Jesi (1248 - 1866)

364. Lapedona (1490 - 1652)

365.*Loreto (1704 - ????)

366.*Macerata (1251 - 1866)

367. Massignano (???? -1652)

368. Matelica (1378 - 1866)

369. Mondolfo (1450 - ????)

370. Montalto (1251 - 1652)

371. Montecasciano (1380 - ????)

372. Montecchio (Monticoli) (1380 - ????)

373. Montecchio-Treia (1251 - 1866)

374. Montecosaro (1253 - 1866)

375. Montefortino (1384 - 1652)

376. Montegiorgio (1265 - ????)

377. Montegranaro (1252 - 1866)

378. Monteleone (1423 - 1652)

379. Montelpare (1279 - 1866)

380. Montemilo (1378 - 1866)

381. Montemonaco (1373 - 1652)

382. Montenovo-Ripatransone (1574 - 1652)

383. Monterubbiano (1252 - 1866)

384. Montesanto (1250 - 1866)

385. Montesicuro (1545 - 1652)

386. Montolmo (1252 - 1652)

387. Monturano (1603 - 1652)

388. Morovalle (1308 - 1866)

389. Offida (1253 - ????)

390. Orciano (1582 - 1652)

391. Osimo (1248 - 1866)

392. Penna di S. Rocco (???? -1652)

393. Pesaro (1245 - ????)

394. Pievetorina (1434 - 1866)

395. Polverigi (1250 - 1866)

396.*Recanati (1276 - ????)

397. Ripatransone (1420 - ????)

398. Rocca Contrada [Arcevia] (1399 - 1652)

399. Sarnano (1424 - ????)

400. Senigallia (1599 - 1652)

401. Servigliano (1573 - 1652)

402. S. Angelo in Pontano (1251 - ????)

403. S. Costanzo (1480 - ????)

404. S. Elpidio (1252 - 1866)

405. S. Genesio (1251 - 1866)

406. S. Giusto (1440 - ????)

407. S. Lorenzo in Campo (1460 - 1652)

408.*S. Martino (1460 - ????)

409. S. Severino (1252 - 1866)

410. S. Vittoria (1252 - ????)

411. Tolentino (1250 - ????)

412. Torre di Palme (1290 - 1652)

413. Urbino (1275 - 1652)

414. Valmanente (1240 - ????)

415. Acquaviva (1613 - ????)

NELLA PROVINCIA ROMANA

416. Acquapendente (1291 - ????)

417. Albano (1432 - ????)

418. Anagni (1295 - ????)

419. Ariccia (1560 - ????)

420. Bagnoregio (1254 - 1810)

421. Bracciano (1436 - ????)

422. Campagnano (1290 - 1652)

423. Capranica (1559 - 1652)

424. Carpineto (1290 - [2005])

425. Catino (1430 - 1652)

426. Cave (1388 - ????)

427. Centocelle (1255 - ????)

428. Cerveteri (1295 - ????)

429. Civitavecchia (1600 - 1652)

430. Città della Pieve (1270 - 1873)

431. Corchiano (1400 - 1873)

432. Cori (1265 - 1873)

433. Corneto - Tarquinia (1260 - 1873)

434. Fabrica (1603 - 1873)

435.*Frosinone (1400 - 1873)

436. Gallese (1517 -????)

437. Genazzano (1270 - ????)

438. Isola Martana (1458 - 1873)

439. Maenza (???? - ????)

440. Magliano di Sabina (1270 - 1652)

441. Marino (1580 - 1955)

442. Mazzano (1584 - 1652)

443. Montalto (1580 - 1652)

444. Montefiascone (1285 - 1873)

445.*Nepi (1270 - ????)

446. Orte (1274 - 1873)

447 *Orvieto (1250 - 1873)

448. Ostia (1559 - ????)

449.*Palombara (1424 - ????)

450. Poli (1422 - ????)

451. Priverno (1588 - 1652)

452. Ripi (1610 - 1873)

453. Roccagorda (1561 - 1652)

454.*Roma (1250 - ???)

455. Ronciglione (1575 -????)

456. Sambuci (1607 - 1652)

457. Sermoneta (1505 - ????)

458. Sora (1559 -1652)

459. Soriano-M. Cimino (1250 - 1873)

460. Sorano (1395 - 1652)

461.*Stabbia (1562 - 1652)

462. Stretto (1270 - ????)

463. S. Padre (1634 - 1652)

464. S. Severa (1244 - 1652)

465.*Tivoli (1254 - ????)

466. Tolfa-Allumiere (1255 - ????)

467. Toscanella (Tuscania) (1275 - 1873)

468. Veroli (1270 - 1873)

469. Viterbo (1260 - ****)

470. Vitorchiano (1558 - ????)

OSSERVANTI NEL LAZIO

471. Aspra in Sabina (1617 - 1652)

472. Velletri (1445 - 1780)

473. Genzano (1285 - ????)

474. S. Gregorio da Sassola (1671 - 1873)

CONVENTUALI NEGLI ABRUZZI

475.*Atri (1390 - 1810)

476. Campobasso (1570 - 1810)

477. Chieti (1613 - 1810)

478. Gildone (1515 - 1810)

479. Giulianova-Archi (1553 - 1652)

480. Lanciano (1273 - 1810)

481. Ortona (1410 - 1652)

482. Penne (1450 - 1810)

483. Pescara (1560 - 1810)

484. S. Angelo (Città) (1314 - 1810)

485.*Teramo (1268 - 1810)

486. Termoli (1422 - 1652)

487. Tortoreto (1409 - 1810)

488. Vasto (1290 - 1810)

OSSERVANTI NEL PUGLIESE

489. Cerchio (1613 - 1873)

490. Nereto (1633 - 1810)

491. Atripalda (1620 - 1866)

492. Castelluccio (1542 - 1652)

493. Corsano (1507 - 1652)

494. Deliceto (1487 - 1652)

495. Montefalcone (1525 - 1652)

496. Tufara (1550 - 1652)

CONVENTUALI NEL PUGLIESE

497. Acquaviva (1300 - 1810)

498. Altamura (1541 - 1810)

499. Andria (1350 - ????)

500. Atella (1490 - 1652)

501. Bari (1508 - 1810)

502. Barletta (1350 - 1810)

503. Bisceglie (1543 - 1810)

504. Bitonto (1480 - 1810)

505. Brindisi (1330 - 1810)

506.*Carbonara (1610 - ????)

507. Casal di Maschito (1600 - 1652)

508. Casalnuovo (1560 - 1800)

509. Cerignola (1475 - 1810)

510. Cursi (1530 - 1800)

511. Foggia (1320 - 1810)

512. Ginosa (1634 - 1810)

513. Giovinazzo (1454 - 1810)

514. Gravina (1553 - 1810)

515.*Lecce (1362 - 1810)

516. Lucera (???? -1800)

517. Manduria (???? - ????)

518. Maruggio (1580 - 1652)

519. Massafra (1572 - 1810)

520. Matera (1592 - 1810)

521. Melfi (1410 - 1810)

522. Melpignano (1573 - 1800)

523. Modugno (1593 - 1800)

524. Montepeloso-Irsina (1591 - 1800)

525. Montescaglioso (1540 - 1800)

526. Potenza (???? - 1810)

527. S. Severo (1487 - 1652)

528. Sogliano (1617 - 1800)

529. Taranto (1402 - 1810)

530. Trani (1470 - 1810)

531. Venosa (1345 - 1800)

532. Nardò (1634 - 1810)

CONVENTUALI NEL REGNO NAPOLETANO

533. Acerra (1440 - 1652)

534. Arenella (1575 - 1652)

535. Ariano-Irpino (1500 - 1780)

536. Arienzo (1360 - ????)

537. Arpajo (1571 - 1652)

538. Ascoli (1470 - 1810)

539. Avellino (1566 - ????)

540.*Aversa (1380 - ????)

541. Baselice (1573 - 1780)

542. Bellona (1578 - 1652)

543. Benevento (1430 - ????)

544. Boiano (1317 - 1652)

545. Boscoreale (???? -1652)

546. Buccino (1290 - ????)

547. Campagna (1400 - ????)

548. Candida (1424 - ????)

549. Caserta (1465 - 1652)

550. Castellammare (1620 - 1652)

551. Cava dei Tirreni (1582 - ????)

552.*Diane-Magliano (1370 - ????)

553. Gragnano (1415 - ????)

554. Guardia(regia) (1490 - ????)

555 *Ischia (1300 - 1652)

556. Laurino (1315 - 1652)

557. Lauro (1533 - ????)

558. Laviano (1582 - 1652)

559. Lettere (1497 - 1652)

560. Marano (1633 - 1652)

561 *Massalubrense (1523 - 1652)

562. Minori (1628 - 1652)

563. Montecalvo (1518 - 1810)

564. Monteroduni (???? - 1652)

565. Montoro (1471 - ????)

566 .*Napoli (1271 - ????)

567. Nocera (1580 - ????)

568. Nola (1504 - ????)

569. Orsolane (1609 - 1652)

570.*Panni (1503 - ????)

571. Pescopagano (???? - 1652)

572.*Pietrabianca (1517 - ????)

573. Pietracatella (???? - 1652)

574 Prata (1400 - 1652)

575. Prignano (1582 - 1652)

576. Ravello (1424 - 1652)

577. Riccia (1280 - 1652)

578.*Salerno (1309 - ????)

579. Sicignano (1531 - ????)

580. Solofra (1380 - ????)

581. Sorbo (1555 - 1652)

582. S. Angelo in Panicale (1514 - 1652)

583. S. Bartolomeo in Galdo (1525 - 1810)

584. S. Giorgio La Molara (1474 - 1652)

585. Teano (1374 - 1652)

586. Torre Annunziata (1605 - 1652)

587. Troia (1504 - ????)

588. Vairano-Patenora (1350 - ????)

589. Venafro (1460 - ????)

OSSERVANTI NEL NAPOLETANO

590. Apice (1437 - 1652

591. Capaccio (1565 - 1652)

592. Capua (1301 - 1866)

593. Carinola-Caleno (1445 - 1652)

594. Celso (1609 - ????)

595. Frattapiccola-Pardinola (1628 - 1866)

596.*Gaeta (1418 - 1866)

597. Monte Cicerale (1582 - 1652)

598. Monteforte (1598 - 1652)

599. Pietramelara (1462 - ????)

600. Posilippo (1480 - 1866)

601 *Pozzuoli (1460 - ????)

602. Rocca Romana (1544 - 1652)

603. Rotino (1577 - 1652)

604. Sasso (1540 - ????)

605. Sessa (1388 - 1866)

606. Somma (1550 - 1652)

607. Sorrento (1345 - 1866)

608. Teverola (1560 - ????)

609. Calabritto (1634 - ????)

610. Capriglia (1620 - 1652)

611. Cassano (1640 - 1751)

612. Chiaromonte (1628 - 1751)

613. Colobraro (???? - 1652)

614. Episcopia-Atropice (1610 - 1751)

615. Moliterno (1630 - 1652)

616. Morano-Colorito (1522 - 1751)

617. Mormanno (1620 - 1751)

618. Nocera di Anglona (1616 - 1751)

619. Orsomarso (1601 - 1652)

620. Rogliano (1640 - 1751)

621. S. Lorenzo Maggior (1645 - 1751)

622. Viggiano (1597 - 1751)

623. Resina (Ercolano) (1613 - 1810)

CONVENTUALI NELLE CALABRIE

624. Acri (1408 - 1652)

625. Albidona (1560 - ????)

626. Amantea (1500 - 1652

627.*Belvedere (1446 - 1800)

628. Bocchigliero (1470 - 1800)

629. Buonvicino (1568 - 1652)

630. Calovesi (1642 - 1652)

631. Campodorato (1584 - 1800)

632. Castiglione Marittimo (1576 - 1800)

633.*Cosenza (1420 - 1800)

634. Fuscaldo (1300 - 1800)

635. Grisolia (1611 - 1652)

636. Melissa (1546 - 1800)

637. Castiglioncosentino (1576 - 1800)

638. Paola (1433 - 1800)

639. Rocca di Neto (1539 - 1652)

640. Lago Cosentino (1730 - 1790)

641. Rose (1585 - 1652)

642. S. Mauro (1600 - 1652)

643. S. Giovanni in Fiore (1591 - 1652)

644. Strongoli (1539 - 1800)

645. Tarsia (1400 - 1800)

646. Terranova (1531 - 1800)

647. Zampano (1500 - 1800)

OSSERVANTI NELLE CALABRIE

648. Aprigliano (1490 - 1652)

649. Casola (1475 - 1652)

650. Cotronei (1612 - 1652)

651. Crucoli (1518 - 1652)

652. Macchia (1590 - 1652)

653. Maglie (1580 - 1652)

654. Martirano (1574 - 1800)

655. Nicastro (1591 - 1652)

656. Nocera (1525 - 1652

657. Papanice (1607 - 1784)

658. Paternò (1588 - 1652)

659. Rovito (1524 - 1652)

660. Scigliano (1370 - 1652)

661. Sellia (1570 - 1652)

662. S. Stefano (1571 - 1652)

663. Acquaro (1546 - 1784)

664. Barapoggio-Oppido (1584 - 1784)

665. Belforte (1504 - 1784)

666. Bruzzano (1544 - 1784)

667. Casale di Curinga (1520 - 1652)

668. Castelvetere (1530 - 1784)

669. Catanzaro (1511 - 1784)

670. Feroleto (1542 - 1784)

671. Francavilla (Filadelfia) (1521 - 1784)

672. Mesiano (1590 - 1652)

673. Monteleone (Vibo Valentia) (1280 - 1784)

674. Pannaconi (1570 - 1652)

675. Pizzo (1555 - 1784)

676. Polistena (1579 - 1652)

677. Reggio Calabria (???? -1784)

678. Serrastretta (1618 - 1652)

679. Soverato (1554 - 1784)

680. Taurianova-Rossano (1461 - 1784)

681.*Tropea (1379 - 1810)

682. Torre di Spatola (1527 - 1784)

683. Vazzano (1616 - 1784)

684. Argusto (1593 - 1652)

685. Borgia (1593 - 1652)

686. Bovalino (1617 - 1652)

687. Brancaleone (1580 - 1652)

688. Cortale (1547 - 1652)

689. Dasà di Mileto (1553 - 1652)

690. Davoli (1565 - 1652)

691. Gioia (1625 - 1652)

692. Gioiosa (1569 - 1652)

693. Grotta (Grotteria) (1506 - 1652)

694. Monte Paone (1539 - 1652)

695. Staletti (1590 - 1652)

696. Stilo (1563 - 1652)

NELLA SICILIA

697. Adernò-Adrano (1467 - ????)

698. Agira (1521 - ?????)

699. Agrigento (1580 - ????)

700. Aidone (1550 - 1652)

701. Alcamo (1570 - 1652)

702. Assoro (1580 - ????)

703. Bisacquino (1569 - 1652)

704. Borgo S. Leonardo (1584 - 1652)

705. Calatafimi (1554 - ????)

706. Caltabellotta 1335 - ????)

707. Caltagirone (1584 - ????)

708. Caltanissetta (1624 - 1864)

709. Caltavuturo (1300 - ????)

710. Castanea (1430 - 1652)

711.*Castelvetrano (1554 - 1850)

712. Castiglione (1455 - 1652)

713. Castroreale (1567 - 1652)

714.*Catania (1320 - ????)

715. Cefalù (1560 - 1652)

716. Chiusa (1587 - 1652)

717. Corleone (1320 - ????)

718.*Enna (1584 - ????)

719. Eraclea-Cattolica (1490 - ????)

720. Forza (1591 - ????)

721. Francavilla (1380 - ????)

722.*Gagliano (1538 - ????)

723. Gozo-Victoria (Malta) (1450 - ????)

724. Lentini (1541 - ????)

725. Licata (1594 - 1652)

726.*Marsala (1306 - ????)

727. Mazzara (1450 - 1652)

728.*Messina (1300 - ????)

729.*Mineo (1450 - ????)

730. Modica (1615 - 1652)

731. Naro (1260 - ????)

732. Notabile (Malta) (1556 - ????)

733. Noto (1515 - 1652)

734. Palermo (1270 - ????)

735.*Piazza Armerina (1510 - ????)

736. Ragusa (1587 - ????)

737.*Regalbuto (1447 - ????)

738. Salemi (???? - ????)

739. Sambuca (1540 - 1652)

740. Sciacca (1432 - ????)

741. Scicli (1615 - 1652)

742. Siracusa (1500 - ????)

743.*S. Filippo (1521 - ????)

744. S. Marco-Rabat (Malta) (1556 - ????)

745. S. Marco (1470 - ????)

746. Taormina (1530 - ????)

747. Terranova-Gela (1439 - ????)

748.*Trapani (1300 - ????)

749. Troina (1540 - ????)

750. Tusa (1530 - ????)

751.*Valletta (Malta) (1572 - ????)

752. Bivona (1614 - 1652)

753. Caccamo (1632 - 1652)

754. Geraci (1632 - 1850) [Geraci Siculo (PA)]

755. Pietraperzia (1625 - 1652)

756. Recalmuto (1621 - 1652)

OSSERVANTI NELLA SICILIA

757. S. Adriano (Palazzo) (1540 - 1652)

758. S. Cataldo (1619 - 1652)

759. Bideni (???? - ????)

760. Castelbuono (???? - ????)

761. Centuripe (1578 - 1850)

762. Chiaramonte (???? - ????)

763. Iudica (Castel di) (1570 - ????)

764. Mascali (???? - 1652)

765. Militello (1580 - 1850)

766. Monreale di Palermo (1579 - ????)

767.*Paternò (???? - ????)

768. Scarpello (1570 - ????)

769. Vizzini (???? - 1652)

770. Cammarata (1627 - 1864)

771. Giarre (???? - 1864)

772. Gibellina (1619 - 1864)

773. Mussomeli (1649 - 1864)

774. Novara di Messina (1680 - 1864)

775. Partanna (1648 - 1864)

776. Piana dei Greci (1618 - ????)

777. Riva (1612 - 1864)

778. Scaletta (1623 - 1864)

779. Valverde (1690 - ????)

NELLA SARDEGNA

780. Alghero (1525 - 1866)

781. Cagliari (1471 - 1866)

782. Iglesias (???? - 1800)

783. Itria (Ittiri) [SS] (1607 - ????)

784. Pozzomaggiore (???? - 1866)

785. Samassi (1630 - 1866)

786. Sassari (1550 - 1800)

787. Tortolì (???? - 1866)

 

VI. VITA RELIGIOSA: OSSERVANZE, ORAZIONE, DEVOZIONE, SANTI.

1. Come osservanza di presentazione esterna, rivestiva nei secoli passati una grande importanza, fin dalla fondazione dell'Ordine, l'abito religioso. Su di esso sono state inventate diverse leggende. La principale ci riferisce che l'abito era stato indicato dalla Vergine a s. Monica, la madre di s. Agostino, e attraverso costui era passato agli A. In realtà, tale abito non ebbe alcuna origine misteriosa, come non l'ebbe la sua cinghia. La prima disposizione che si conserva relativa all'abito risale al 24.6.1253. Sembra che l'abito che gli A. indossavano non li distinguesse, sia perché assomigliava all'abito di altri e sia perché non tutti lo portavano uguale. Il card. Riccardo degli Annibaldi, dopo aver consultato alcuni di loro, determinò quanto segue: I fratelli professi dovevano indossare cocolle nere in generale; le avrebbero cinte con la cinghia e nella mano avrebbero portato un bastone la cui parte superiore non sarebbe stata curva, ma retta. I conversi avrebbero portato una tunica superiore nera e il cappuccio nero e il bastone indicato. I novizi avrebbero portato una cappa nera, che doveva arrivare fino alla caviglia, una tunica, uno scapolare, la cinghia e il bastone citato. Innocenzo IV approvava tutto ciò che era stato disposto con la bolla Pia desideria devotorum (1.7.1253). [col. 345] E' conveniente rilevare che non bisogna confondere i conversi con i frati non chierici o laici. I conversi emettevano semplicemente la professione nelle mani del priore della casa e si impegnavano a osservare fino a un certo punto la vita religiosa, offrendo generalmente il proprio lavoro e i propri beni al convento. Non venivano considerati professi, in senso pieno, dell'Ordine. La determinazione del 1253 non dovette essere pienamente soddisfacente. Forse lasciava ancora la porta aperta ad altre confusioni. Fatto sta che, il 22.7.1255, Alessandro IV, con una bolla che porta lo stesso titolo e che è redatta con la medesima formulazione di quella di Innocenzo IV, approvò alcuni nuovi cambiamenti apportati dal card. Riccardo con il consiglio di alcuni venerabili membri dell'Ordine. I fratelli professi dovevano indossare, oltre a quanto era già stato stabilito nel 1253, scapolari bianchi cinti da cingoli. I novizi avrebbero indossato la cappa nera che doveva giungere fino alla caviglia, tunica bianca e scapolare bianco, cinghia e il noto bastone. I conversi avrebbero portato la tunica superiore nera, scapolare nero e cappuccio nero con il bastone indicato. La bolla di unione del 1256, Licet Ecclesiae catholicae, toglie loro l'obbligo di portare i bastoni e dispone unicamente che le cocolle siano nere. Tuttavia, nonostante tale determinazione del Papa, non si giunse alla pratica di portare esclusivamente abiti neri, ma si continuò a portarli pure di colore bianco, cosa che viene implicitamente approvata dal Papa nella bolla Litteras Nostras (15.10.1256), con la quale prescrive agli Ordinari del luogo che li obblighino a portare il nero o il bianco (cfr. L. da Empoli, Bullarium, p 22). La questione dell'abito fu motivo di molte controversie con i Francescani e con i Domenicani. Il 15.10.1259, Alessandro IV ordinava agli A., con la bolla Meminimus Nos (BullPraed 1, Roma 1729, p. 380), di deporre "l'abito dell'Ordine dei Predicatori o a esso simile, poiché quando deponete la tunica superiore venite ritenuti frati Predicatori". Il cappuccio fu al principio un semplice cappuccio per coprire la testa, che terminava nella parte posteriore a punta ed era unito alla parte superiore della tunica (cfr. anche Giordano da Sassonia, Vitas fratrum, I, XV, p. 53). La parte di cappuccio che ricadeva sopra le spalle andò sempre più crescendo e così si giunse a separarla dalla tunica e a costituire, nel sec. XVII, una pezza larga come quella in uso attualmente. Sopra l'uso dell'abito bianco sorse una nuova controversia tra A. e Domenicani sulla fine del sec. XVI: il 12.3.1597 Clemente VIII ordinò che venissero osservate le decisioni pontificie. Le cose non erano ancora sufficientemente chiare e, meglio informato, il Papa tornò sul tema il 2.10.1603, ordinando, con il breve Ex iuncto Nobis, che negli atti pubblici e quando uscivano dal monastero i Domenicani dovessero usare sempre la cappa nera e gli A. la tunica nera.

2. La preghiera aveva il proprio centro nella liturgia e quanto vi era in quella di obbligatorio si riferiva principalmente a questa. La liturgia che gli A. scelsero fin dall'origine dell'Ordine, fu quella "secundum Ecclesiae Romanae consuetudinem", il che s'identifica con "secundum Romanae Curiae morem". Innocenzo IV conferma questa scelta con la bolla Pia desideria devotorum (31.3.1244). Si trattava della Curia pontificia, non della liturgia romana tradizionale fino allora. [col. 346] In quella della Curia pontificia, l'ufficio divino era più breve. Con la bolla Pio vestro collegio (30.7.1248), Innocenzo IV consente loro di usare, al posto del salterio della Curia pontificia, che era tratto dalla versione "itala", quello delle Esaple o Salterio gallicano, che era più universale. In tal modo, insieme coi Francescani, gli A. saranno i due Ordini che più contribuiranno alla universalizzazione della liturgia della Curia pontificia. L'ultima bolla citata fa allusione ai breviari dell'Ordine; questo fa supporre che, fin dal principio, l'Ordine abbia procurato di redigere propri libri liturgici. I più antichi messali e breviari dell'Ordine dichiarano espressamente la loro dipendenza dal breviario e dal messale della Curia e ne riproducono fedelmente il contenuto. C'è da supporre che dal principio si dovesse cominciare a preparare la composizione degli altri libri liturgici dell'Ordine. Forse l'Ordinarium dell'Ordine composto dal p. generale, il b. Clemente da Osimo, esisteva già nella sua sostanza prima di lui; in tal caso, questi non avrebbe fatto altro che metterlo in ordine e aggiornarlo usando e riprendendo materiale anteriore, come fece pure con le Costituzioni dell'Ordine. Tutti i membri della casa (omnes fratres) erano obbligati a partecipare alla Messa quotidiana della comunità. Anche in comune si recitava l'ufficio divino. Oltre all'ufficio del giorno, veniva recitato quello della b. Vergine, e, nei giorni di feria, l'ufficio dei defunti. Da tempo antico si recitava inoltre l'antifona Benedicta tu con tre salmi e tre brevi letture, attribuite a s. Agostino, in onore della Vergine: questo complesso portava il nome di "Vigilia". Esso non figura nel testo primitivo delle costituzioni, ma veniva già recitato dopo la Compieta prima del 1284: nel capitolo generale di Orvieto, celebrato in quell'anno, infatti, si ordinò che venisse recitato tutti i giorni "come è stato recitato finora" (AnalAug 2, 1907-08, p. 252; 8, 1919-20, p. 131). Con il passare del tempo, sono molto variati la frequenza e il tempo per la recita della "Vigilia"; attualmente si raccomanda soltanto tra le devozioni tradizionali dell'Ordine. Almeno dal sec. XVI - si trova infatti inclusa nell'Ordinarium dell'Ordine riformato dal p. generale Seripando - è stata recitata un'antifona intitolata Ave, Regina coelorum dopo la Messa della comunità, in onore della b. Vergine, in commemorazione del mistero dell'Incarnazione. Da questo è derivato che sia stata dedicata alla Vergine di Grazia, a motivo delle parole "Ave, gratia piena". Nel sec. XV, non molto prima del 1481, vennero introdotte nell'Ordine alcune preghiere denominate "Oratio serotina", cioè orazione della sera: venivano recitate come ultimo atto di preghiera in comune. Agli inizi, esse dovettero incontrare una certa opposizione, ma sono sopravvissute fino ai nostri giorni e in passato venne conferita loro un'importanza in pratica superiore a quella dell'ufficio divino. Fondamentalmente, era un'orazione per i membri e i benefattori vivi e defunti dell'Ordine (cfr. A. Massari da Cori, Commentarium in secundam Regulam Sancti Augustini, Roma 1481, pubblicata insieme ad altre opere, f. 129r e Constitutiones di Seripando, Roma 1551, c. III). Oggi, quantunque si prescriva di pregare in comune tutti i giorni per l'Ordine e i suoi benefattori, tale formula è rimasta semplicemente raccomandata tra le orazioni tradizionali dell'Ordine. Dal 1895 si introdusse nelle costituzioni dell'Ordine [col. 347] una Corona che consiste nell'esprimere gli articoli della fede e dopo ognuno di essi recitare un Pater Noster e un'Ave Maria. La sua origine è molto antica; esisteva già certamente nel sec. XVI e la recitavano i Cinturati, che non recitavano l'ufficio divino. Oggi resta raccomandata tra le devozioni tradizionali. Le osservanze di silenzio, penitenza, ecc. erano generalmente quelle comuni tra gli Ordini mendicanti, ma con la tendenza alla moderazione e all'equilibrio. Il testo delle costituzioni, modificato dopo il capitolo generale di Orvieto (1284), parla della disciplina alla quale dovevano assoggettarsi i religiosi nei venerdi di Quaresima. Forse si trattava di una pratica che risaliva a un'epoca precedente. In ogni caso, tale obbligo non figura più nel testo delle costituzioni approvato a Ratisbona (1290).

3. Devozioni. Se ne è già detto qualcosa parlando della spiritualità dell'Ordine. E' stata sempre vissuta con grande intensità la devozione all'umanità di Cristo, facendo risaltare in modo particolare la dimensione della sua passione e morte accanto alla incarnazione. La devozione mariana è stata oggetto di grande stima. Basti accennare ad alcune invocazioni che hanno goduto di molta attrazione e influsso nell'Ordine. In una maniera specialissima Maria è stata venerata come Madre di Gesù nel mistero dell'Incarnazione. Questa devozione si concretò nel titolo di Nostra Signora di Grazia, titolo che si basa sulle parole dell'arcangelo s. Gabriele nell'annuncio alla Vergine del concepimento di Gesù. Il culto speciale prestato a questa invocazione esisteva già a partire dal sec. XIII, forse fin dall'origine dell'Ordine e comunque in tempi molto remoti. Nel sec. XIV se ne registrò uno sviluppo. Ciò è stato messo in relazione con l'abito bianco, quasi che questo avesse avuto origine come segno di venerazione verso la Vergine. Nel 1807 vennero concessi all'Ordine la Messa e l'Ufficio sotto il titolo di Nostra Signora di Grazia, in un giorno distinto da quello dell'Annunciazione. Nella revisione del 1962 si volle riconcentrare tutto nella festa dell'Annunciazione. Un'altra invocazione molto importante nel culto liturgico dell'Ordine è quella di Nostra Signora della Consolazione. La sua importanza poggiava soprattutto sulla leggenda che affermava che l'abito nero era stato segnalato a s. Monica dalla b. Vergine; tale leggenda venne inventata negli anni 1575-86. Lo sviluppo universale di questa invocazione mariana nell'Ordine sta in relazione con il quarto grado dell'Ordine, costituito dalla Società di s. Agostino o Cinturati, dei quali la Madonna divenne patrona appunto con il titolo di Madonna della Consolazione. La Vergine del Buon Consiglio conobbe una universalizzazione del suo culto nell'Ordine soprattutto a partire dal sec. XVIII. Il principale santuario dedicato al suo culto è la chiesa degli A. di Genazzano (Roma). Il culto dell'affresco che la rappresenta cominciò nel 1467, quando venne scoperta in maniera straordinaria la pittura che era stata ricoperta in calce. Il titolo fu mutuato, con il passare del tempo, dalla chiesa stessa, che già aveva quello di Nostra Signora del Buon Consiglio. La sua venuta dall'Albania e l'affermazione che essa si mantenga miracolosamente sospesa sono una semplice leggenda; la verità è invece che il popolo [col. 348] cominciò a invocarla quando la pittura venne scoperta e che si verificarono numerosi miracoli che causarono una grande commozione. Un'ultima invocazione mariana di grande influsso nell'Ordine è stata quella di Madonna del Soccorso. Sembra che il suo culto speciale nell'Ordine risalga al sec. XIV. Una delle sue pitture più famose fu quella della chiesa agostiniana di S. Matteo, sita in via Merulana a Roma, dove venne posta nel 1499. Gli A. aggiunsero l'aggettivo "Perpetuo" Soccorso, senza tuttavia pretendere con ciò di creare una invocazione diversa da quella del Soccorso. Nel 1866, per disposizione di Pio IX, questo quadro venne consegnato ai Redentoristi, i quali hanno propagato moltissimo la sua devozione. In realtà, gli A. si adattarono nei primi secoli alle invocazioni mariane dei rispettivi luoghi o regioni. Questi titoli citati vennero adottati su più vasta scala poiché essi concordavano meglio con la loro spiritualità. La b. Vergine è la Patrona dell'Ordine, ma senza che le venga attribuito un titolo speciale. Una devozione speciale è stata tributata dal sec. XV a s. Giuseppe, che dal 1722, per concessione della S. Sede, è considerato particolare Protettore dell'Ordine. Ovvia è la devozione a s. Agostino, il quale, essendo considerato Padre e Fondatore (cfr. sopra: II), ha ottenuto sempre un posto molto eminente.

4. Tra i Santi, hanno ottenuto un culto speciale nell'Ordine, oltre a quelli ordinariamente venerati dalla Chiesa universale o celebrati dalla Curia pontificia, i seguenti: anzitutto s. ® Paolo eremita, a motivo dell'origine dei gruppi di eremiti cenobiti che costituirono l'Ordine. Poi s. ® Guglielmo eremita (†1157), poiché l'Ordine che lo venerava come Padre e Fondatore aveva fatto parte dell'unione del 1256; nonostante che, in quello stesso anno, l'Ordine come tale ritornasse indipendente, restarono nell'Ordine agostiniano diverse case che prima appartenevano all'Ordine di s. Guglielmo: di qui l'origine di tale culto. Inoltre, quei santi che convissero o influirono o restarono particolarmente influenzati da s. Agostino. La principale è naturalmente s. Monica, madre del vescovo di Ippona; poi s. Alipio, s. Possidio, s. Simpliciano, s. ® Ambrogio, ecc.: s. Alipio e s. Possidio vengono considerati A. ante litteram, vissuti all'epoca stessa di s. Agostino. S. ® Fulgenzio di Ruspe viene considerato agostiniano per il grande influsso che s. Agostino esercitò nella sua vita religiosa. L'Ordine non si è molto preoccupato di far canonizzare i propri membri. Tuttavia, può contare tra le sue file diversi santi e un buon numero di beati. Il primo canonizzato è s. Nicola da Tolentino (†1305), che godette fama di taumaturgo; ricordiamo poi: s. Rita da Cascia (†1456), s. Giovanni da Sahagùn (†1479), s. Giovanni Stone (†1539), s. Tommaso da Villanova (†1555), arciv. di Valenza. Vi sono beati come il b. Alonso de Orozco (†1591), il b. Stefano Bellesini (†1840), vari beati martiri nel Giappone, ecc.

Constitutiones OS.A.; P. C. Langeveld, Historica cum aestimatione relatio documentorum ad caeremonias pristinas intra Ordinem eremitarum S. Augustini vigentes pertinentium. Ordinationes et Ordinarium cum notis saeculi tertii decimi (ciclostilato), Nimega 1960; T. Barilari da Talamello, Speculum clarissimum verissimumque habitus nigri ac albi eremitici augustiniani, Rimini 1620; L. Torelli, Ristretto delle vite degli huomini e delle donne illustri in santità dell'Ordine agostiniano, Bologna 1647; [col. 349] S. Portillo, Chronica espiritual agustiniana. Vidas de santos, beatos, venerables... (composta nel 1651), Madrid 1731-32; Giuseppe di S. Antonio, Flos Sanctorum augustiniano, 3 vol., Lisbona 1721-26; G. M. Cavalieri, La S. Cintura di Maria, Milano 1737; Giuseppe dell'Assunzione, Martyrologium augustinianum, 2 vol., Lisbona 1743-49; E. Esteban, De festis et ritibus sacris Ordinis eremitarum S. Augustini, in AnalAug 8 (1919-20), 16 (1937-38); A. Addeo, Apparitionis imaginis B.M.V. a Bono Consilio documenta, ivi 20 (1945-46) pp. 3-140; Id., The present Status of Augustinian Hagiography, in The Tagastan 16, 3 (1953-54) p. 47-49; Sanctus Augustinus vitae spiritualis Magister, 2 vol., Roma 1959; B. van Luijk, Hagiografia Agustiniana, in ArchAg 53 (1959) pp. 17-41; Id., Santoral Agustiniano comentado con bibliografia, in RevAgEspir 2 (1961) pp. 330-45, 3 (1962) pp. 377-93; Id., Introduccion bibliografica a la espiritualidad de los ermitaños de S. Agustin, ivi 4 (1963) pp. 284-314; M. Menéndez, El culto liturgico de la Virgen en la Orden de S. Agustin, Valladolid 1964; R. Arbesmann, A Legendary of Early Augustinian Saints, in AnalAug 29 (1966) pp. 5-58; F. Ferrero, Nuestra Señora del Perpetuo Socorro. Proceso historico de una devociòn mariana, Madrid 1966; J. Garcia, Señora del Mazo y Soberana del Socorro, Bogota 1970.

VII. Studi.

1. Gli studi furono indubbiamente una delle prime questioni sulle quali l'Ordine agostiniano dovette riflettere, dato che, fin dalla sua origine, molti dei suoi membri erano sacerdoti e si dedicavano all'apostolato pastorale. Dovettero pensare inoltre alla formazione di nuovi candidati. Non è possibile conoscere con una certa precisione la legislazione dell'Ordine sugli studi fino al periodo 1281-90. Non vi è il minimo dubbio che il card. Riccardo degli Annibaldi dovette lanciare con efficacia l'Ordine in questo campo. [col. 350] L'Ordine apprezzò in maniera particolare coloro che prendevano titoli accademici e li collocò nei posti più prestigiosi. Nel 1259 il p. generale Lanfranco da Milano comprò a Parigi una casa per gli studenti, che cominciò a funzionare fin dal 1260 ca. Uno dei primi che vi abitarono fu il grande teologo Egidio Romano, che per qualche tempo fu alla scuola di s. Tommaso d'Aquino. Nel 1285, primo nell'Ordine, Egidio divenne Maestro di Teologia. Egli aveva scritto già diversi libri. La sua fama nell'Ordine era tale, che il capitolo generale di Firenze (1287) lo dichiarò guida degli studenti e degli studiosi dell'Ordine, sia per le opere che già aveva scritto che per quelle che avrebbe preparato in futuro (cfr. AnalAug 2 [1907-08] p. 275). Come professore all'università di Parigi, Egidio Romano venne considerato il migliore della sua epoca. Il suo prestigio e il suo influsso aiutarono molto l'Ordine non solo in Francia, ma anche in Inghilterra e in Belgio. L'Ordine gli conferì grandi responsabilità e pose una grande confidenza in lui. Nel 1292 venne eletto priore generale. In seguito scrisse all'Ordine una lettera, nella quale si dice ai provinciali: "Conservate e anzi accrescete con tutta la vostra energia anche gli studi di teologia, poiché conviene che attraverso di essi, insieme con l'osservanza regolare, il nostro Ordine cresca con umiltà" (cfr. AnalAug, ivi, p. 337). [col. 351] Nel 1295 venne creato arciv. di Bourges da Bonifacio VIII. Morì nel 1316. "La sua produzione letteraria - dice D. Gutiérrez - può essere paragonata per estensione e varietà soltanto con quella dei tre maggiori dottori del secolo d'oro della Scolastica, s. Alberto Magno, s. Tommaso e s. Bonaventura, e per i suoi commenti aristotelici e l'opuscolo De erroribus philosophorum - scritto intorno al 1270 - il suo nome è l'unico che possa essere messo accanto a quello di s. Alberto Magno e dell'Angelico in tutta la storia dell'aristotelismo cristiano. Infine, Egidio influì per quest'ultimo aspetto anche nella diffusione della scienza con il più noto dei suoi libri, il De regimine principum - tradotto in breve tempo nelle principali lingue d'Europa, ivi incluso l'ebraico - nel quale esorta i re a moltiplicare nei loro domini i centri di insegnamenti e a procurarsi uomini di scienza che la comunichino ai loro vassalli, "se vogliono meritare il nome di re e non di tiranni" (AnalAug 33 [1970] p. 81). Fu inoltre Egidio che compose la preghiera "Anima Christi, sanctifica me", attribuita a scrittori spirituali posteriori. A partire da Egidio, cresce il numero di coloro che ricevono i gradi accademici. Non è strano questo, dato l'interesse che l'Ordine poneva per le case di formazione, fondando sedi di studi provinciali e generali. Nel 1287-90 venne inserita nelle costituzioni dell'Ordine, parlando del p. generale, la seguente esortazione: "Provveda poi con cura come sia possibile continuare gli Studi (ossia le case di formazione o di studi), nei quali sta il fondamento dell'Ordine, con sollecitudine in tutto l'Ordine, e soprattutto come gli Studi generali possano essere nutriti nel fervore e nell'assiduità dello studio, e coloro che sono atti allo studio nelle singole province dell'Ordine vengano incoraggiati" (c. XL, ed. I. Aramburu, n. 433, p. 139). [col. 352] Nel capitolo generale celebrato nel 1324 a Montpellier (Francia), si comanda con parole ammirevoli di conservare le biblioteche come un tesoro: "Poiché la nostra Religione per la promozione, lo stato e l'onore non possiede un tesoro più caro dei libri adatti per lo stùdio, definiamo e ordiniamo che tutti i libri appartenenti alla libreria comune di ciascun convento vengano conservati senza alcuna sottrazione" (AnalAug 3 [1909-10] p. 468). I priori generali da Egidio in poi vengono eletti in buon numero tra i grandi studiosi e autori di importanti opere teologiche o filosofiche. Celebri sono i pp. Alessandro da S. Elpidio (1312-26), Guglielmo da Cremona (1326-42), Tommaso da Strasburgo (1345-57), Gregorio da Rimini (1357-58), Ugolino da Orvieto (1368-71), Bonaventura da Padova (1377-78), Agostino Favaroni da Roma (1419-31), Guglielmo Becchi da Firenze (1460-70), Egidio da Viterbo (1507-18), Gerolamo Seripando (1539-51), Taddeo da Perugia (1570-81), Fulgenzio Bellelli (1726-33), ecc. E' stato scritto talvolta che già dai sec. XIII-XIV si registrò una grande tendenza nell'Ordine contro gli studi. Tale affermazione è priva di fondamento. Sono stati indicati come rappresentanti di tale tendenza il b. Simone da Cascia e l'inglese Guglielmo Flete. In realtà, questi autori non furono mai contro gli studi. Ciò che essi condannavano erano le ambizioni legate ai gradi accademici, la perdita di tempo in sottigliezze scolastiche e il culto che credevano reso in forma eccessiva alla filosofia scolastica. Essi furono anzi studiosi esemplari. L'atteggiamento del b. Simone da Cascia appare ben chiaro in una lettera del 21.4.1342, scritta al giovane agostiniano Bartolomeo da Settimo di Pisa in occasione della sua professione: "Cerca la dottrina sana, evita le vanità. Dedicati con fede [col. 353] allo studio delle cose divine, praticale con amore, leggi la storia del Verbo Incarnato. Leggi con grande attenzione le lettere apostoliche. Ti darà infatti il Signore intelligenza per queste cose. Dedica il tuo tempo di sollievo alle scritture agiografiche. Nutri la tua anima più con le discipline cristifere e apostoliche che con quelle aristoteliche. La disciplina di Cristo ti ammaestri. La sua disciplina ti diriga a lui fine di tutti" (N. Mattioli, Il beato Simone Fidati da Cascia... e i suoi scritti editi e inediti, Roma 1898, p. 349). Guglielmo Flete scrive al provinciale d'Inghilterra: "Ordinate inoltre ai priori che nessun fratello rimanga ozioso; coloro che non sono adatti alla predicazione o allo studio, facciano con le mani qualche buon lavoro" (AnalAug 18 [1941-42] p. 320). Senza dubbio è ammirevole vedere come questi due e altri autori agostiniani che seguivano sotto vari aspetti le tendenze degli Spirituali sappiano raccogliere i punti e gli aspetti positivi senza cadere in sottigliezze contro l'obbedienza e l'autorità. I principali centri di formazione erano gli "Studia generalia Ordinis". Il primo fu quello già citato di Parigi, che restò il principale almeno fino al sec. XVII; altri studi importanti vennero fondati a Bologna, Padova, lo "studium curiae", Firenze, Cambridge, Oxford.

2. I periodi nei quali si può suddividere la storia dell'Ordine per quel che si riferisce agli studi sono i medesimi che abbiamo indicato parlando della espansione dell'Ordine.

a) Nel primo, che va fino al 1357, oltre a quelli già citati come priori generali famosi per le loro pubblicazioni, debbono essere ricordati Giacomo da Viterbo, discepolo di Egidio Romano e uno dei suoi successori sulla cattedra universitaria di Parigi. E' particolarmente importante il suo De regimine christiano, scritto intorno al 1301-02, che viene considerato il primo trattato De Ecclesia. Esso s'inserisce nella serie di scritti che vennero fatti dagli A. nella prima parte del sec. XIV sulle relazioni tra la Chiesa e lo Stato. Già verso il 1301, Egidio Romano aveva scritto la non meno conosciuta De ecclesiastica potestate. Egidio esercitò un influsso grandissimo sull'Unam sanctam di Bonifacio VIII. A questi due si aggiunge, con non minore importanza, Agostino da Ancona (†1328), con la sua grande opera Summa de potestate ecclesiastica, che viene considerato il primo trattato De Romano Pontifice. Egidio e Giacomo difendono i diritti di papa Bonifacio VIII contro Filippo il Bello, re di Francia; Agostino d'Ancona, quelli di Giovanni XXII contro Ludovico il Bavaro. Poco dopo, interviene Guglielmo da Cremona (†1356) con la sua Reprobatio sex errorum sive de auctoritate apostolica. E' stato detto che questi autori difendono una teocrazia oltranzista; si può dire, senza volerli giudicare esenti da taluni eccessi, che, esaminata attentamente la loro dottrina e considerata l'importanza che concedono alla grazia, la loro posizione si mantenga abbastanza nel giusto. Tra i pp. generali conviene evidenziare come teologi anche Tommaso da Strasburgo (†1357) e Gregorio da Rimini (†1358): quali superiori, uno conclude la prima epoca e l'altro apre la seconda, però in quanto teologi appartengono entrambi alla prima. Tommaso da Strasburgo esercitò un grande influsso con il suo prezioso commento In quattuor libros Sententiarum, "conservato in molti manoscritti e in varie edizioni, nel quale ci lasciò il corso teologico [col. 354] più completo, più uniforme e più apprezzato di quanti produsse la scuola agostiniana prima di Gianlorenzo Berti (†1766)" (D. Gutiérrez, AnalAug 33 [1970] pp. 97s). Gregorio da Rimini fu forse l'agostiniano che fino ad allora seguì più da vicino s. Agostino per la teologia; una delle sue opere migliori è il commento Super primum et secundum Sententiarum. Solo attraverso un grave disconoscimento della sua dottrina egli è stato qualificato come tortor infantium, poiché avrebbe condannato alle pene eterne i bambini che muoiono senza il battesimo: niente di ciò; Gregorio espone le due sentenze e non si pronuncia per nessuna delle due. E' stato detto che egli fu "antesignanus nominalistarum" (antesignano dei nominalisti): non si riscontra alcun nominalismo in lui; anzi, i suoi stessi contemporanei lo ritennero contrario ai nominalisti. "La verità è che egli è uno dei grandi teologi del secolo XIV, e se gli si vuole attribuire la gloria più appropriata, Gregorio è uno dei migliori conoscitori di s. Agostino di ogni tempo" (D. A. Trapp, Gregorio de Rimini y el nominalismo, in August 4 [1964) p. 5). Com'è noto, in questo periodo, gli autori erano allo stesso tempo quasi sempre filosofi e teologi. Tuttavia, occorre indicare come filosofo soprattutto l'agostiniano spagnolo Alfonso Vargas da Toledo (†1366). Egli è una grande personalità per diversi motivi: fu uno dei migliori collaboratori del card. Egidio de Albornoz nel governo dello Stato pontificio; divenne arciv. di Siviglia. Su di lui valga il giudizio che ne dà il gesuita p. Urraburu: "Tanto nel suo trattato de Anima come nei suoi commenti [col. 355] sul I libro delle Sentenze, si manifesta una intelligenza superiore e desta invidia il suo stile sobrio, ordinato, vigoroso e più chiaro dell'acqua. Se avessi potuto vedere il suo trattato de Anima mentre stavo scrivendo la Psicologia, più di una volta lo avrei citato elogiandolo. Se Dio vorrà che possa redigere la storia della filosofia, vi si potrà sottolineare questo scrittore che è tanto meritevole ed è un vero peccato che egli sia così sconosciuto" (CiudDios 177 [1964] p. 224). La stessa cosa avviene per gli autori di vita spirituale. Tuttavia, forse tre dei rappresentanti più caratteristici di questa epoca sono Enrico da Friemar (†1340), uno dei migliori rappresentanti della mistica tedesca medievale; il b. Simone da Cascia (†1348) e il p. Ermanno da Schildesche (†l357). Le opere del b. Simone, L'ordine della vita cristiana e il De gestis Domini Salvatoris, hanno esercitato un grande influsso sulla spiritualità, rilevabile particolarmente in s. Caterina da Siena e in molti altri autori. Ermanno da Schildesche lasciò una chiara e profonda conoscenza della vita spirituale soprattutto nel Claustrum animae. E' interessante sottolineare che egli, in contrasto con la tesi di s. Tommaso d'Aquino, sostiene che il voto specifico della vita religiosa è il voto di castità.

b) Il periodo 1351-1539 è invece un periodo di decadenza. Esso tuttavia comincia molto bene, poiché sono ancora viventi diversi dei grandi teologi e altri scrittori del periodo anteriore, alcuni dei quali abbiamo più sopra ricordato. Durante questo periodo e già negli ultimi anni dell'anteriore, abbonda la corsa ai titoli o gradi proprio per ambizione e vanità e onde godere di certi privilegi che in gran parte avrebbero dovuto essere eliminati, in quanto erano in contrasto con la vita fraterna agostiniana. Durante il periodo 1350-80, furono tanti i teologi usciti dalle file agostiniane, che, secondo Hurter (Nomenclator litterarius, IV, Innsbruck 1892, p. 507), sembra che debba essere riconosciuto appunto all'Ordine agostiniano il primo posto. Francesco di Biancozzo de' Nerli, agostiniano, fu il primo che conseguì il dottorato nella facoltà teologica di Firenze. Nell'organizzazione dell'università teologica di Bologna, inaugurata il 2.6.1364, esercitò un grande influsso l'agostiniano Ugolino da Orvieto (†1374): fu lui il principale redattore degli statuti della nuova facoltà, e fissò il suo indirizzo scientifico. Con lui collaborò il p. Bonaventura da Padova, il quale, già cardinale, fu uno dei tre incaricati da Urbano VI di riformare o adattare i primi statuti per altre università italiane. Ugualmente agli statuti della medesima facoltà nell'università di Vienna prestò la propria collaborazione l'agostiniano Leonardo da Carinzia, che appare tra i firmatari del 1380. Uno dei primi professori dell'università di Praga fu il p. Nicola da Laun. Merita di essere citato pure Stefano d'Ungheria, professore a Gran, vescovo di Nytria e arciv. di Kalocsa (1350-82). Prima di lui, l'Ordine aveva già avuto un grande professore ungherese, il p. Alessandro d'Ungheria. Data la levatura di entrambi, è stato possibile affermare che, nei primi tempi del sec. XIV, furono gli A. i principali rappresentanti della teologia in Ungheria. Gyso da Colonia e Nicola da Neuss presero parte alla fondazione della facoltà di teologia nell'università di Colonia, in cui furono professori. Gli A. proseguirono per molto tempo l'insegnamento nei centri universitari che abbiamo citati [col. 356] per il periodo precedente ed ebbero buoni professori universitari in Spagna: Bernardo Olivèr (†1348), Martino da Cordoba e Jaime Pérez da Valenza (†1490). Altri teologi meritevoli di nota in questo periodo sono: Giovanni Clencot (†1375), Giovanni Hiltalinger da Basilea (†1392), i cui commenti alle Sentenze sono una vera enciclopedia teologica, Tommaso Winterton (†1392), Roberto Hardeby (†1398), Giovanni Zaccaria (†1428), Paolo Veneto (†1429), grande filosofo, Agostino Favaroni da Roma, forse il principale teologo, Bartolomeo Arnoldo da Ussigen (†1532), che scrisse con brillantezza contro Lutero e seguaci, Egidio Canisio da Viterbo (†1532), che divenne generale dell'Ordine e cardinale ed esercitò un grande influsso nel Concilio ® Lateranense V, sul quale provocò una profonda impressione il suo discorso in cui pronunciò la frase famosa: "Homines per sacra immutari fas est, non sacra per homines: è necessario che gli uomini vengano riformati dalla religione e non la religione dagli uomini". Dionisio Vàzquez (†1539) fu il primo professore di Sacra Scrittura nell'università di orientamento umanista di Alcalà (Madrid): egli era molto esperto in filologia e patrologia. Già nell'ultima parte del periodo precedente, era sorta tra gli A. italiani una forte corrente umanistica. Essi furono forse i frati maggiormente amici di Petrarca, sulla cui vita influirono non poco, come pure sul Boccaccio. Quest'ultimo s'imbatté nell'agostiniano Martino da Signa (†1387), suo confessore e padre spirituale, che lo portò a una morte degna. Fu tale la gratitudine del Boccaccio verso di lui, che lo lasciò crede della propria biblioteca [col. 357] ed esecutore delle sue ultime volontà. Tra gli amici di Petrarca, e umanisti essi stessi, occupano un posto speciale Dionigi da Borgo San Sepolcro (†1342), Bartolomeo da Urbino (†1350), autore del celebre Milleloquium S. Augustini, già iniziato da Agostino d'Ancona, Giovanni Cocci (†1364), Luigi Marsili (†1394), animatore del gruppo umanistico di Firenze, e il già citato p. generale dell'Ordine e card. Bonaventura da Padova, che pronunciò l'elogio funebre al funerale del Petrarca. Altri umanisti insigni di questo periodo furono l'italiano Andrea Biglia († ca 1435), il francese Giacomo Legrand (†1414-15) e Ambrogio Calepino (†1511), che divenne immortale con il suo Dictionarium septem linguarum, che ha fatto sì che in diverse lingue il suo cognome di "Calepino" sia divenuto sinonimo di "dizionario".

c) Con l'inizio del periodo successivo 1539-1785, viene avviato un particolare sforzo di rinnovamento degli studi, grazie all'energia e all'attività dinamica del grande p. generale Gerolamo Seripando (†1563), il quale fu inoltre uno dei maggiori teologi ed esegeti che l'Ordine agostiniano abbia posseduto; oggi, è indubitato che egli fosse il migliore teologo del Concilio di Trento. Nel corso del suo generalato (1539-51) emanò ottime disposizioni relative agli studi e li promosse egli stesso personalmente in occasione delle visite che fece alle province d'Italia, Francia, Spagna e Portogallo durante gli anni 1539-42, raccomandando con insistenza che si seguissero gli autori della scuola agostiniana, specialmente Egidio Romano. La sua opera venne proseguita in maniera particolare dal suo eminente discepolo Taddeo da Perugia, che fu generale dell'Ordine durante gli anni 1570-81. Considerevole influsso esercitò l'Ordine all'università di Salamanca, nella quale ebbe allo stesso tempo fino a quattro professori. Quando venne fondata la prima università di America in Messico (1553), ebbe un notevole ascendente l'agostiniano Alonso de la Vera Cruz, che ne può molto facilmente venir considerato il fondatore intellettuale; a lui venne affidata la cattedra di esegesi biblica. Morto nel 1584, fu sua la prima opera di filosofia pubblicata in America. In questo tempo, gli A. fondarono in America alcune università: una a Quito (1586) e un'altra a Bogotà (1694). Una specie di collegio universitario fu quello di s. Ildefonso di Lima. In Spagna, nelle isole Canarie, venne fondata l'università de La Laguna (1744). Tra i teologi principali, oltre a quelli già ricordati, vi sono: Giovanni Hoffmeister (†1547), Cristoforo da Padova (†1569), Lorenzo de Villavicencio (†1583), Gaspare da Casale (†1584), Luigi de Leòn (†1591), uno dei migliori teologi spagnoli ed eccellente esperto di Sacra Scrittura: speciale ricordo merita la sua opera I nomi di Cristo; Pietro de Aragòn (†1592), Giovanni de Guevara (†1600), il portoghese Egidio della Presentazione (†1626) Agostino ® Antolinez (†1626), Basilio Ponce de Leòn (†1629), che esercitò un influsso dominante nella formulazione della dottrina sulla grazia nella scuola agostiniana; Bartolomeo de los Rios (†1652), il teologo della schiavitù mariana; Agostino Gibbon (†1676), Cristiano Wolf (o Lupo: †1681), Enrico Noris (†1704), Enrico Nicola Gavardi (†1715), Bernardo Desiderant (†1725), Pietro Manso (†1736), Fulgenzio Bellelli (†1742), Gianlorenzo Berti (†1766), Enrico Flòrez (†1773), Giordano Simon (†1776), ecc. Tra i filosofi merita un ricordo particolare [col. 358] il p. Diego de Zùñiga (†1599 ca); M. Solana ha detto di lui: "Fra Diego de Zùñiga può essere chiamato il Vives della Scolastica spagnola alla fine del secolo XVI" (Historia de la Filosofia española, III, Madrid 1941, pp. 221-60). Abbondante è il numero di coloro che si dedicarono in maniera particolare alla spiritualità: s. Tommaso da Villanova (†1555), il suo discepolo il b. Alonso de Orozco (†1591), Luigi Montoya (†1569), il portoghese Sebastiano Toscano (†1580 ca), Tommaso di Gesù o Andrada (†1582), Giovanni Nicola Chiesa (†1782), ecc. Emerse nella trattazione di questioni liturgiche G. M. Cavalieri (†1757).

d) Il periodo 1785-1880 è caratterizzato, invece, da una grande decadenza, benché non mancassero neppure in esso grandi teologi e scrittori di altri temi e anche professori universitari. Conviene citare: l'orientalista Antonio Agostino Giorgi (†1797), Michelangelo Marcelli (†1804), JF. Sidro Villarroig (†1816), Engelberto Klüpfel.(†1811), ecc.

e) Il periodo che inizia con il 1881 ha molto promosso gli studi. In Spagna influì grandemente il p. Tommaso Càmara, in seguito vescovo di Salamanca e uno dei migliori promotori degli studi nella Chiesa spagnola; morì nel 1904. Tra i suoi discepoli vi fu il p. Onorato del Val (†1910); eminente patrologo fu il p. Antonio Casamassa (†1955), ecc. Come filosofo merita di essere citato il p. Marcellino Arnaiz (†1930), discepolo del card. Mercier. Meritano anche una menzione speciale i teologi e orientalisti card. Agostino Ciasca (†1902) e A. Palmieri (†1927). Buon patrologo e storico fu il p. Angelo C. Vega (†1972). [col. 359] Nei primi tempi di questo periodo, lo studio fu avviato principalmente verso le scienze non ecclesiastiche. Vennero fondati molti collegi. Le stesse università proprie dell'Ordine, quella di Villanova negli Stati Uniti, quella di Villanueva a Cuba e quella di Iloilo nelle Filippine, ne hanno conservato l'impronta. Per le scienze ecclesiastiche merita di essere notata la erezione pontificia dell'Institutum Patristicum Augustinianum, avvenuta il 25.7.1969, con sede a Roma.

3. Direzione della scuola agostiniana. - La scuola agostiniana, come si è visto, è iniziata con Egidio Romano: discepolo di s. Tommaso, egli ebbe molto di tomismo e di aristotelismo; tuttavia, l'influsso di s. Agostino appare profondo. Fu in questo senso che la scuola andò perfezionandosi e già lo stesso Giacomo da Viterbo rifletteva un agostinismo più intenso. Essendo s. Tommaso un grande conoscitore di s. Agostino, non è strano che gli autori agostiniani si rifacciano a lui con frequenza. In ogni caso, il principio ispiratore fu ed è sempre stato in forma principale s. Agostino. Nella scuola agostiniana, si riconosce un triplice primato: primato di Cristo, primato dell'amore e primato della grazia. Gli Autori danno la preminenza alla volontà, pur senza difendere alcun volontarismo morboso. La teologia, più che speculativa o pratica, è affettiva: il suo fine è Dei dilectio. Difendono l'ansia innata di possedere Dio, poiché siamo stati costituzionalmente fatti da Dio con questa ansia o appetito. La scuola è stata caratterizzata inoltre dall'orientamento positivo dei suoi studi: scritturlstici, patristici, ecc.

4. Altri studi. - In questo contesto ci siamo ridotti a parlare quasi unicamente degli studi teologici e filosofici. Talvolta, abbiamo indicato qualcosa sugli studi relativi ad altre materie, come nel caso dell'umanesimo soprattutto nel sec. XIV. Quanto alla storia, basti ricordare Onofrio Panvinio (†1568), che influi moltissimo sullo sviluppo dell'archeologia cristiana e della storia ecclesiastica. Quanto alla storia ecclesiastica, occupano un posto eminente il tedesco Sisto Schier (†1772) e soprattutto il p. Enrico Flòrez (†1773), autore della monumentale España Sagrada, proseguita poi da alcuni suoi discepoli. Vi sono stati tra gli A. importanti letterati, come fra Luigi de Leòn, denominato pure il principe del rinascimento spagnolo; Pietro Malòn de Chaide (†1589), Diego Gonzàlez (†1794); il portoghese Giuseppe Santa Rita Durāo (†1784), autore del celebre poema Caramuni; il peruviano Fernando Valverde (†dopo 1657). Il p. Giulio Accetta (†1752) fu professore di matematica nell'università di Torino e membro della accademia delle scienze di Parigi. Il p. Domenico Giuseppe Engramelle (†1781) fu inventore e grande uomo di scienza: promosse l'arte dell'insegnamento ai sordomuti. Il p. Emmanuele Bianco (†1845) è autore della monumentale Flora de Filipinas. Però l'uomo di gran lunga più famoso nel campo scientifico tra gli A. è il p. Giovanni Gregorio Mendel (†1884), che esercitò un così vasto influsso con le sue leggi sull'ereditarietà. Egli rese celebre in tal modo la sua abbazia di Brno (Cecoslovacchia).

I. Monasterio, Misticos agustinos españoles, 2 vol., El Escorial 1929; A. Tonna-Barthet, I mistici agostiniani, Firenze 1934; D. Gutierrez, Notitia historica antiquae scholae aegidianae, in AnalAug 18 (1941-42) pp. 39-67; A. Trapè, De gratuitate ordinis supernaturalis apud theologos augustinenses litteris encyclicis Humani generis praelucentibus, ivi 21(1947-50) pp. 217-65; A. Turrado, Natas sabre la espiritualidad de San Agustìn y de la Orden Agustiniana, in CiudDios 169 (1956) pp. 686-717; [col. 360] E. Dominguez, La escuela teologica agustiniana de Salantanca, ivi, pp. 638-85; E. Ypma, La formation des professeurs chez les ermites de saint Augustin de 1256 à 1354, Parigi 1956; D. Trapp, Augustinian Theology of the 14th Century. Notes on editions, marginalia, opinions and book-lore, in AugustLov 6 (1956) pp. 146-274; U. Mariani, Chiesa e Stato, nei teologi agostiniani del secolo XIV, Roma 1957; B. Diez Fernandez (Difernan), El concepto de derecho y de justicia en los clasicos españoles del siglo XVI. (Estudio especial de los clasicos Agustinos), El Escorial 1957; A. Trapè, Scuola teologica e spiritualità nell'Ordine Agostiniano, in Agustinus vitae spiritualis Magister 2 (Roma 1959) pp. 5-75; U. Mariani, Il Petrarca e gli Agostiniani, Roma 1959; G. Diaz, De peccati originalis essentia in schola augustiniana praetridentina, EI Escorlal 1961; G. Diaz, Tradiciòn agustiniana acerca de los niños que mueren sin el bautismo, in CiudDios 175 (1962) pp. 201-28, 699-720; Id., La escuela agustiniana desde 1520 hasta 1650, ivi 176 (1963) pp. 63-84, 189-234; L. Gago Fernandez, Trayectoria historica de la escuela agustiniana, Bogotà 1963; M. Wilks, The problem of sovereignity in the later middle ages, Cambridge 1964; J. Worek, Agustinismo y aristotelismo tomista en la doctrina gnoseologica de Gregorio Ariminense, in CiudDios 177 (1964) pp. 435-69, 634-82; F. Casado, La memoria Dei en la escuela agustiniana, ivi, 201-33; R. Arbesmann, Der Augustiner-eremitenorden und Beginn der humanistischen Bewegung, in AugustLov 14 (1964) pp. 250-314, 603-39; 15 (1965) pp. 259-93; A. Zumkeller, Die Augustinerschule des Mittelalters: Vertreter und philosophisch-theologische Lehre, in AnalAug 27 (1964) pp. 167-262; H. de Lubac, Agostinismo e teologia moderna, Bologna 1968; R. Garcia-Villoslada, Historia de la Iglesia catòlica, II, Edad Media (800-1303), Madrid 1968; D. Gutiérrez, Los estudios en la Orden Agustiniana desde la Edad media hasta la contemporanea, in AnalAug 33 (1970) pp. 75-149; Y. Congar, L'Eglise de St. Augustìn à l'époque moderne, Parigi 1970. Sulla spiritualità in genere: D. Gutiérrez, Ermites de Saint-Augustin, in DS IV, I (1960) pp. 983-1018.

VIII. APOSTOLATO

Parlando dell'origine dell'Ordine e della esenzione, si è già ricordato come l'Ordine agostiniano, fin dai suoi inizi, chiedesse alla S. Sede che i propri membri potessero dedicarsi all'apostolato diretto. Si è visto inoltre come i papi stessi, già nei sec. XIII-XIV, proponessero loro come modello di predicazione s. Agostino. Giordano da Sassonia presenta l'apostolato e l'insegnamento, insieme al culto divino, come le opere alle quali devono attendere i membri dell'Ordine che ne abbiano le qualità adatte: "è cosa certa che l'Ordine sia stato fondato principalmente sulle opere spirituali che appartengono alla vita contemplativa; e tali opere sono le seguenti: cantare l'ufficio divino, servire all'altare, pregare, salmodiare, attendere alla lettura o allo studio della Sacra Scrittura, insegnare e predicare la Parola di Dio, ascoltare le confessioni dei fedeli, procurare la salvezza delle anime [col. 361] con la parola e con l'esempio" (Vitasfratrum, II, XXVI, ed. cit. p. 260). Per questo, ogni comunità deve essere pure un centro di apostolato. Diversi tra gli autori che hanno scritto già nel sec. XIV sull'argomento della formazione dei giovani agostiniani hanno sottolineato di proposito la buona opera apostolica dell'Ordine. Niccolò IV, con la bolla Necessitates miserabilis terrae (5.1.1290), dava incarico al p. generale di scegliere 20 frati dell'Ordine perché andassero in giro per l'Italia a predicare la crociata contro i Saraceni e in favore della Terrasanta. Un incarico simile veniva affidato contemporaneamente ai Domenicani e ai Francescani. Tuttavia, il fatto che fossero invitati anche gli A. è una riprova della stima che l'Ordine si era andato guadagnando presso la S. Sede. L'efficienza degli A. nell'apostolato già nel sec. XIII viene chiaramente dichiarata dalla bolla Ad fructus uberes di Celestino V - e ciò viene confermato da Bonifacio VIII con l'Inter sollicitudines Nostras (1303) - con cui viene concessa loro l'esenzione relativamente alla predicazione e alle confessioni, in considerazione dei frutti abbondanti realizzati fino a quel momento e che verranno realizzati in futuro: anzi l'esenzione. viene loro concessa appunto perché possano realizzare frutti maggiori e migliori. Vari autori agostiniani che scrivevano per la formazione dei giovani dell'Ordine fanno notare con frequenza l'impegno dei membri nelle opere apostoliche, come frutto della loro contemplazione. E' sufficiente leggere l'Anonimo fiorentino, Nicola da Alessandria, Enrico da Friemar e altri. Né meno espressiva è la vita contemporanea di s. Nicola da Tolentino (†1305), del b. Agostino da Tarano (†1309). San Nicola fu un buon esempio di tale apostolato: persona semplice com'era, in tutte le parti in cui si trasferì sotto la direzione dell'obbedienza, si dedicò con buon esito alla predicazione e soprattutto a ricevere confessioni e a visitare gli infermi. Mentre s. Nicola da Tolentino era ancora in vita, Giacomo da Viterbo scrisse la Summa de peccatorum distinctione, un libro molto utile per gli A. che esercitavano il ministero delle confessioni: è il primo libro del genere pubblicato da un agostiniano. L'Anonimo fiorentino scrisse, verso il 1326, che la missione affidata dalla Chiesa agli A. era stata "che rendessero liberi i fedeli dai vizi e dai peccati, cosa che fanno fino al giorno d'oggi con pienezza e che faranno di bene in meglio, portando frutti meravigliosi nel campo del Signore, con il suo aiuto...; i quali, moltiplicatisi con l'esempio di una santa vita e con la chiarezza della scienza, invadono il mondo". Diversi sono stati gli A. che hanno scritto sui metodi di formazione. Tra essi, vogliamo ricordare Tommaso da Todi, che, nel 1384, compose un ottimo trattato Ars sermocinandi, divulgatissimo e molto utilizzato in tutta Europa e del quale ancora oggi esistono almeno una trentina di ms risalenti ai sec. XIV-XV. Magnifici rappresentanti dell'apostolato sono i grandi predicatori che l'Ordine ha avuto nei tempi diversi. Uno di coloro che maggior bene fecero nel sec. XIV fu il b. Simone da Cascia (†1348). Rappresentò un modello straordinario: difese con ardore la vita evangelica nella pienezza della sua esistenza; si fondò principalmente sulla Sacra Scrittura; i Santi Padri, particolarmente s. Agostino, gli furono familiari; [col. 362] si conservò in un equilibrio straordinario, senza spaventarsi dei contrasti da parte di coloro che non sentivano il Vangelo con tanta autenticità. Nel 1479 muore s. Giovanni da Sahagùn in Salamanca, il quale con la sua predicazione seminò la pace e difese con efficacia la classe semplice e lavoratrice dalle ingiustizie di signori e padroni, correndo per questo anche il rischio per la sua stessa vita. Uno dei migliori predicatori del suo tempo in Italia fu il p. Mariano da Genazzano (†1498): sono prive di fondamento le accuse che gli sono state rivolte dai difensori del Savonarola e del b. Bernardino da Feltre. San Tommaso da Villanova (†1555) viene considerato, con l'altro agostiniano Dionisio Vàzquez (†1539), tra i tre o quattro rinnovatori della predicazione cristiana in Spagna nel sec. XVI. Abramo di S. Chiara (†1709) fu il grande predicatore della corte di Vienna. Giacomo Doyle (†1834), vesc. di Kildare e Leighlin, fu uno di coloro che maggiormente difesero la libertà e la dignità dell'Irlanda. Forse il migliore oratore di Spagna, alla fine del sec. XIX e all'inizio del XX, fu il vesc. di Salamanca, Tommaso Càmara (†1904). Straordinario anche come oratore il p. Zaccaria Martìnez, arciv. di San Giacomo di Compostella (†1933). L'attività apostolica agostiniana non è stata in tutte le parti realizzata con il medesimo stile. In Italia ha predominato l'attività parrocchiale o di servizio alle chiese, predicazione e missioni ai fedeli. Anche in Francia ebbero grande importanza l'aspetto parrocchiale e le missioni rurali. In Belgio, soprattutto a partire dal sec. XVII, ebbe notevole rilievo la formazione della gioventù per mezzo di collegi. In Inghilterra gli A. esercitarono la missione sacerdotale nell'ambito della classe media soprattutto attraverso le loro chiese. In Germania, "più che tutti gli altri religiosi, gli Agostiniani predicavano al popolo, riconoscendovi un mezzo importantissimo per influire sulle masse. Nei grandi conventi si pensava, tra le prime cose, a formare e stabilire il predicatore. Un carattere dell'Ordine in Germania erano le funzioni liturgiche, cui si univa sempre la predica" (Vonschott, cit. da A.C. De Romanis, Gli Agostiniani, Milano 1933, p. 26). In Spagna, oltre al servizio nelle chiese, si dedicarono molto alla predicazione e, già dal sec. XVI, avviarono i collegi per la formazione della gioventù, che a poco a poco vennero a costituire l'apostolato più importante dell'Ordine. Allo stesso tempo, come pure in Portogallo, a partire dal sec. XVI, l'Ordine si è contraddistinto per il notevole impegno nelle missioni. Grande opera di apostolato e di promozione cristiana sociale ha svolto e svolge ancora l'Ordine per mezzo della devozione a s. Rita. Merita particolare menzione l'opera "Officine di s. Rita" (Talleres de santa Rita), fondata dal grande apostolo p. Salvatore Font (†1908) per aiutare i bisognosi. Un grande apostolato e servizio alla Chiesa l'Ordine ha esercitato pure attraverso i molti A. che sono stati creati vescovi: fino al sec. XVI, ve ne sono stati circa 350. Il servizio alla Chiesa è stato considerato nell'Ordine una sua speciale prerogativa, date la sua origine e fondazione volute dalla S. Sede: così Giordano da Sassonia, e con lui la tradizione dell'Ordine, afferma che, considerando quanto ha fatto per l'Ordine la "sancta Romana Ecclesia", "troveremo che essa è la vera e immediata istitutrice di questo Ordine. [col. 363] E questa è in verità una prerogativa singolare di questo Ordine, che non si riscontra per nessun altro Ordine.., e questo stimo cosa migliore di ciò che qualsiasi uomo santo avrebbe potuto fare" (Vitasfratrum, I, XIX, ed cit., pp. 67-70). Per questo conclude il capitolo rivolgendosi all'Ordine nei seguenti termini: "Cose gloriose, direi, sono state proclamate della tua propagazione, che hai avuto un tempo dal Padre, ossia il beato Agostino; ma ancora più gloriose sono state le cose proclamate della tua istituzione che hai ricevuto dalla Madre, ossia la santa Chiesa universale" (ivi). Queste parole di Giordano da Sassonia si incontrano già per la sostanza, e talvolta persino alla lettera, nel Sermone indirizzato agli A., che Ermanno da Schildesche scrisse nel 1334. Già nel sec. XIII l'Ordine si gloria di possedere, come qualcosa che debba continuare, un penitenziere minore nella Curia romana: nello stesso testo delle costituzioni, composto prima del capitolo generale del 1287, si trova la prescrizione di suffragi per lui. Il primo che si conosca di nome è un certo Guglielmo. Il più noto è il b. Agostino da Tarano (†1309). Una delle prerogative che maggiore soddisfazione procurarono all'Ordine nel corso dei secoli fu il fatto che, almeno dal 1352, un agostiniano era il Sacrista del Papa, incarico che, per un certo periodo, portò con sé anche la dignità di bibliotecario e confessore del Papa. Inizialmente, non si trattava di un privilegio dell'Ordine, ma di fatto si eleggeva un agostiniano. Fu Alessandro VI a concederlo come un privilegio con la bolla Ad sacram (15.10.1497). Il titolare è stato quasi sempre vescovo. Varie sono state le funzioni che il Sacrista ha disimpegnato nel corso dei tempi. Nel 1824, Leone XII lo fece pure parroco di tutte le sedi pontificie. Con la costituzione Ex Lateranensi pacto (30.5.1929), Pio XI costituì il Sacrista vicario generale del Papa nella Città del Vaticano e affidò agli A. la parrocchia del Vaticano, mentre quella di Castelgandolfo - affidata fino ad allora agli A. - venne assegnata ai Salesiani. Vari sono stati i Sacristi dotati di grande personalità. Il p. Angelo Rocca (†1620) fu il fondatore della biblioteca Angelica, la prima aperta (1613) al pubblico a Roma; egli fu inoltre teologo notevole. Grande fama di santità ebbe il ven. Giuseppe Bartolomeo Menocchio (†1823), il quale svolse uno straordinario apostolato di predicazione attraverso l'Italia: di lui è stato introdotto il processo di beatificazione. Un buon servizio l'Ordine ha prestato alla Chiesa con la sua partecipazione ai concili. Vi hanno partecipato da quello di ® Lione II in poi. Nel Concilio di ® Costanza (1414-18) erano presenti 19 A., cinque dei quali erano procuratori di principi o di repubbliche. Un altro di coloro che assistettero fu lo svizzero Giovanni Zaccaria, il quale, per la sua attività intellettuale circa la questione degli ® Hussiti, venne denominato "Hussii flagellum" e meritò la rosa d'oro. Tra i vari A. che assistettero al Concilio di Basilea (1431-37), c'era Albertino Crespi, il quale venne inviato dal Concilio come legato presso Giovanni il Paleologo, imperatore di Costantinopoli; si adoperò molto per l'unione dei greci. Già abbiamo riferito la grande attività di Egidio da Viterbo per il Concilio ® Lateranense V (1512-17); se ci si fosse comportati come egli aveva suggerito, le cose sarebbero andate molto diversamente nella Chiesa. [col. 364] Nel Concilio di ® Trento, la presenza degli A. fu molto più abbondante; propugnarono sempre una dottrina equilibrata, senza lasciarsi trascinare dall'ansia di pervenire a posizioni sempre in contrasto con quelle protestanti. Perciò difesero con assoluta fermezza la funzione della fede, le conseguenze del peccato originale, la necessità della grazia, il continuo ricorso alla Sacra Scrittura, ecc. Questo fece sì che taluni abbiano creduto di poterli tacciare di luteranesimo. Già abbiamo indicato il generale dell'Ordine, Gerolamo Seripando, come il principale tra tutti i teologi: egli difendeva un agostinismo genuino e morì nel 1563 mentre ricopriva la carica di cardinale presidente del Concilio. Notevoli furono gli apporti del suo successore nel generalato, Cristoforo da Padova, e del portoghese vesc. di Leiria, Gaspare Casal.

G. Lanteri, Eremi sacrae agustinianae... De omnibus augustinianis episcopis, 2 vol., 1874-75; A. C. de Romanis, Gli Agostiniani, Milano 1933; G. Monti, De Palatii Apostolici sacrista brevis historia e genuinis documentis desumpta, in AnalAug 16 (1937-8) pp. 233-47; D. Gutierrez, Patres ac Theologi augustiniani qui Concilio tridentino interfuerunt, ivi 21(1947-50) pp. 55-177; R. Kuiters, L'amore e la difesa del Romano Pontefice nella spiritualità dell'Ordine Agostiniano, in Sanctus Augustinus vitae spiritualis Magister 2 (Roma 1959) pp. 125-46; A. Zumkeller, Die Augustiner-eremiten in der Auseinandersetzung mit Wyclif und Hus, ihre Beteiligung an den Konzilien von Konstanz und Basel, in AnalAug 28 (1965) pp. 5-56; Id., Unbekannte Konstanzer Konzilspredlgten der Augustiner-Theologen Gottfried Shale und Dietrich Vrie, ivi 33 (1970) pp. 3-74; C. Alonso, Pierre Assalhit obispo de Alet y Sacrista pontificio (†1441), in AugustLov 20 (1970) pp. 107-144.

IX. MISSIONI

1. Le missioni vennero avviate nell'Ordine già nel sec. XIII ad opera di alcuni dei suoi membri che si trovavano in regioni confinanti con territori nei quali vivevano persone non evangelizzate. È noto che Vito d'Ungheria, morto in concetto di santità al più tardi nei primi anni del sec. XIV, convertì più di 10.000 infedeli tra coloro che erano giunti in Europa in seguito alle invasioni mongole del sec. XIII. È interessante ricordare che, verso il 1295, Egidio Romano, su richiesta di Bonifacio VIII, scrisse un'opera dal titolo Capitula fidei christianae ad Tartarum maiorem, dedicata a vantaggio dei missionari. Il p. Nicola Theschel, chiamato pure Nicola da Boemia, secondo la bolla Christianae fidei di Clemente VI, già nel 1347 era vissuto per moltissimo tempo tra gli infedeli nelle parti transmarine, disseminandovi il Vangelo: si trattava dei paesi baltici o isole vicine. Clemente VI riferisce che, in quella data, p. Nicola si trovava fuori del territorio della sua missione e che desiderava allora farvi ritorno; non essendovi lì alcun convento dell'Ordine, il Papa gli concede di poterne fondare con alcuni membri dell'Ordine che egli volesse portare con sé. Tornato nuovamente alla sua terra d'origine (1362 ca), venne nominato provinciale di Baviera e più tardi vescovo ausiliare di Ratisbona (†1371). Il primo capitolo generale che ci parli di missioni nell'Ordine è quello di Colonia (1374). Esso ordina che "le province che si trovano ai confini con i pagani dispongano alcuni fratelli adatti a questo scopo, che predichino ai pagani la verità del Vangelo; vogliamo inoltre che i fratelli di altre province, ottenutane licenza dal priore generale o dai loro provinciali, possano recarsi in quei medesimi territori per una tale predicazione a vantaggio [col. 365] della loro anima. Ugualmente vogliamo che qualsiasi priore provinciale possa inviare alla provincia di Terra Santa dei suoi frati, che vi desiderino andare, e di renderli conventuali con la nostra autorità" (AnalAug 5 [1913-14] p. 14). A seguito della conversione di Vladislao, re di Polonia, (1387 ca), Urbano VI inviò in quelle regioni come suo legato presso il re il card. agostiniano Bonaventura da Padova, il quale, secondo Andrea de Gataris († dopo il 1406), collaborò moltissimo alla espansione del cristianesimo nella Russia d'allora, in Lituania e in Polonia, distribuendo missionari in diversi territori. E' certamente possibile che, essendo stato generale dell'Ordine, egli abbia procurato di inviare pure religiosi agostiniani; benché Andrea de Gataris, nella sua relazione sulla missione del card. Bonaventura, incorra in vari errori, possiamo tuttavia credergli nella costatazione del fatto in generale. Taddeo dalle Canarie esercitò l'apostolato missionario per lungo tempo nelle isole omonime: di qui la sua qualifica; in realtà, egli era nato a Lisbona. Successivamente, si recò come missionario in Africa e nella parte del Marocco rimase fino alla morte (1470 ca). Lasciò una grande fama di santità.

2. Scoperta l'America, a poco a poco vi cominciarono a giungere pure alcuni A. Tra essi, il più famoso fu p. Vincenzo Requejada, aragonese, che sembra vi sia giunto il 1525-27. Nel 1527, in ogni caso, era in Venezuela. Partecipò alla fondazione di Tunja (Colombia) e morì (1570) dopo avere realizzato un intenso apostolato. Bisogna tuttavia attendere fino al 1533 perché si possa parlare di una missione agostiniana in gruppo. Il 7.6. di tale anno, giunsero alla città di Messico sette A. della provincia di Castiglia (Spagna). Si dedicarono in seguito a una intensa attività di evangelizzazione, costruendo molto presto sette conventi con la casa-madre nella capitale. Nel 1536, mentre già si trovava in Messico, entrò nell'Ordine il p. Alonso de la Vera Cruz, che contribuì moltissimo all'attività pastorale e culturale degli A. di Messico. Le autorità civili ed ecclesiastiche si valsero della loro opera nella fondazione dell'università pontificia e regia di Messico (1548), in cui insegnò per diversi anni lo stesso p. Alonso. Verso la metà del sec. XVI, il numero degli A. in Messico superava i 200, distribuiti in 42 conventi. Nel 1568 venne costituita la provincia indipendente da quella di Castiglia, con il titolo di SS. Nome di Gesù di Messico: essa si sviluppò a tal punto che, nel 1602, si costituì, separandosene, una nuova provincia nella regione di Michoacàn, con il titolo di s. Nicola da Tolentino di Michoacàn. L'opera degli A. in Messico fu molto brillante: può essere rilevata ancora oggi nei monumenti che si conservano di quell'epoca, soprattutto chiese e conventi. Attualmente (1972), continuano con sufficiente impulso le due province citate. Ben presto gli A. pervennero anche nel Perù, che diventò un grande centro di espansione per le missioni agostiniane in America latina. Nel 1549 vi giunse il p. Agostino della SS. Trinità; due anni più tardi, un gruppo di 12 agostiniani della provincia di Castiglia. Il primo convento agostiniano in Perù venne fondato a Lima nel 1551. Poco prima del 1575, i diversi conventi formavano una fiorente provincia indipendente da quella di Castiglia. Il collegio agostiniano di S. Ildefonso di Lima ottenne da Paolo V (1608) [col. 366] i privilegi delle università pontificie. Peruviano è l'illustre scrittore Fernando Valverde († dopo il 1657). La loro attività missionaria fu molto prospera. Attualmente, vi si tengono diverse missioni. Gli A. italiani lavorano a Chuquibambilla; i nordamericani della provincia di Chicago a Chulucanas. Dal principio del secolo, gli spagnoli della provincia delle Filippine mantengono le missioni del vicariato apostolico di Iquitos, già quasi totalmente evangelizzato, non senza grandi sacrifici, se si considera il clima amazzonico di quella regione. La provincia primitiva è tuttora in vita, benché sia stata affidata a quella delle Filippine per consentirne la restaurazione, dato che, nel secolo scorso, si era quasi completamente estinta. Dal Perù gli A. passarono molto presto all'Ecuador e successivamente in Colombia, Venezuela, Panama, Bolivia, Cile, Argentina settentrionale. Dal 1751 al 1785 - per un periodo che nessun altro ha mai più raggiunto finora - p. generale dell'Ordine (dal 1751 al 1753, vicario generale) fu il peruviano Francesco Saverio Vàzquez. Nel 1972 l'Ordine aveva missioni a Cafayate (Salta, Argentina) e a Tolé (Panamà). Nella città di Quito gli A. avevano una casa già nel 1573. La provincia di Ecuador venne costituita con il titolo di Quito o di S. Michele nel 1579 e poco dopo, nel 1586, venne fondata l'università pontificia e regia sotto il titolo di s. Fulgenzio. La provincia è tuttora esistente. Nel 1595, per desiderio di Filippo II, gli A. del Perù giunsero a Valparaiso (Cile). Nel 1627 venne eretta la provincia agostiniana del Cile, che nel 1629 era costituita di nove conventi. Il collegio agostiniano di Santiago, probabilmente, ottenne il titolo e i privilegi delle università pontificie da parte di Alessandro VII (1663). Nel 1601 venne fondata a Bogotà la provincia di Santa Fe o di Nostra Signora di Grazia. Innocenzo XII riconobbe nel 1694 come università pontificia il collegio agostiniano di Santa Fe di Bogotà. La provincia comprendeva il regno di Nuova Granata (Colombia-Venezuela). Nel 1663, in questo stesso regno, venne fondata la provincia di Nostra Signora della Candelaria, appartenente alla congregazione degli Scalzi o Recolletti di Spagna e Indie: la prima continua ancora oggi sotto la direzione della provincia delle Filippine, alla quale ne è stata affidata la restaurazione; la seconda passò a far parte del nuovo Ordine degli A. Recolletti (1912). Gli A. fondarono inoltre un convento a Cuba (1608) e in Guatemala (1610): al sec. XVII risale la prima fondazione di un convento dell'Ordine in Brasile. Nel sec. XVI, alcuni A. lavorarono pure in Honduras e Puerto Rico. Uno di costoro, il p. Diego da Salamanca, ottenne dal p. generale, Taddeo da Perugia, la facoltà di fondare una nuova provincia nel Puerto Rico, potendo portare con sé i religiosi che l'avessero desiderato; ma tutto rimase allo stadio di mero progetto e gli A. vi giunsero solo nel 1896. Gli A. svolsero un'attività apostolica notevole pure in territori passati sotto il dominio di nazioni europee non latine. Nel 1715, prefetto apostolico di Curaçao, Aruba, Bonaire, S. Eustaquio e S. Cristòbal era l'agostiniano Agostino Beltràn y Velasco, di Colombia, il quale divenne prefetto (1716) pure dell'isola di Sào Tomé. In Curaçao visse e lavorò inoltre il p. Francesco Romero, autore di un importante libro in difesa degli Indios: [col. 367] Llanto sagrado de la América Meridional, que busca alivio en los reales ojos de nuestro catòlico... Don Carlos Segundo, Rey de las Españas (Milano 1693). Gli A. passarono dal Messico nelle isole Filippine il 10.11.1542, però vi rimasero per pochissimo tempo, proseguendo il loro viaggio senza fondare missioni. Furono i primi religiosi a compiere il giro del mondo, rientrando in Messico nel 1549; lungo il viaggio, s'incontrarono con s. Francesco Saverio, che, in una lettera, li dichiara "uomini religiosi e veramente santi" (Epist. S. Fr. Xaverii, ed. Schurhammer-Wicki, I, Roma 1944, p. 343). Solo 20 anni più tardi, gli A si stabilirono nelle Filippine e furono i primi missionari permanenti del paese. Il 28.4.1565 sbarcarono nell'isola di Cebù i primi cinque, diretti dal p. Andrea de Urdaneta, ritenuto il migliore cosmonauta e cosmografo del suo tempo in Messico, donde erano partiti (21.11.1564). Nel 1575 venne eretta la provincia del SS. Nome di Gesù delle Filippine. Più tardi (1605) giunsero membri della congregazione degli Scalzi o Recolletti di Spagna e, nel 1621 veniva fondata la provincia di S. Nicola da Tolentino: la prima è tuttora in vita; la seconda passò al nuovo Ordine dei Recolletti (1912). Su richiesta del p. provinciale Diego de Herrera, diretta a Filippo II, a partire dal 1578 giunsero nelle Filippine missionari anche di altri Ordini. Gli A. tuttavia conservarono per secoli un posto di primo piano nell'evangelizzazione delle Filippine. Aprirono scuole e insegnarono non solo religione e lettere, ma anche nozioni tecniche; tracciarono strade; composero dizionari e grammatiche, catechismi e altri libri di pietà nelle varie lingue della popolazione filippina. Alla fine del sec. XIX, avevano la cura pastorale di oltre tre milioni e mezzo di anime.

3. Le missioni agostiniane in Africa vanno messe in relazione con l'influsso e l'espansione coloniale portoghese in quelle regioni. È molto probabile che, nei viaggi e nelle conquiste realizzati in Africa dagli inviati dei re del Portogallo, li accompagnassero di quando in quando A. portoghesi, in buone relazioni con la corte. Le prime notizie certe che possediamo a questo riguardo risalgono alla seconda metà del sec. XVI. Il 6.7.1554, nel concistoro celebrato da Giulio III, venne creato vescovo dell'isola di Sào Tomé l'agostiniano Gaspare Cão. Dallo stesso Gaspare apprendiamo che egli si imbarcò per São Tomé nel marzo 1556 e che vi rimase ininterrottamente fino al 1565; vi era giunto insieme con alcuni altri A.: due li destinò all'antico Congo. L'operosità del vesc. Gaspare è meritevole di elogio: dovette soffrire molte incomprensioni e si vide calunniato. Furono questi i motivi che lo costrinsero a tornare in Portogallo nel 1565; ma venne ben presto scagionato da tutte le accuse. Si trattenne tuttavia ancora in Portogallo fino al 1572, data in cui ritornò all'isola, dopo aver ottenuto dal re di Portogallo i mezzi necessari per la fondazione di un seminario che rispettasse le prescrizioni del Concilio di Trento. Il suo lavoro non si limitò all'isola di São Tomé: visitò pure l'isola del Principe e l'antico Congo, guadagnandosi la simpatia del re e dei suoi grandi. Morì a São Tomé il 17.2.1574. Con la sua scomparsa non cessarono le missioni agostiniane a São Tomé e nell'antico Congo. Egli stesso, quando fece ritorno nel 1572 alle sue missioni, [col. 368] portò con sé altri A., fondando per loro un convento; 12 missionari partirono in quell'anno dal Portogallo per tali missioni. Nel 1573, quando era provinciale Sebastiano Toscano, furono inviati 6 religiosi, su richiesta del re Sebastiano, nella regione che aveva come centro la città di S. Jorge da Mina. Due non raggiunsero la missione, poiché furono martirizzati dagli eretici Arrochelezes, mentre salivano sulla nave; gli altri compirono molto bene la loro missione. Pietro de Grava penetrò nel regno di Comané, ottenendo la pace tra il re e suo figlio, che battezzò insieme a cinque suoi fratelli; riuscì pure a portare la pace tra gli Abramûs e quelli di Comané. Di fronte alle buone informazioni che il re del Portogallo Sebastiano riceveva dal suo governatore, egli dispose, con una lettera del 1575, che fossero appunto gli A. del Portogallo a incaricarsi della conversione di tutta la costa della Guinea. Si tratta delle "parti di Guinea e di Mina, Angola, e Congo, e di tutti i maggiori luoghi della suddetta Costa di Guinea". L'ultimo accenno fatto dalla S. C. di Propaganda Fide alla possibilità di inviare una missione ulteriore di A. in Congo è del 2.4.1640; ma non se ne fece nulla. Tuttavia, durante questo tempo, l'Ordine agostiniano continuava a lavorare nel porto del Congo, dove, dipendente dal convento di Aspão, l'Ordine ebbe una propria chiesa: iniziata nel 1622, essa già non esisteva più nel 1738. Durante gli anni 1615-23, divenne vescovo di São Tomé l'agostiniano Pietro de Cunha Lobo. Prima che terminasse il sec. XVII, vennero restaurate le missioni dell'Ordine nell'isola di São Tomé e regioni vicine. Stavolta, però, non si interessava della missione la provincia, che continuava a lavorare in Africa attraverso la chiesa del porto del Congo, ma la congregazione dell'Osservanza scalza dello stesso Portogallo. Il suo primo invio di missionari a São Tomé venne fatto nel 1691. Nel 1699 lasciavano il Portogallo altri 13 A. destinati a Sao Tomé, Principe e Annobòn, regno di Darda, Oeri e Judà, luoghi del continente africano. I missionari giungevano alla loro destinazione passando attraverso Bahìa (Brasile), di dove proseguivano per la loro mèta. [col. 369] Nell'isola di São Tomé, essi lavorarono almeno dal 1691 al 1746 e, probabilmente durante il medesimo tempo, anche nell'isola di Principe. Stettero ad Annobòn sino al 1707 e nel regno di Oeri furono attivi per altri otto o nove anni. Vi furono diversi vescovi agostiniani dell'isola; l'ultimo fu Custodio de Santa Ana (1805-16). Altro campo di missione degli A. della provincia portoghese fu la costa dei regni di Melinde e Mombaça. A questa missione pervennero dalla città di Goa, in India, dove l'Ordine possedeva missioni fiorenti. I primi A. giunsero a Mombaça nel 1598; ancora nel 1632, essi continuavano a restare gli unici missionari della regione e del regno di Melinde. Il fatto più importante di questa missione fu il martirio di tre A., che lavoravano in quella località, e di molti altri cristiani: il martirio venne ordinato nel 1631 dal re di Melinde, D. Gerolamo Chingalia, quando apostatò dalla fede cristiana. La missione venne restaurata più tardi: appena il Portogallo riuscì a sottomettere la regione al proprio potere. L'ultimo priore del convento di Mombaça che conosciamo è il p. Antonio del Nascimento, nominato il 2.12.1729. Attualmente (1972) l'Ordine ha missioni in Nigeria. Il 22.1.1940 giunsero i primi agostiniani a Yola (Adamawa). Sono affidate all'Ordine due diocesi in questa missione: quella di Yola e quella di Maiduguri, appartenenti alla provincia irlandese. Un'altra missione è situata nel Congo-Kinshasa o Zaire e affidata alla provincia belga. I primi missionari partirono per il Congo il 1.7.1952; prestarono la loro opera inizialmente nel vicariato di Niangara, dove collaborarono con i Domenicani. Il 24.2.1958, Pio XII creava per loro la prefettura apostolica di Doruma, elevata a diocesi da Paolo VI (26.9.1967). L'Ordine, negli ultimi tempi, ha lavorato pure in Etiopia: nel piccolo centro di Bisidimo, la provincia agostiniana di Germania fondò un posto di missione; il primo missionario fu il p. Manuel Goller, che parti per l'Etiopia il 20.12.1958.

4. India orientale portoghese. Furono molto importanti queste missioni, che giunsero a creare una specie di "congregazione" o vicariato della provincia del Portogallo. Nel 1638 aveva 240 membri. Ebbe conventi in Cina, nelle coste orientali, a Monibaça, nell'isola di Zanzibar. I primi 12 missionari giunsero in India nel 1572. Già si è parlato delle loro fondazioni africane. È necessario tuttavia sottolineare che Mombaça stava nell'antica Etiopia orientale, oggi Kenya; il convento si estinse nel 1698. Si estendeva per l'Arabia: Mascate, Ormuz, Bandar Abbas sul litorale del golfo Persico, Queixome. L'attività in questa regione cessò nel 1647. In Iraq c'era il convento di Bàssora, estinto, come sembra, probabilmente verso il 1640. In Iran (Persia), se ne fondò uno nel 1602 a Ispahan: esso rimase in vita fino al 1747. In Russia se ne fondò uno nel territorio georgiano di Gori nel 1627: esso cessò l'attività nel 1649. Nel Pakistan occidentale venne fondato un convento a Tattà nel 1626. In India l'Ordine ebbe conventi in diversi luoghi, con centro principale Goa, il cui convento della Vergine di Grazia venne fondato nel 1573. Celebre fu il grande missionario, arciv. di Goa, p. Alessio Meneses: venne proposto dal re e preconizzato da Clemente VIII il 132.1595; nel 1612 passò alla dioc. di Braga in Portogallo (†1617). Grande fu la sua opera missionaria attraverso il [col. 370] sinodo di Diamper (1599); promosse instancabilmente l'attività dei Gesuiti e degli A. L'Ordine continuò in quelle regioni fino alla soppressione portoghese degli Ordini religiosi nel 1834. Nel Ceylon vennero fondati diversi conventi, tra i quali quello di Colombo. L'Ordine vi rimase fino alla soppressione portoghese. Nel Pakistan orientale (ora Bangla Desh), vi furono molti conventi fino alla data indicata. Conventi agostiniani furono avviati pure in Birmania, Siam, Malacca e Macao (Cina).

5. Cina e Giappone. Gli A. spagnoli tentarono molto presto, nel sec. XVI, di penetrare in Cina: più che le Filippine, essa era la loro meta. Lo vollero fare fin dal 1543. I primi missionari religiosi che compirono il giro del mondo, pensarono di penetrare pure in quell'impero. Il 12.6.1575 partirono per la Cina da Manila il p. Martino de Rada e il p. Gerolamo Marin, ambasciatori del governatore delle Filippine; tuttavia, non venne consentito loro di annunciare il Vangelo e allora abbandonarono il paese. Furono compiuti altri tentativi, che riuscirono soltanto nel 1680. I primi missionari furono i pp. Alvaro Benavente e Giovanni Nicola de Rivera, i quali, nel 1681, ottennero la prima casa a Kao-King-Fu; il p. Benavente fu il primo vicario apostolico della missione, che si attestò a Kiang-si. L'opera degli A. in quelle regioni fu feconda. L'ultimo missionario di questo periodo lasciò la Cina nel 1800: era il p. Giuseppe Segui, che più tardi divenne arciv. di Manila. Dopo un certo periodo, gli A. cercarono di ritornare in Cina: vi riuscirono nel 1879. [col. 371] I primi missionari furono i pp. Elia Suàrez e Agostino Villanueva, che si installarono definitivamente nel vicariato apostolico di Chang-teh e Hofu. Quest'ultima parte in seguito passò ai Passionisti. Nel 1931 il vicariato venne suddiviso ulteriormente in due prefetture: rimasero in tal modo il vicariato di Changteh, che nel 1946 fu elevato a diocesi, e le prefetture di Lichow e Yochow, affidate anch'esse agli A. Nel 1953 l'ultimo agostiniano europeo dovette abbandonare la Cina; rimasero tuttavia alcuni A. cinesi. Nel 1933 era stato martirizzato il p. Abilio Gallego. In Giappone erano riusciti a entrare molto prima (1602). Il p. Diego de Guevara e Eustasio Ortiz furono i fondatori delle missioni agostiniane in questa nazione; giunsero a Hirado il 12 agosto ed edificarono una chiesa a Bungo. Il vero organizzatore della missione fu il p. Fernando de Ayala, giuntovi nel 1605. Erano attivi nella regione di Nagasaki. Grande fu la loro opera, ma le persecuzioni la distrussero, facendo molti martiri: alcuni già sono stati beatificati. Nel 1637 vennero chiuse le dette missioni. Nel 1952 tornarono in Giappone, nella stessa regione, gli A. degli Stati Uniti.

6. Australia. Molti A. irlandesi vi hanno lavorato; il principale fu il p. Alipio Goold, primo arciv. di Melbourne (1847). Però fino al 1883 non viene fondata una missione dell'Ordine. Ciò avvenne quando fu costituito il vicariato apostolico di Cooktown nel nord del Queensland, dove gli A. giunsero nel gennaio del suddetto anno. Il suo primo vicario apostolico fu il p. J. Hutchinson (1883-97). Gli A. lavorarono con un impegno ammirevole; da quel gruppo promanò la provincia di Australia (1952). Nel 1941, il vicariato venne trasformato nella diocesi di Cairns.

Sulle missioni in genere: I. Rodrìguez, Bibliografia misional agustiniana, Valladolid 1958, pubblicata in ArchAg 49 (1955) -52 (1958); Missionalia Augustiniana 1-4 (1961-65). Sull'America latina in genere: B. Rano, Archivio Generale dell'Ordine di S. Agostino, in Guida delle fonti per la storia dell'America Latina, Città del Vaticano 1970, p. 361-72. Messico: J. de Grijalva, Cronica de la Orden de nuestro padre san Augustin en las provincias de Nueva España, Messico 1624 (rist. anastatica, Messico 1924); D. Basalenque, Historia de la Provincia de San Nicolàs de Tolentino de Michoacàn, Messico 1673 (rist., Messico 1886 e 1963); M. de Escobar, Americana Thebaida. Vitas Patrum de los religiosos hermitaños de N. P. San Augustin de la Provincia de San Nicolàs de Tolentino de Michoacàn (1729), Messico 1924; D. Gutiérrez, Provinciae Mexicanae origo et constitutio, in AnalAug 23 (1953-54) pp. 68-90; R. Richard, La "conquête spirituelle du Mexique, Parigi 1933 (trad. spagnola, Messico 1947); E. J. Burrus, The writings of Alonso de la Vera Cruz, 5 voll., Roma 1968-1972. Perù: Antonio de la Calancha, Crònica moralizada de la Orden de San Augustin en el Perù, Barcellona 1639; B. de Torres, Cronica de la provincia peruana del Orden, Lima 1657 (queste due ultime opere sono state ristampate dal p. M. Marino sotto il titolo: Crconicas agustinianas del Perù, 2 voll., Madrid 1973); C. Alonso, De ortu et progressu Vicariatus Apostolici Iquitosensis in regione Peruviana, in Missionalia Augustiniana 1 (1961) 27-29; A. Villarejo, Los Agustinos en el Perù y Bolivia, Lima 1965. Equatore: Oltre Calancha, o.c., cfr. E. Teràn, Guia explicativa de la Pinacoteca de cuadros artisticos y coloniales del convento de san Agustìn, precedida de las biografias del p. Basilio de Ribera y Miguel de Santiago, Quito 1950. Colombia-Venezuela: J. Pérez Gòmez, Apuntes històricos de las misiones agustinianas en Colombia, Bogotà 1924; F. Campo, Historia documentada de los Agustinos en Venezuela durante la epoca colonial, Caracas 1968; D. Mucientes, Centurias colombo-agustinas, Bogotà 1968. Cile: V. Maturana, Historia de los Agustinos en Chile, 2 voll., Santiago de Chile 1904. Filippine: J. de Medina, Historia de los sucesos de la Orden de nuestro gran padre san Agustìn en estas Islas Filipinas (scritto nel 1630), Manila 1893; Gaspar de San Agustìn, Conquistas de las Islas Filipinas, 2 vol., Madrid 1698, Valladolid 1890 (quest'ultimo vol. fu composto dal p. Casimiro Diaz con il materiale dell'altro); [col. 372] A. M. de Castro, Misioneros Agustinos en el Extremo Oriente, 1565-1780 ("Osario venerable"), ed. M. Merino, Madrid 1954; T. Aparicio Lopez, Misioneros y colonizadores Agustinos en Filipinas, Valladolid 1965; I. Rodriguez, Historia de la Provincia agustiniana del S.mo Nombre de Jesùs de Filipinas, Manila 1965 (in corso di pubblicazione: sono usciti finora 6 voll.). Giappone: Oltre i voll. indicati nella sezione Filippine, cfr. J. Sicardo, Cristiandad del Japon, Madrid 1698; A. Hartmann, The Augustinians in seventeenth Century Japan, Marilake, King City (Ontario) 1965 [estratto di AugustLov 14-15, (1964-65)]. Missioni portoghesi (Africa, India ecc.): Breve relaçao das christiandades que os religiosos de nosso padre sancto Agostinho tem a sua conta nas partes do Oriente, Lisbona 1630; G. Erce Osaba, Misiones luso-hispanas. Los Agustinos descalzos en Santo Tomé (Guinea Portuguesa), in España Misionera 8 (1951) pp. 62-75; A. da Silva Rego, Documentação para a historia das missões do Padroado português do Oriente, XI-XII, Lisbona 1955-8; C. Alonso, Misiones de la Orden de San Agustìn en Congo, Costa de Oro y Nigeria, in ArchAg 54 (1960) pp. 7-28; Id., Synopsis conventuum Congregationis missionariae antiquae Indiae Orientalis Lusitaniae saec. XVI-XIX, in Missionalia Augustiniana 2 (1962) pp. 2-8; Id., Los mandeos y las misiones catolicas en la primera mitad del siglo XVII, Roma 1967; Felix de Jesus, Chronica da Orden de santo Agostinho nas Indias Orientais, ed A. Hartmann, in AnalAug 30 (1967) pp. 5-147; G. Freeman-Grenville, The martyrs of Mombasa, 1631, in African ecclesiastical review (ott. 1967) pp. 353-364; E. R. Hambye, Christianity in Bengal, in Indian ecclesiastical studies 9 (1970) pp. 39-53; A. Hartmann, William of st. Augustine and his time, in AugustLov 20 (1970) pp. 181-234, 580-636; T. Aparicio Lòpez, Expansion de la Orden de San Agustìn por la India, in Missionalia Hispanica 28 (1971) pp. 265-322; 29 (1972) pp. 5-60; R. Gulbenkian, L'ambassade en Perse de Luis Pereira de Lacerdo et des pères portugais de l'Ordre de Saint-Augustin, Belchior dos Anjos et Guilherme de Santo Agostinho, 1604-1605, Lisbona 1972. Cina: B. Martinez, Historia de las Misiones Agustinianas en China, Madrid 1918; M. Ares, Las Misiones agustunianas en China, in ArchAg 51(1957) - 53 (1959); C. Alonso, Missionarii Augustinenses in Sinis, in Missionalia Augustiniana 1 (1961) pp. 2-4. Australia: R. V. Shulher, Missiones augustinianae in Australia, in Missionalia Augustiniana 3 (1963) pp. 17-24; Augustinian Mission in North-queensland (1883-1943), ivi 4 (1965) pp. 37-50. Sulle missioni dell'Ordine esistenti nel 1956: cfr. AugustLov 6 (1956) pp. 749-847.

X. TERZIARI E CINTURATI

Come si è detto nella sezione IV (struttura e governo dell'Ordine), i due ultimi gradi dell'Ordine sono costituiti dai Terziari e dai Cinturati.

1. I Terziari. I Terziari sono stati chiamati spesso con questo nome. Tuttavia il nome tecnico fin dal medio evo fu "fratelli e sorelle della penitenza dell'Ordine degli eremiti di Sant'Agostino" (titolo della Regola). Vennero pure chiamati "mantellati" a causa del mantello che indossavano, e le donne venivano denominate molto spesso "beate". Erano utilizzati pure altri nomi, come pinzochere, bizzochere, beghine, oblati, ecc. Nella legislazione attuale dell'Ordine vengono denominati "fraternità" religiose o secolari, a seconda che si tratti di terziari religiosi o secolari. Se le "fraternità" religiose formano delle congregazioni, si suole usare la terminologia "congregazioni di vita apostolica". Ai membri delle fraternità secolari viene conferito oggi il titolo di A. secolari (cfr. Costituzioni O.S.A., c. III, n. 44-9). Circa l'origine del Terz'ordine agostiniano è stato ripetuto spesso che esso venne fondato con la bolla In sinu Sedis Apostolicae di Bonifacio IX. A questa bolla sono state attribuite diverse datazioni, in realtà venne datata il 7.11.1399. Essa è molto importante per il Terz'ordine agostiniano; tuttavia non segnala la data di fondazione: ne suppone espressamente l'esistenza (cfr. L. Empoli, Bullarium, Roma 1628, p. 54). La bolla concede agli A. la possibilità di ricevere donne in qualità di "mantellate" o "pinzochere" nella maniera in cui lo facevano Francescani e Domenicani. Esse potevano indossare l'abito regolare e osservare la regola dell'Ordine agostiniano. [col. 373] Il Papa concede loro inoltre il privilegio della esenzione, cosi come tutte le immunità, le libertà, le indulgenze e qualsiasi altro privilegio che siano stati o che verranno concessi in futuro dai Papi all'Ordine agostiniano. Quello che Bonifacio IX aveva concesso per le donne, venne accordato agli uomini da Paolo II il 31.8.1470, con la bolla Exposcit vestrae devotionis (cfr. L. Empoli, ivi, p. 275s). Come è possibile rilevare in questa bolla, la parte principale della concessione sia di Bonifacio IX che di Paolo II consisteva nella possibilità di indossare l'abito regolare e di usufruire di tutti i privilegi indicati. L'origine del Terz'ordine agostiniano risale al sec. XIII. Una determinazione del capitolo generale di Napoli (1300) indica la sua esistenza moltiplicata a tal punto che vi erano A. che ricevevano in esso delle donne con eccessiva facilità: "Poiché a causa di una imprudente attività e sollecitudine di nostri fratelli - dicono gli atti capitolari - vengono ricevute per l'oblazione o per l'abito religioso alcune donne..., ordiniamo che nessun frate del nostro Ordine, sia egli suddito o priore, riceva alcuna bizzochera o beghina nel nostro Ordine... senza la licenza del priore provinciale o del vicario del p. generale, e non la concedano né essi stessi ricevano tali donne senza il maturo e deliberato consiglio dei padri gravi della provincia" (AnalAug 3 [1909-10] p. 17s). Indubbiamente possiamo considerare gli atti di oblazione come l'origine del Terz'ordine. Se ne conoscono diversi casi in varie regioni già nei giorni stessi della formazione dell'Ordine. I cosiddetti conversi, che erano diversi dai frati laici (fratres laici) fino al secolo XVI e che facevano una promessa di obbedienza, povertà e castità al priore della casa, possono essere considerati in questa linea (cfr. I. Aràmburu, Las primitivas Constituciones de los Agustinos, Valladolid 1966, c. XVIII, n. 123, p. 62). La Regola del Terz'ordine agostiniano era quella stessa di tutto l'Ordine, con alcune modifiche. L'esemplare più antico che si conosca è quello pubblicato a Roma nel 1479 dall'agostiniano Paolo Olmi da Bergamo, annesso al suo libro Libellus de apologia religionis fratrum heremitarum Ordinis sancti Augustini unitamente ad altre opere. Porta il titolo di Regula fratrum et sororum de poenitentia sacri Ordinis heremitarum beati Augustini. Il p. Paolo Olmi la ritiene almeno del sec. XIV: del tempo della bolla di Bonifacio IX. La Regola si divide in 19 capitoletti. Descrive la vita del Terz'ordine, completando il testo primitivo della Regola di s. Agostino, della quale sopprime o accomoda quei punti che non interessano i terziari. Riporta pure il rituale dell'ammissione al noviziato e della professione. Si proibisce l'uscita dall'Ordine, a meno che sia per entrare in una delle religioni approvate di voti solenni (c. V). Il Terz'Ordine costituiva al medesimo tempo un motivo di apostolato degli A. e ne favoriva l'apostolato, agendo in un ambiente e in un modo secolari. Il suo fine e la sua spiritualità erano quelli dell'Ordine in generale adattati alla propria vita. Il 3.7.1490 papa Innocenzo VIII concesse ai membri del Terz'ordine agostiniano la facoltà di godere di tutti i privilegi e di tutte le grazie, anche se dopo aver assunto l'abito non lo portassero dietro licenza del priore locale, purché portassero sempre la cintura (cfr. AnalAug 10 [1921-22] p. 202). [col. 374] Vari membri cominciarono a condurre una vita di comunità, costituendo delle comunità religiose. Lo fecero in modo frequentissimo le donne. Di qui sorsero in seguito o vennero fondate congregazioni religiose di Agostiniane. Vennero incorporate formalmente all'Ordine con un decreto di ® aggregazione concesso dai pp. generali. Il primo caso fu quello delle ® Suore di S. Tommaso da Villanova (20.7.1683). Dal sec. XVIII cominciarono a chiedere l'aggregazione all'Ordine anche congregazioni nate fuori dell'Ordine. Il primo caso fu quello delle Suore Oblate Agostiniane del SS. Bambino Gesù il 12.11.1717 (® Agostiniane, suore). L'aggregazione venne concessa anche a congregazioni maschili. Tra queste, la maggiore è quella degli ® Agostiniani dell'Assunzione, aggregata formalmente con decreto del 25.3.1929. Essa era la conclusione di una serie di trattative volute e iniziate dal fondatore Emanuele d'® Alzon (†1880), allo scopo di unire la congregazione all'Ordine agostiniano, trattative non riuscite a motivo della opposizione da parte della S. C. dei Vescovi e Regolari, durante i pontificati di Pio IX e Leone XIII. (Cfr. la documentazione in AGA, Toar. Assumptionistae: la lettera Iam ab anno 1845, del 14.7.1879, con la quale il p. d'Alzon chiedeva formalmente la realizzazione della unione, venne pubblicata da B. Martinez in Casiciaco 17 [1963] pp. 120-121). Per l'aggregazione era necessaria l'accettazione della Regola di s. Agostino e della cintura, sintesi dell'abito agostiniano. Altri continuarono a vivere costituendo una fraternità, ma senza vivere in comunità. Questi portano il nome di terziari secolari. Generalmente coloro che vivevano in comunità emettevano voti semplici, ivi incluso quello di castità. Lo facevano pure vari di coloro che vivevano nelle loro case. A motivo del Concilio Lateranense V (1512-17) cominciarono a togliere loro alcuni privilegi. A loro volta cominciarono a trasformare frequentemente le loro fraternità in poco più di confraternite secolari per il loro tenore di vita, perdendo la propria forza spirituale ed apostolica. Tra i suoi membri ve ne sono stati vari illustri per la santità della loro vita: la b. Elena da Udine e Cristina detta di Spoleto, essendo morta in questa città, benché fosse nativa della provincia di Como. Morirono entrambe nel 1458. Nella prima parte del sec. XVII vari membri del Terz'ordine morirono martiri in Giappone, dopo aver intensamente collaborato alla evangelizzazione, unitamente ai missionari agostiniani. In Italia il 4.6.1828 moriva il ven. Giovanni Battista Josa, il cui processo di beatificazione è molto avanti. Membro del Terz'ordine fu Maria Kirvan, professa dal 18.1.1931, confondatrice e prima presidentessa della "Legione di Maria". Attualmente (1972) si sta cercando di rinnovarlo nelle sue migliori tradizioni e di aggiornarlo completamente. Nel 1955 ne facevano parte 17.000 persone.

2. I Cinturati o Società di Sant'Agostino (Associazioni) vennero fondati nel 1439 dall'agostiniano romano Cesareo Orsini. Il decreto di approvazione venne emanato dal Vicario generale del Papa a Roma il 14.8.1439, con il titolo Solet pastoralis sedes. Essi costituivano il quarto grado dell'Ordine. Era costituito da coloro che, continuando a imitare s. Agostino e a vivere sotto la sua protezione, non volevano far parte dell'Ordine agostiniano in nessuno degli altri tre rami. [col. 375-379] Soprattutto nei sec. XVI e XVII essi portarono pure il titolo di Società di Santa Monica. Il loro distintivo era la cintura. Alcuni hanno suggerito l'idea che i cinturati fossero i terziari che, in base al privilegio di Innocenzo VIII, potevano portare la sola cintura. L'affermazione è priva di qualsiasi valore. I terziari dovevano indossare l'abito e solo in seguito, con la licenza del priore locale, potevano portare la cintura senza l'abito. Invece i cinturati venivano inclusi in queste società, dando loro non l'abito, ma soltanto la cintura. "Quelle persone di ambo i sessi del quarto grado - dice Giulio II nel breve Prae caeteris del 2.7.1512, in cui ne limitava i privilegi - ai quali si è soliti conferire la cintura, usufruiscono solamente delle indulgenze". (L. da Empoli, Bullarium, p. 214). Finora i Cinturati agostiniani non avevano niente a che vedere con la Madonna della Consolazione. Nel 1575 il p. Simpliciano Torrini da Linara, OSA, unì alla società di S. Agostino o Cinturati esistente in Bologna la Confraternita della Consolazione, che esisteva anch'essa presso la medesima chiesa di S. Giacomo Maggiore della detta città, poiché questa ultima aveva una vita scarsa e quasi tutti coloro che le appartenevano erano pure cinturati. Tale unione venne approvata dal priore generale Taddeo da Perugia. Tutto venne sanzionato con approvazione pontificia dal papa Gregorio XIII con l'Ad ea ex paternae del 15.6.1575. Allora la Società di S. Agostino di Bologna venne posta sotto il titolo e il patrocinio della Madonna della Consolazione. Il Papa cominciò a concederle molte grazie e privilegi. L'anno 1576 la costituiva in Arciconfraternita con la facoltà di aggregare tutte quelle confraternite o quelle associazioni che lo chiedessero, quali che fossero il titolo o la classe di queste ultime. Con il breve Volentes del 12.11.1579 affidò esclusivamente al priore generale dell'Ordine la facoltà di emanare diplomi di aggregazione (cfr. L. da Empoli, Bullarium, p. 76s). Da allora a poco a poco si cominciò a seminare non poca confusione riguardo ai Cinturati. Varie società cominciarono a farsi aggregare all'arciconfraternita di Bologna, per guadagnarsi le indulgenze e ulteriori privilegi. Trascorso un po' di tempo, si giunse a identificare inconsciamente l'arciconfraternita bolognese con la Società di S. Agostino o dei Cinturati. A seguito delle concessioni fatte alla sezione di Bologna, la società dei Cinturati si estese moltissimo, impiantandosi generalmente sotto il modello di Bologna. Furono tante le indulgenze che i papi concessero in questo modo alla Cintura di S. Agostino, che Clemente X a Pietro d'Aragona, viceré spagnolo di Napoli e rappresentante della Spagna presso la S. Sede, che gli chiedeva indulgenze, rispose: "Prenda la cintura di S. Agostino, che le ha tutte". E così egli fece al suo ritorno a Napoli. Il suo raggio di azione si estese in tutti i territori sui quali lavoravano gli A. e anche oltre. Lo stesso Gregorio XIII volle divenirne membro, insieme a vari cardinali. Ne fu membro il celebre Don Giovanni d'Austria, che tanta fama ottenne con la vittoria di Lepanto. Un altro membro molto illustre fu Don Pedro ® Poveda, martirizzato nella guerra spagnola del 1936-39, fondatore della ® Istituzione Teresiana. Anche a questo movimento successe la stessa cosa che al Terz'ordine agostiniano, con la riduzione della sua attività a quella di una semplice confraternita. [col. 380] Recentemente sono stati promossi diversi esperimenti per tentare di aggiornarlo facendolo tornare al suo ideale iniziale e secondo le esigenze del presente.

Regula fratrum et sororum de poenitentia sacri Ordinis heremitarum beati Augustini, Roma 1479: la precedono e la seguono diversi documenti pontifici; B. Sauvé, Etablissement du tiers-ordre de saint Augustin et la conduite assurée des fidèles qui y sont associés, Parigi 1684; L. Marotte, Regula tertii Ordinis S. P. Augustini in tres partes divisa, Gante 1709; Juan de la Cruz, Discurso theologico del estado, profesiòn, obligaciones, privilegios de los hermanos terceros o mantellatos del Orden de Recoletos descalços de N.P.S. Agustìn, Salamanca 1711; José de San Antonio, Iman espiritual ... da Terceira Orden Augustiniana, Lisbona 1726; G. Michele Cavalieri, La sacra cintura, Milano 1737; M. Zorita, Sobre el rezo y el oficio de N.tra S.ra de la Consolaciòn y Correa y sus lecciones del 2° nocturno, in ArchAg 42 (1934) pp. 335-52; 43 (1935) 182-96; E. Esteban, De tertio Ordine Ordinis eremitarum S. Augustini..., Roma 1923; P. Martinez Vélez, La correa de la Virgen, de Santa Mònica y San Agustìn en la leyenda, la historia y el culto, in ArchAg 40 (1933) pp. 230-41; 358-77; cfr. inoltre Casiciaco, Valladolid, ottobre 1955: numero straordinario dedicato al Terz'ordine agostiniano e altre associazioni agostiniane; S. De Angelis, De tertio Ordine Eremitarum S. Agustini, in De fidelium assaciationibus, I, Napoli 1959, pp. 195-205; R. M. Cancio, La Orden Tercera Secular de San Agustìn, in Las Ordenes Terceras Seculares, L'Avana-Avila 1961, pp. 196-216.

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CONGREGAZIONI CHE FANNO PARTE DELL'ORDINE AGOSTINIANO

1. Congregazioni maschili

1. Piccoli Fratelli dell'Assunzione

Sede della casa generalizia: Béni (Zaire) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 3. 3.1954

2. Fratelli Terziari Agostiniani di Binisalem

Sede della casa generalizia: Binisalem (Maiorca, Spagna) - Data dell'aggreg. all'Ordine: 19.4.1861

3. Missionari dcl Verbo Incarnato

Sede della casa generalizia: Coutras (Gironda, Francia) - Data dell'aggreg. all'Ordine: 5.12.1898

4. Fratelli di Sant'Agostino del Santissimo Sacramento

Sede della casa generalizia: Iwonicz (Polonia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 5. 9.1908

5. Fratelli Alessiani o Celliti di Neuss

Sede della casa gen.: Neuss a. Rhein (Kòln, Germania) - Data dell'aggreg. all'Ordine: 25. 3.1959

6. Assunzionisti o Agostiniani dell'Assunzione

Sede della casa generalizia: Roma (Italia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 25. 3.1929

7. Fratelli Alessiani o Celliti di Aquisgrana

Sede della casa gen.: Signal Mountain (Tennessee, U.S.A.) - Data dell'aggreg. all'Ordine: 22. 3.1927

8. Fratelli della Misericordia di Maria Ausiliatrice

Sede della casa generalizia: Trier (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 2. 7.1930

2. Congregazioni femminili

9. Suore di Nostra Signora delle Grazie, dette di S. Tommaso da Villanova

Sede della casa generalizia: Aix-en-Provence (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 1807

10. Piccolc Suore della Presentazione di Nostra Signora

Sede della casa generalizia: Béni (Zaire) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 15.12.1949

11. Agostiniane di S. Monica

Sede della casa generalizia: Hilversum (Olanda) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 1934

12. Suore di S. Monica

Sede della casa generalizia: Ingelheim (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 10.10.1964

13. Agostiniane di Polonia

Sede della casa generalizia: Krakòv (Polonia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 25. 7.1969

14. Agostiniane figlie del SS. Salvatore

Sede della casa generalizia: Lima (Perù) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 31. 3.1927

15. Agostiniane di Lucca

Sede della casa generalizia: Lucca (Italia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 9.7.1920

16. Agostiniane Missionarie

Sede della casa generalizia: Madrid (Spagna) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 26.10.1892

17. Agostiniane del Soccorso

Sede della casa generalizia: México (Messico) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 12.12.1947

18. Agostiniane Suore dell'Aiuto

Sede della casa gen.: Palma de Mallorca (Spagna) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 17. 1.1859

19. Suore di S. Tommaso da Villanova

Sede della casa generalizia: Parigi (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 20. 7.1683

20. Agostiniane Riparatrici

Sede della casa generalizia: Piano di Sorrento (NA) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 1. 2.1933

21. Suore di S. Giovanna d'Arco

Sede della casa generalizia: Québec (Canada) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 24. 6.1930

22. Agostiniane Serve di Gesù e Maria

Sede della casa generalizia: Roma (Italia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 20. 4.1853

23. Agostiniane della Ss.ma Annunziata

Sede della casa generalizia: S. Giovanni Valdarno (AR) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 1954

24. Agostiniane delle Filippine

Sede della casa generalizia: San Juan (Filippine) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 31. 5.1902

25. Agostiniane dell'insegnamento

Sede della casa generalizia: San Luis Potosì (Messico) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 24.10.1964

26. Oranti dell'Assunzione

Sede della casa generalizia: Sceaux (Seine, Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 10. 9.1929

27. Suore di S. Rita

Sede della casa generalizia: Würzburg (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 8.12.1936

3. Congregazioni femminili integrate nell'Ordine in tempo successivo alla loro origine

28. Agostiniane di Cristo

Sede della casa generalizia: Aachen (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 4.11.1911

29. Agostiniane del Sacro Cuore di Abbeville

Sede della casa generalizia: Abbeville (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 28. 6.1879

30. Agostiniane del Sacro Cuore di Maria di Angers

Sede della casa generalizia: Angers (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 31. 3.1920

31. Agostiniane Suore Nere di Anversa

Sede della casa generalizia: Antwerpen (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 26.12.1927

32. Suore di S. Edvige

Sede della casa generalizia: Berlin-Wansee (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 25. 3.1959

33. Suore di Carità di Nostra Signora della Buona Speranza

Sede della casa generalizia: Binche (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

34. Agostiniane Suore Nere di Brugge

Sede della casa generalizia: Brugge (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

35. Figlie di Nostra Signora delle Missioni

Sede della casa generalizia: Castelgandolfo (Roma) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 1. 3.1888

36. Agostiniane Ospedaliere di St. Louans

Sede della casa generalizia: Chinon (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 13.11.1969

37. Agostiniane Suore Nere di Dendermonde

Sede della casa generalizia: Dendermonde (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

38. Agostiniane Suore Nere di Diksmuide

Sede della casa generalizia: Diksmuide (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

39. Cellite di S. Gertrude

Sede della casa generalizia: Düren (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 25. 4.1931

40. Agostiniane Ospedaliere di Ekeren

Sede della casa generalizia: Ekeren (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

41. Agostiniane Suore Nere di Enghien

Sede della casa generalizia: Enghien (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

42. Agostiniane Suore Nere di Gent

Sede della casa generalizia: Gent (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 11. 9.1951

43. Agostiniane Suore Nere di Halle

Sede della casa generalizia: Halle (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 26.12.1927

44. Agostiniane della Misericordia

Sede della casa generalizia: Heemstede (Olanda) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 23. 2.1929

 

45. Agostiriiane Suore Nere di Ieper

Sede della casa generalizia: Ieper (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

46. Oblate Espiatrici del Santissimo Sacramento

Sede della casa gen.: Iquique (Cile) ora a Santiago - Data dell'aggregazione all'Ordine: 30.10.1914

47. Suore dello Spirito Santo

Sede della casa generalizia: Koblenz (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 12.12.1950

48. Cellite secondo la Regola di s. Agostino

Sede della casa generalizia: Köln (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 15. 3.1951

49. Agostiniane Cellite di Colonia

Sede della casa gen.: Köln-Lindenthal (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 26. 4.1952

50. Cellite di S. Maria

Sede della casa gen.: Köln-Weidenpesch (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 1. 1.1921

51. Agostiniane di Nostra Signora della Consolazione

Sede della casa generalizia: Le Bouscat (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 13. 1.1914

52. Figlie del Sacro Cuore di Maria, dette della Provvidenza

Sede della casa generalizia: Le Mans (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 1.1853

53. Agostiniane Ospedaliere di Lovanio

Sede della casa generalizia: Leuven (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 3.10.1930

54. Agostiniane Suore Nere di Lovanio

Sede della casa generalizia: Leuven (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 26.12.1927

55. Agostiniarze Suore Nere di Lier

Sede della casa generalizia: Lier (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 26.12.1927

56. Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù

Sede della casa generalizia: Lima (Perù) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 24. 8.1931

57. Concezioniste Missionarie dell'insegnamento

Sede della casa generalizia: Madrid (Spagna) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 17. 1.1910

58. Ospedaliere di S. Agostino

Sede della casa generalizia: Marseille (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 30. 1.1968

59. Agostiniane di Meaux

Sede della casa generalizia: Meaux (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 10. 6.1962

60. Agostiniane Suore Nere di Mechelen

Sede della casa generalizia: Mechelen (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 26.12.1927

61. Religiose del Verbo Incarnato

Sede della casa generalizia: México (Messico) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 28. 1.1934

62. Povere Suore di Mons

Sede della casa generalizia: Mons (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

63. Figlie di S. Elisabetta

Sede della casa generalizia: Mons (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

64. Agostiniane Suore Nere di Mons

Sede della casa generalizia: Mons (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

65. Agostiniane della Carità di Nostra Signora

Sede della casa generalizia: Montbrison (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 28. 2.1971

66. Agostiniane Suore della Misericordia

Sede della casa generalizia: Neuss (Germania) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 10. 5.1928

67. Agostiniane Suore Nere di Oudenaarde

Sede della casa generalizia: Oudenaarde (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 27. 7.1930

68. Agostiniane di S. Rita

Sede della casa generalizia: Palmi (RC) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 25.10.1910

69. Agostiniane del Sacro Cuore di Parigi

Sede della casa generalizia: Parigi (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 10. 1.1964

70. Agostiniane dell'Hôtel-Dieu di Parigi

Sede della casa generalizia: Parigi (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 29.11.1936

71. Oblate dell'Assunzione Suore Missionarie

Sede della casa generalizia: Parigi (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 10. 9.1929

72. Piccole Suore dell'Assunzione

Sede della casa generalizia: Parigi (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 14. 6.1913

73. Suore dell'Assunzione

Sede della casa generalizia: Parigi (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 8. 6.1866

74. Agostirziane di Poschiavo

Sede della casa generalizia: Poschiavo (Svizzera) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 15. 8.1965

75. Suore del Divino Amore

Sede della casa generalizia: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 8.1906

76. Agostiniane Figlie del Crocifisso

Sede della casa generalizia: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 10. 10.1898

77. Suore di Maria Immacolata

Sede della casa generalizia: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 28. 8.1952

78. Oblate del SS. Bambino Gesù

Sede della casa gen.: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 12.11.1717 - Rinnovata: 19. 3.1928

79. Serve di Maria Ministre degli Infermi

Sede della casa generalizia: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 29. 5.1897

80. Missionarie Serve di S. Giuseppe

Sede della casa generalizia: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 4. 6.1930

81. Suore di carità di N. S. del Buono e Perpetuo Soccorso

Sede della casa generalizia: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 12. 9.1910

82. Povere Suore Scolastiche di Nostra Signora

Sede della casa generalizia: Roma - Data dell'aggregazione all'Ordine: 19. 3.1935

83. Figlie di S. Giuseppe, Protettrici della Infanzia

Sede della casa generalizia: Santiago de Chile (Cile) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 8. 9.1908

84. Agostiniane Suore Nere di Sint-Truiden

Sede della casa generalizia: Sint Truiden (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

85. Agostiniane Suore Nere di Tournai

Sede della casa generalizia: Tournai (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

86. Suore del Sacro Cuore di Maria di Vendôme

Sede della casa generalizia: Vendôme (Francia) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 4.12.1899

87. Agostiniane Suore Nere di Veurne Westol

Sede della casa generalizia: Veurne Westol (Belgio) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 7. 3.1928

Suore dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria

Sede della casa gen.: Woodford Bridge (Inghilt.) - Data dell'aggregazione all'Ordine: 9. 2.1906

N.B. - Dal 9.11.1971, le congregazioni segnate con i numeri: 30, 36, 51, 58, 59, 65, 69, 70, insieme con le Agostiniane del Preziosissimo Sangue di Arras (Francia), le Agostiniane dell'Immacolata Concezione di Cambrai (Saint-Amand-les-Eaux, Francia), le Agostiniane dell'Immacolata Concezione di Versailles (Versailles, Francia), formano la Federazione delle Suore Agostiniane (Francia), approvata dalla S. Sede nella medesima data. Dal 19.1.1973 e dal 10.5.1973, fanno parte della stessa federazione rispettivamente le congregazioni delle Suore dell'Assistenza Materna (Parigi) e le Religiose del Santo Nome di Gesù (Marsiglia).

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Diamo qui una bibliografia a carattere generale, per completare quella dei singoli paragrafi.

Bibliografia di bibliografia: J. F. Ossinger, Bibliotheca augustiniana historica, critica et chronologica, Ingolstadt 1768; C. Hutter, Scriptores Ord. Eremitarum S. Augustini Germani, Belgae, Bohemi, Poloni et Hungari, In Revista Agostiniana 4 (1882) - 17 (1888); A. Bianco, Bibliotheca bibliographica augustiniana, Valladolid 1909: raccoglie i libri degli Agostiniani che si trovano nella biblioteca di Villadolid, una delle più ricche dell'Ordine; S. de Gregorio Vela, Ensayo de una biblioteca ibero-americana de la Orden de San Agustin, 8 voll., Madrid 1913-1931: manca il 4°, dedicato quasi tutto alla lettera L.; D. A. Perini, Bibliographia augustiniana: scriptores itali, Firenze 1931-38; A. Zumkeller, Manuskripte von Werken der Autoren des Augustiner-Eremitenordens in mitteleuropäischen Biblioteken, Würzburg 1966, pubblicato in AugustLov 11 (1961) - 16 (1966); E. Ypma, Les auteurs augustins français. Liste de leurs noms et de leurs ouvrages, ivi 18 (1968) e seguenti.

Sul diritto: L. Orsacchi da Empoli, Bullarium Ordinis Eremitarum Sancti Augustini, Roma 1628; Constitutiones apostolicae ad Ordinem fratrum Sancti Patris Augustini, quae post impressionem bullarii, vel repertae vel editae fuerunt, Lione 1680; J. Colinas, Compendio de las bulas concedidas a la Orden de Nuestro Padre San Agustin, Burgos 1757; AnalAug soprattutto il vol. 5.

Opere storiche: Enrico da Friemar, (scrive nel 1334), Tractatus de origine et progressu Ordinis fratrum eremitarum et de vero ac proprio titulo eiusdem, in AnalAug 4 (1911-12), edizione critica a cura di R. Arbesmann, in AugustLov 6 (1956) pp. 37-145; Giordano da Sassonia (scrive verso il 1357), Liber Vitasfratrum, ed. critica a cura di R. Arbesmann - W. Hümpfner, New York 1943; P. Olmi da Bergamo, Libellus de apologia religionis fratrum heremitarum Ordinis sancti Augustini, Roma 1479; Ambrogio Massari da Cori, Defensorium Ordinis, Chronica, etc., ivi 1481; J. Romàn, Chronica de la Orden de Ermitaños del glorioso padre sancto Augustìn, dividida en doce centurias, Salamanca 1569; G. Panfilo, Chronicon Ordinis fratrum eremitarum sancti Augustini, Roma 1581; C. Lancelotus, Vita sancti Augustini et catalogus de Provinciis et conventibus augustinianis, Parigi 1614; N. Crusen (Crusenius), Monasticon Augustinianum, Monaco 1623; T. de Herrera, Alphabetum augustinianum, 2 voll., Madrid 1644; L. Torelli, Secoli Agostiniani, 8 voll., Bologna 1659-86; A. Lubin, Orbis Augustinianus sive conventuum Ordinis... chorographica et topographica descriptio, Parigi 1672: il volume con le carte geografiche, Parigi 1659; A. M. Arpe, Pantheon Ordinis eremitarum sancti Augustini, aerea chronologica et crisi illustrata, Genova 1709; G. Lanteri, Postrema saeculi sex religionis augustinianae in quibus recensentur illustriores viri augustinenses qui sanctitate et doctrina floruerunt post magnam unionem... usque ad haec tempora, 3 voll., Tolentino 1858-60; Id., Nicolai Crusenii... pars tertia monastici augustiniani... cum additamentis, Tomus I... usque ad eumdem an. 1620, Valladolid 1890, pubblicato in Revista Agostiniana e in La ciudad de Dios; T. Lopez Bardòn, Monastici Augustiniani... Nicolai Crusenii continuatio atque ad illud additamenta sive Bibliotheca manualis augustiniana, vol. II, Valladolid 1903; vol. III, Valladolid 1916: il II arriva sino al 1700, e il III sino al 1800; L. Carbonero, Homenaje... al gran Padre... San Agustìn... fundador y patriarca de la Orden Agustiniana... en el XV centenario de su conversiòn, Madrid 1887 (interessante per la storia OSA); V. Maturana, Historia General de los Ermitaños de San Agostìn, Santiago de Cile 1912-13; [col. 381] A. Rodriguez de Prada, La Orden Agustiniana durante quince siglos, Pamplona 1927; M. Th. Disdier, Augustin (L'Ordre de Saint), in DHGE 5 (1931) pp. 498-601; A. C. De Romanis, L'Ordine Agostiniano, Firenze 1936; K. Elm, Neue Beiträge zur Geschichte des Augustiner-Eremitenordens im 13. und 14. Jahrhundert. Ein Forschungsberichts, in Archiv für Kulturgeschichte 42 (1960) pp. 357-87; B. van Luijk, Zur Geschichte des Augustiner-Eremitenordens (O.E.S.A.). Ergänzung eines Forschungsberichtes, ivi 44 (1962) pp. 130-34; B. Wild, Die Augustiner, Friburgo (Sv.) 1968; D. Gutiérrez, Historia de la Orden de San Agustìn, vol. II: Los Agustinos desde el protestantismo hasta la restauracion catolica, 1518-1648, Roma 1971: l'opera è redatta da diversi collaboratori, e sta per essere ultimato il primo volume; B. van Luijk, L'Ordine agostiniano e la riforma monastica, in AugustLov 18 (1968) - 22 (1972).

Per gli Ordini e congregazioni che hanno adottato la Regola di s. Agostino: L. Rodriguez, Relaciòn de Ordenes y Congregaciones que han adoptado la Regla de San Agustìn, in Casiciaco 17 (1963) pp. 338-43; 380-83; 418-22; 19 (1964) 67-71.

Si può trovare molto materiale sulla storia dell'Ordine agostiniano nelle seguenti riviste: La ciudad de Dios (già Revista Agostiniana) 1881-; Analecta Augustiniana 1905-; Archivo Agustiniano 1914-; Bollettino Storico Agostiniano 1924-1953; Augustiniana 1951-, con bollettini bibliografici, di tanto in tanto, sulla storia OSA; Revista Agustiniana de Espiritualidad 1960-. Cfr. anche queste altre riviste: Analecta Augustiniana Prov. Neerlandicae 1936-; Cor Unum (Würzburg) 1936-; The Tagastan (Washington) 1936-; Casiciaco (Valladolid) 1947-.